Diesel russo negli USA: 300mila tonnellate, prezzi fermi
Il primo lotto di gasolio russo ha preso la via degli Stati Uniti: 300mila tonnellate in cambio di un allentamento temporaneo delle sanzioni, con altre 500mila attese a novembre e 1 milione subito dopo. L'amministrazione Trump punta a raffreddare i prezzi del diesel, ma la scala dell'operazione è troppo piccola per spostare il mercato — e il fronte repubblicano al Congresso è già in rivolta.
L'accordo: 300mila tonnellate subito, poi 500mila e 1 milione
L'intesa, annunciata da Donald Trump il 9 ottobre 2026 su Truth Social dopo un colloquio con Vladimir Putin, prevede una fornitura iniziale russa di 300.000 tonnellate metriche di diesel verso il mercato americano e globale. Il presidente ha scritto che la Russia avrebbe "fornito immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato americano e globale".
A novembre l'accordo prevede altre 500.000 tonnellate, seguite da 1 milione di tonnellate nei mesi successivi. Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha dichiarato lunedì che entro la fine del 2026 la Russia potrebbe spingere le esportazioni di diesel tra 3 e 3,5 milioni di tonnellate al mese, avvicinandosi ai livelli precedenti alle disruption recenti — a condizione che raffinazione, logistica e requisiti interni lo consentano.
L'etichetta della prima tranche non è uniforme. Oil & Gas 360 indica "300.000 tonnellate metriche" in un articolo e "più di 300.000" in un altro, mentre Il Fatto Quotidiano parla di "300mila tonnellate di gasolio". Le testate convergono sul valore, ma non sull'arrotondamento.
Perché i prezzi del diesel non scenderanno: il calcolo
Il primo lotto da 300mila tonnellate equivale al 10% dei 3 milioni di tonnellate al mese che la Russia punta a esportare entro fine 2026 — calcolo sui valori forniti da Novak. Anche portando a termine l'intero programma (300mila + 500mila + 1 milione, cioè 1,8 milioni di tonnellate), la quota resterebbe intorno al 60% di un solo mese di export al target più basso, o al 51,4% al target più alto (1,8 milioni su 3,5 milioni).
La portata complessiva è inferiore a un mese di flusso potenziale russo. Pesano anche i vincoli già segnalati: capacità di raffinazione russa, logistica e restrizioni commerciali residue limitano la velocità con cui i volumi possono davvero raggiungere i compratori internazionali. Per le raffinerie statunitensi, un aumento dell'offerta internazionale di diesel può comprimere i margini di prodotto anche se il greggio resta relativamente caro.
La rivolta repubblicana al Senato: 7 firme e il disegno di legge Fitzpatrick
Un gruppo bipartisan di 7 senatori della Commissione esteri del Senato ha condannato l'accordo. "Il Congresso ha esplicitamente vietato le importazioni di energia dalla Russia nel 2022 per impedire che i dollari americani finanziassero la brutale guerra di Putin contro l'Ucraina", si legge nella dichiarazione diffusa domenica. "La decisione del presidente Trump di consentire l'importazione di gasolio russo negli Stati Uniti è in diretta contraddizione con tale legge."
I firmatari sono i democratici Jeanne Shaheen, Richard Blumenthal e Ron Wyden e i repubblicani Lisa Murkowski, Thom Tillis, Susan Collins e John Curtis. Il conteggio del gruppo è però incoerente: Il Fatto Quotidiano parla di "tre repubblicani" ma elenca quattro nomi.
Il deputato repubblicano Brian Fitzpatrick, co-presidente del Gruppo di sostegno all'Ucraina al Congresso, ha annunciato il "Ronald Reagan Peace Through Strength Act" per impedire la revoca unilaterale delle sanzioni sul petrolio russo. Il testo verrebbe portato al voto tramite petizione di scarico, che richiede 218 firme per avviare la procedura. "Verrà approvato a stragrande maggioranza", ha scritto Fitzpatrick. Il senatore repubblicano John Cornyn ha definito l'intesa un possibile beneficio per un avversario degli Stati Uniti.
Il Cremlino separa il dossier e l'Europa si spacca
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato martedì che l'accordo non è collegato alla posizione russa sui negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina. Mosca considera le esportazioni di petrolio una questione commerciale, non una concessione diplomatica. La precisazione arriva dopo indiscrezioni secondo cui funzionari americani vedevano l'intesa sul diesel come un possibile incentivo per riportare la Russia al tavolo.
La decisione americana ha aperto una crepa nell'alleanza occidentale. La responsabile della politica estera Ue Kaja Kallas si è opposta alla sospensione delle sanzioni sul diesel russo; Germania e Regno Unito hanno dichiarato che manterranno le proprie misure restrittive. Il primo ministro estone Kristen Michal ha parlato di "grave errore di valutazione", mentre la Finlandia ha definito la mossa "non una buona idea". Un'analisi attribuita al Global Times (12 ottobre 2026), riportata da Marx21, sostiene che l'episodio riveli una contraddizione strutturale: dopo aver guidato la campagna per tagliare l'energia russa, gli Stati Uniti introducono un'eccezione quando il proprio interesse lo richiede, mentre l'Europa continua a sopportarne i costi. È una tesi, non un dato.
L'implicazione operativa: tempi politici, non volumi
Per un operatore del settore, la rilevanza pratica è duplice. I 300mila tonnellate del primo lotto non spostano i prezzi in modo strutturale: secondo Oil & Gas 360, la pressione sul costo del carburante — che pesa su trasporti, agricoltura e industria pesante — resta legata al quadro mediorientale e alla capacità di raffinazione globale, mentre resta incerto il peso dell'intesa con Mosca. La variabile decisiva diventa la durata dell'allentamento sanzionatorio, oggi contestato al Congresso: senza certezza sui tempi, è plausibile che raffinerie e distributori non abbiano incentivo a ricostruire le scorte su questo flusso.
Resta il numero che misura meglio di ogni analisi la distanza tra annuncio politico ed effetto di mercato: 1,8 milioni di tonnellate in programma coprono meno di un mese di export potenziale russo al target indicato da Novak. È il vero misuratore di quanto l'accordo sia una leva sui prezzi o solo una mossa sul tavolo negoziale.