Il Brent ha toccato i 108 dollari al barile il 14 settembre 2026 dopo l'attacco con droni al gasdotto East-West dell'Arabia Saudita, che può sottrarre al mercato circa il 4% dell'offerta globale di greggio. Il dato che pesa più del picco è un altro: il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, ha petrolio sufficiente per 5-7 giorni di esportazioni. Con un cuscinetto così sottile, ogni nuova interruzione si trasmette ai prezzi quasi in tempo reale.
Al momento della scrittura il Brent è rientrato a 107,22 dollari, mentre il WTI scambiava a 102,66 dollari. Cinque giorni prima il Brent aveva rotto quota 100 per la prima volta in quasi due mesi: dal primo superamento ai 108 di oggi la variazione è di circa l'8%.
Il gasdotto East-West e il buco da 4% dell'offerta globale
L'impianto colpito ha una capacità di trasporto di 7 milioni di barili al giorno e la perdita potenziale equivale a circa il 4% del greggio che circola nel mondo. Non è un episodio isolato: le stazioni di pompaggio dello stesso gasdotto erano già state colpite da un attacco drone il 10 settembre, come avevamo riportato, e il controllo Houthi sull'area dello stretto di Bab el-Mandeb continua a estendersi.
Yanbu è il nodo critico. L'Arabia Saudita vi ha dirottato la gran parte delle esportazioni dopo la crisi di Hormuz, e ora il porto lavora con scorte contate: 5-7 giorni, secondo fonti citate da Reuters.
Il mercato prezza $108, ING resta a $80 per il quarto trimestre
La distanza tra prezzo di mercato e stime degli analisti è la misura più chiara dell'incertezza. I commodity strategist di ING, Warren Patterson e Ewa Manthey, mantengono una stima base di 80 dollari al barile per il quarto trimestre 2026: rispetto ai 108 toccati oggi, il mercato prezza il 35% in più del loro target (108 meno 80, diviso 80).
"The situation is fluid as we continue to see sizeable volumes of oil still moving through the Strait of Hormuz", scrivono i due strategist. La loro lettura: il greggio continua a passare da Hormuz in volumi consistenti, e questo può riassorbire lo shock.
La diplomazia si ferma, Trump parla di "tenere il petrolio"
Il tentativo di mediazione non ha retto. Il meeting che doveva tenersi il 14 settembre sotto l'egida dell'Oman è stato cancellato. Il presidente Donald Trump ha detto domenica che gli Stati Uniti potrebbero restare in Iran e "keep the oil like Venezuela", aggiungendo che i ricavi dal petrolio venezuelano hanno "paid for the war many times". Sulla benzina, la sua previsione è che i prezzi "drop like a rock" alla fine del conflitto.
Cosa cambia per chi compra carburante
Lo shock non è ancora nei numeri del greggio fisico, ma è già nel premio di rischio. Con 5-7 giorni di scorte a Yanbu, un secondo attacco ravvicinato non avrebbe margine di assorbimento. Il diesel statunitense, come avevamo riportato, ha toccato il record di 6 dollari al gallone nel settembre 2026: i prezzi finali si muovono prima che le scorte si esauriscano davvero.
Se la soglia di 80 dollari di ING regge, il rialzo attuale è un premio di guerra destinato a rientrare. Se non regge, il mercato ha già deciso che il rischio geopolitico non è temporaneo.