Raffinerie USA oltre il 95%: la corsa del diesel

Le raffinerie statunitensi hanno lavorato sopra il 95% della capacità da maggio a settembre 2026, un livello che in quella finestra stagionale mancava dal 1998. Il primato non nasce dalla corsa alla benzina estiva, ma dalla carenza globale di distillati — gasolio in testa — che ha trasformato il parco di raffinazione americano nel rubinetto di emergenza del mercato. Il punto è che questo rubinetto è più stretto di sette anni fa: la capacità installata è il 4% più piccola rispetto al 2019.

Il record: oltre il 95% tra maggio e settembre

Tra maggio e settembre 2026 le raffinerie statunitensi hanno lavorato a un utilizzo medio superiore al 95% della capacità. È il valore più alto per quella finestra stagionale dal 1998. Dal 1991 la media maggio-settembre si era fermata al 92%, mentre negli altri sette mesi dell'anno scende all'88%.

Il divario con il passato recente si legge meglio in punti percentuali che in percentuale: 3 punti sopra la norma stagionale maggio-settembre e 7 punti sopra la media degli altri sette mesi, che equivale a circa l'8% di intensità di lavorazione in più (7 su 88).

PeriodoUtilizzo medioRiferimento
Maggio-settembre 2026oltre 95%massimo dal 1998
Maggio-settembre dal 199192%media storica
Altri sette mesi dal 199188%media storica
Prime tre settimane di ottobre 2026in calo dai picchi estivisopra la media 2021-2025

La stagionalità normale racconta altro: le raffinerie USA tendono a spingere al massimo tra maggio e settembre per sostenere la benzina nel picco dei consumi estivi, mentre la domanda di distillati raggiunge il suo apice in autunno e inverno. Un'estate a pieno regime serve di norma ad accumulare scorte di gasolio prima delle manutenzioni e della stagione fredda. Nel 2026 questa sequenza si è rotta.

È il gasolio, non la benzina, a dettare i ritmi

Le lavorazioni record del 2026 non nascono dalla benzina ma dai distillati: l'offerta globale di carburanti raffinati è rimasta corta e la domanda internazionale di distillati statunitensi è salita, sostenendo i margini delle raffinerie.

Le cause della strettezza sono tre, e si sommano:

  • Secondo Oil & Gas 360, che riporta l'EIA, la raffinazione è calata in Russia, Cina e Medio Oriente, riducendo la disponibilità globale di distillati;
  • la guerra con l'Iran ha compresso i flussi e spinto i prezzi del gasolio su massimi record;
  • gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno tolto ulteriore capacità di trasformazione.

Il risultato si vede nei margini. I crack spread di distillati e jet fuel nel terzo trimestre 2026 sono risultati quasi tre volte i livelli di un anno prima, secondo un precedente rapporto EIA. Il segnale che conta per il mercato fisico è però un altro: a fine settembre 2026 le scorte statunitensi di distillati erano circa il 13% sotto la media stagionale quinquennale. Un'estate da record non è bastata a ricostruire i magazzini.

Raffineria petrolifera americana a pieno regime con torri di distillazione e cisterne, produzione di gasolio e diesel
Le raffinerie statunitensi lavorano oltre il 95% della capacità, con il diesel al centro della corsa globale.

Il paradosso della capacità: -4% dal 2019

La produzione totale delle raffinerie USA è risultata la più alta dal 2019, non un nuovo massimo storico: dal 2019 la capacità di raffinazione domestica si è ridotta del 4%. Il record di utilizzo misura quindi l'intensità dello sforzo, non la quantità assoluta di prodotto sfornata.

Il calcolo rende l'idea. È la ragione per cui un utilizzo da primato produce solo un output da record "relativo".

Ottobre: utilizzo in calo, ma sopra la media

Nelle prime tre settimane di ottobre 2026 l'utilizzo è sceso dai picchi estivi ma è rimasto sopra la media stagionale 2021–2025 (EIA).

Qui si annida il rischio. Le raffinerie hanno bisogno di ispezioni, fermate e sostituzioni di impianti per restare sicure e affidabili; un fermo non programmato diventa molto più pesante quando le scorte di prodotto sono già compresse. Con margini alti, ogni giorno di fermo costa; con scorte basse, costa anche al mercato.

Il conto lo pagano trasporti, agricoltura e cantieri

Il gasolio caro si trasmette lungo tutta la filiera: autotrasporto, imprese agricole, imprese di costruzione e attività industriali registrano costi operativi più alti. E c'è un secondo effetto, meno visibile: le raffinerie statunitensi competono tra domanda interna ed export, e i mercati esteri attraenti sostengono i profitti ma contribuiscono a mantenere tese le scorte nazionali.

Il 2027 dipende dallo Stretto di Hormuz

Secondo Oil & Gas 360, che riporta l'EIA, i margini del diesel si modereranno nel 2027 se il trasporto petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz tornerà normale e la raffinazione internazionale si riprenderà. Fino ad allora i quattro indicatori da tenere d'occhio restano i tassi di lavorazione, le scorte di distillati, la domanda di export e l'affidabilità degli impianti.

La questione centrale non è la disponibilità di greggio: è la capacità — e la tenuta — di trasformarlo in gasolio. Con un parco di raffinazione il 4% più piccolo del 2019, un fermo non programmato pesa di più quando le scorte sono già basse (Oil & Gas 360), con costi più alti per chi il gasolio lo consuma per lavorare.

Fonti

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