Stretto di Hormuz: Goldman Sachs stima il recupero al 70% dei flussi

Quattro giorni dopo il memorandum USA-Iran del 15 giugno, il traffico sullo Stretto di Hormuz resta anemico e il saldo energetico globale non torna in pareggio. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Goldman Sachs avvertirebbe che i flussi petroliferi potrebbero recuperare al massimo il 70% dei livelli pre-conflitto — una soglia che, se confermata, riscriverebbe piani di fornitura, noli e stoccaggi su scala mondiale.

I sovrapprezzi marittimi entrano nei contratti annuali

L'impatto sui mercati di trasporto è già strutturale. Maersk ha introdotto dal 25 marzo 2026 un Emergency Bunker Surcharge per recuperare i costi straordinari del carburante. Il CEO Vincent Clerc ha definito lo shock energetico «senza precedenti per dimensione, velocità e distorsioni create», quantificando il danno in circa 500 milioni di dollari al mese per il gruppo. Hapag-Lloyd ha introdotto un analogo Emergency Fuel Surcharge con costi aggiuntivi tra 50 e 60 milioni di euro alla settimana (tra 58 e 70 milioni di dollari): «naturalmente cerchiamo di trasferirlo a valle, come quando si va al distributore e si paga un prezzo più alto della benzina», ha dichiarato il CEO Rolf Habben Jansen.

Crisi dello Stretto di Hormuz e impatto sui flussi petroliferi globali
Nave cisterna petrolifera ripresa dall'alto durante la navigazione in oceano. Foto di DeLuca G su Pexels

Questi sovrapprezzi confluiranno nei contratti annuali il 1° luglio 2026 tramite il meccanismo BAF (Bunker Adjustment Factor). Per anticiparli, i caricatori hanno già accelerato i carichi: il porto di Los Angeles ha registrato 449.370 TEU importati a maggio — secondo livello mensile più alto mai rilevato, +26% rispetto a maggio 2025. Le aziende operano con orizzonti di pianificazione sempre più brevi, sfruttando ogni finestra disponibile prima dei rincari.

Abu Dhabi adatta la logistica, armatori in attesa

Sul fronte produttivo, Abu Dhabi ha ordinato ai compratori di caricare le petroliere dall'interno dello Stretto, adeguando la propria logistica alle condizioni operative correnti. Arabia Saudita ed Emirati preparano percorsi alternativi per aggirare il collo di bottiglia — una riorganizzazione che ridisegna la mappa logistica del greggio del Golfo. Gli armatori, intanto, preferiscono la cautela a qualsiasi corsa immediata.

Analisi: il 30% mancante non è un'anomalia transitoria

Sommando i costi aggiuntivi dichiarati da Maersk ($500M/mese) e Hapag-Lloyd (fino a $280M/mese, calcolando $70M/settimana × 4 settimane), l'impatto complessivo per il settore container supera già 780 milioni di dollari mensili — prima ancora che si quantifichi il greggio non ripristinato. Se la proiezione attribuita a Goldman Sachs al 70% trovasse conferma, quel 30% mancante non sarebbe una parentesi. I sovrapprezzi sono già incorporati nei contratti; il ridisegno logistico è in corso. Chi importa greggio dal Golfo non sta aspettando un ritorno alla normalità: sta pianificando per una normalità diversa.

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