Stretto di Hormuz: nuovi attacchi frenano i tanker e l’export di GNL

Il memorandum d'intesa firmato il 17 giugno tra Washington e Teheran era stato presentato come il passo che avrebbe normalizzato il traffico nello Stretto di Hormuz. Non è andata così: tra il 25 e il 28 giugno, una nuova sequenza di attacchi incrociati — un drone iraniano sulla portacontainer Ever Lovely, la risposta militare americana, poi l'assalto al petroliere M/T Kiku mentre trasportava oltre 2 milioni di barili di greggio — ha ridimostrato che il cessate il fuoco è operativo solo finché entrambe le parti decidono di rispettarlo. Il traffico di tanker, che aveva raggiunto il picco il 24 giugno, è già calato in modo significativo.

Il traffico di tanker rallenta dopo ogni ondata di attacchi

Lo Stretto di Hormuz è formalmente riaperto, ma opera in condizioni ancora lontane dalla normalità. La marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniana gestisce un sistema di quote giornaliere sui transiti; centinaia di navi restano bloccate nel Golfo; i premi assicurativi per il rischio bellico si mantengono molte volte sopra i livelli pre-guerra.

L'attacco di giovedì alla Ever Lovely ha spinto diversi armatori a sospendere i transiti in attesa di aggiornamenti sulla sicurezza del passaggio. Il CENTCOM americano ha poi chiarito la sequenza degli eventi: dopo i primi strike statunitensi in risposta all'attacco alla Ever Lovely, l'Iran ha scelto di violare il cessate il fuoco lanciando un drone kamikaze contro la M/T Kiku alle 4:30 ET di sabato mattina, mentre la nave transitava lo Stretto. Domenica sera le due parti hanno concordato una nuova pausa in attesa di colloqui previsti per questa settimana.

I produttori del Golfo caricano a passo forzato

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar continuano a spingere greggio e GNL fuori dai terminal del Golfo Persico nonostante la volatilità. Al porto saudita di Ras Tanura, quattro supertanker VLCC hanno caricato greggio dall'entrata in vigore del memorandum; uno ha già completato il transito di Hormuz ed è in rotta verso il Giappone. Le operazioni a Ras Tanura sono proseguite anche il giorno successivo a un incidente con elicottero — causa ancora ignota — che ha causato la morte di 14 persone nei pressi del porto domenica mattina.

Anche l'Iran ha riavviato i caricamenti dal terminale di Kharg Island: Washington ha sospeso le sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano, anche in dollari, fino al 21 agosto, e Teheran corre a sfruttare la finestra di 60 giorni. Emirates e Qatar inviano metaniere attraverso Hormuz in modalità oscura — senza trasmettere la posizione AIS — per ridurre l'esposizione agli attacchi; alcuni carichi hanno già completato il transito.

I flussi complessivi dal Golfo si sono riportati attorno al 75% dei livelli pre-guerra, abbastanza da portare il Brent intorno a 72 dollari al barile — in calo di oltre il 20% rispetto ai picchi a tre cifre registrati durante i mesi di chiusura — e il WTI vicino a 70 dollari.

Tensioni US-Iran nello Stretto di Hormuz impattano supply petrolio e GNL
Nave cargo nel Bosporo a Istanbul, uno dei principali corridoi marittimi mondiali. Foto di K su Pexels

Il Pakistan cerca GNL d'emergenza dopo il weekend di Hormuz

Il caso del Pakistan rende visibile quanto sia fragile questa normalizzazione parziale. Pakistan LNG, il gestore statale delle importazioni, ha emesso una «richiesta urgente» per un cargo GNL con consegna tra il 30 giugno e il 4 luglio, con le offerte da presentare entro il 29 giugno: tempi da gestione di crisi, non da approvvigionamento ordinario.

Il paese aveva già pagato il prezzo più alto della crisi di Hormuz tra marzo e aprile, quando nessuna metaniera riusciva a uscire dal Golfo Persico. Senza le forniture a lungo termine del Qatar — bloccate dalla guerra — il Pakistan ha affrontato interruzioni di corrente e razionamento del carburante. Il primo sollievo è giunto con il cargo della Seapeak Magellan, metaniera a bandiera danese partita dal terminal americano di Sabine Pass il 31 marzo e arrivata al Port Qasim il 30 aprile: il cargo non proveniva dal Medio Oriente, e la sua ricezione ha segnato la fine di quasi due mesi di emergenza energetica.

Il fine settimana di attacchi ha rimesso il paese in modalità emergenza, perché la rotta via Hormuz rimane un rischio concreto e gli importatori non hanno certezza su quando i loro carichi potranno transitare il collo di bottiglia.

Il mercato ha scontato la tregua; la supply chain no

C'è una divergenza che i dati mettono in luce con chiarezza: i mercati finanziari hanno già incorporato gran parte della de-escalation (Brent -20% dai picchi), ma la supply chain fisica racconta una storia diversa. Pakistan LNG emette bandi d'emergenza. Gli armatori sospendono i transiti dopo ogni nuovo attacco. Le metaniere navigano in modalità oscura. Il sistema di quote dei Guardiani della Rivoluzione è ancora operativo.

Alcuni danni sono ormai strutturali. ExxonMobil ha dichiarato che due dei suoi treni GNL in Qatar hanno subito danni durante i combattimenti del primo trimestre 2026, con una perdita di capacità pari a circa il 3% della produzione upstream dell'anno precedente e tempi di recupero stimati in fino a cinque anni. Che la tregua regga o no, queste conseguenze non scompariranno con la firma di un nuovo documento.

La divergenza tra prezzo e operatività reale crea un rischio asimmetrico: se gli attacchi si intensificassero prima dei colloqui di questa settimana, i mercati si troverebbero a dover riprezzare al rialzo da una posizione di partenza già piuttosto compiacente.

Fonti

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