Una petroliera è stata colpita in una nuova area di tensione in Medio Oriente, e i futures sul greggio hanno aperto in rialzo dopo gli attacchi tra Iran e Stati Uniti. L'escalation arriva in un momento in cui sembrava aprirsi una finestra negoziale per lo Stretto di Hormuz — e rimette in discussione quella fragile tregua.
La ripresa dei transiti di Hormuz di nuovo a rischio
Come avevamo riportato, dopo la riapertura dello stretto numerose petroliere avevano ripreso il transito nel Golfo Persico, con volumi di greggio iraniano in aumento rispetto all'inizio del conflitto. L'attacco colpisce esattamente quella ripresa: i mercati scontano ora il rischio concreto di nuove interruzioni alle forniture attraverso Hormuz.
Dal minimo recente, il greggio inverte la rotta
Il Brent aveva chiuso a 73 dollari al barile il 25 giugno, segnando un calo significativo rispetto ai massimi raggiunti durante il blocco dello stretto. Con i futures di nuovo in rialzo, il mercato torna a incorporare il premio di rischio geopolitico che si era progressivamente eroso con la distensione di giugno.
Se la spirale di attacchi dovesse proseguire, qualsiasi accordo di transito rischia di essere svuotato di efficacia prima della sua naturale scadenza. Per un mercato già reduce da mesi di volatilità, ogni escalation pesa doppio.