Hormuz bloccato: le raffinerie asiatiche comprano più greggio USA

Con lo Stretto di Hormuz ancora di fatto chiuso e i prezzi del petrolio avviati a chiudere la settimana in rialzo per l’incertezza sull’offerta, le raffinerie asiatiche stanno spostando gli acquisti di greggio verso gli Stati Uniti. In una sola settimana almeno quattro operatori tra Corea del Sud, Giappone e Taiwan hanno assicurato carichi americani, mentre le raffinerie indiane cercano altri 6 milioni di barili spot.

Le fonti concordano sulla direzione del mercato ma non sulla quantificazione: Oil & Gas 360 titola genericamente di “rialzo settimanale”, mentre OilPrice indica un rialzo settimanale del 4%. Al di là della percentuale, il segnale è una riallocazione strategica delle catene di approvvigionamento: meno dipendenza dal Medio Oriente, più esposizione ai costi logistici del greggio atlantico.

Gli acquisti nord-asiatici: chi compra greggio USA

Le operazioni segnalate venerdì 14 agosto mostrano un ventaglio di gradi e premi molto diversificato. I trader citati da Reuters indicano almeno quattro raffinerie asiatiche attive su carichi statunitensi.

AcquirenteGradoVolumeVenditoreConsegnaPremio
GS CaltexMars2 milioni di bariliShellnovembre13-14 dollari sopra Dubai
EneosWTI2 milioni di bariliTrafiguranovembreoltre 10 dollari sopra WTI ottobre
CPC CorpWTI2 milioni di barilivia tendernon indicata8-9 dollari sopra Dated Brent

Cosmo Energy Holdings ha acquistato Mars da Trafigura, ma il volume non è indicato nelle fonti. È il quarto acquirente nord-asiatico segnalato, ed è proprio la sua presenza a rendere il totale reale superiore alla somma dei soli volumi dichiarati.

L’India cerca altri 6 milioni di barili sul mercato spot

Secondo i documenti di gara citati da Reuters, le raffinerie statali indiane MRPL e HPCL hanno avviato tender spot per un volume combinato di 6 milioni di barili di greggio. La ricerca arriva mentre le consegne a termine sono limitate dalla crisi mediorientale e dal blocco dello Stretto di Hormuz. I volumi indiani si aggiungono ai carichi nord-asiatici di questa settimana.

Raffineria petrolifera moderna con torri di distillazione, impianto di lavorazione del greggio illuminato da luce naturale
I raffinatori asiatici diversificano l'approvvigionamento di petrolio greggio per mitigare i rischi delle rotte critiche.

Quanto pesano i premi sul costo dei carichi

I premi non sono direttamente confrontabili perché legati a benchmark diversi: Dubai, WTI e Dated Brent. Tuttavia, il costo monetario aggiuntivo può essere calcolato sui volumi dichiarati. Eneos paga un sovrapprezzo di almeno 20 milioni di dollari (2 milioni di barili × 10 dollari), GS Caltex tra 26 e 28 milioni (2 × 13-14) e CPC Corp tra 16 e 18 milioni (2 × 8-9).

Facendo il calcolo aggregato: sommando i tre premi minimi si ottengono 20 + 26 + 16 = 62 milioni di dollari; usando i valori alti di GS Caltex e CPC, e fermando Eneos al suo minimo contrattuale di 10 dollari, si arriva a 20 + 28 + 18 = 66 milioni. Poiché il premio di Eneos è indicato come “oltre 10 dollari”, entrambe le cifre vanno lette come soglie minime: il costo reale dei premi è superiore.

Questo extra-costo si collega a un altro dato presente nelle fonti: mercati dei carburanti rigidi e margini di raffinazione molto elevati. È questo margine che consente alle raffinerie di assorbire premi fino a 14 dollari al barile pur di mantenere gli impianti alimentati. In altri termini, il premio non è soltanto un costo logistico o speculativo: è il prezzo che gli operatori asiatici sono disposti a pagare per evitare il rischio di fermare le lavorazioni nel punto più fragile del commercio petrolifero mondiale.

Sommando i tre carichi con volumi noti si ottengono 6 milioni di barili. Aggiungendo la ricerca indiana da 6 milioni, il fabbisogno alternativo riportato nelle fonti sale ad almeno 12 milioni di barili. Poiché le fonti parlano di “almeno quattro” acquirenti nord-asiatici e il carico Mars di Cosmo Energy Holdings è segnalato senza volume, il dato dei 12 milioni è un minimo conservativo: il totale effettivo è più alto.

Il blocco di Hormuz non sta solo sostenendo i prezzi: sta ridisegnando la geografia degli approvvigionamenti. Accettare premi elevati per il greggio statunitense è il costo che le raffinerie asiatiche pagano per ridurre il rischio di restare senza barili nel punto più fragile del commercio petrolifero mondiale.

Fonti

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