La Russia raziona il carburante nella propria capitale. Dopo mesi di attacchi sistematici alle infrastrutture petrolifere, la produzione di benzina è crollata del 25% a giugno 2026, e i distributori di Mosca hanno introdotto limiti agli acquisti per i clienti. Una potenza che ha costruito la propria influenza globale sull'export di idrocarburi si trova ora a importare benzina dall'Asia.
La raffineria di Gazprom Neft: il colpo al cuore dell'approvvigionamento di Mosca
L'attacco ucraino alla raffineria di Gazprom Neft a Mosca ha eliminato fino al 40% dell'approvvigionamento di carburante della capitale. Sommando i danni all'impianto Taneco di Tatneft, i raid hanno rimosso complessivamente circa 600.000 barili al giorno di capacità di raffinazione. Il nodo non è la produzione di greggio: la Russia continua a estrarne milioni di barili ogni giorno. Il problema è a valle — raffinare quel greggio in benzina e diesel dopo che le infrastrutture di lavorazione sono state colpite ripetutamente.
Prezzi in rialzo da cinque settimane, acquisti contingentati ai distributori
Nei punti vendita di Rosneft, Lukoil, Tatneft e altri grandi operatori sono scattati i limiti agli acquisti per i clienti. I prezzi del carburante salgono da cinque settimane di fila, a un ritmo circa doppio rispetto all'inflazione generale. Il Cremlino ha risposto abbassando gli standard qualitativi dei carburanti, reindirizzando le forniture verso i consumatori prioritari e vietando le esportazioni di benzina fino alla fine di luglio 2026 per trattenere prodotto in patria. Nel frattempo, la Russia importa benzina attraverso i porti occidentali dall'Asia: una svolta strutturale per un paese che per decenni ha rifornito di idrocarburi mezzo mondo.
La vulnerabilità che i pozzi non possono correggere
Il caso russo mette in luce una frattura strutturale: la capacità estrattiva e quella di raffinazione sono vulnerabili in modo radicalmente diverso. Sottrarre 600.000 barili al giorno di lavorazione — la somma delle due raffinerie colpite — produce effetti immediati sul mercato interno, indipendentemente da quante estrazioni continuino. La riunione di crisi presieduta dal vice premier Alexander Novak per discutere la situazione del mercato domestico segnala che il governo federale non considera questo un problema congiunturale.
La campagna ucraina di colpire la raffinazione invece dell'estrazione ha trovato il punto di rottura di un sistema energetico che sembrava impenetrabile: non i pozzi, ma la catena tra greggio e pompa di benzina.