Accordo su Hormuz: l’Iran controllerà il traffico in entrata, greggio in ribasso

Il prezzo del greggio accelera la discesa mentre prende forma la bozza di accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz. La bozza di intesa attende ora la decisione della Guida Suprema Ali Khamenei, ma i pedaggi restano un nodo aperto. Il testo affida a Teheran il controllo delle navi mercantili in entrata nel Golfo Persico, scompaginando gli equilibri di una via d’acqua da cui passa circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e GNL.

La bozza dell’intesa: ingresso a pagamento sotto sorveglianza iraniana

La proposta negoziata da mediatori iraniani e omaniti, riferita in esclusiva dall’Associated Press, divide in due il traffico attraverso lo Stretto. Le petroliere e le metaniere dirette ai porti del Golfo navigherebbero in acque sotto il controllo dell’Iran; le esportazioni in uscita seguirebbero invece rotte amministrate dall’Oman. Lo schema rovescia la dinamica prebellica e introduce un meccanismo di pedaggio rimasto fino all’ultimo il principale nodo diplomatico: Teheran chiede il 5-7% del valore del carico per ogni transito in entrata, mentre l’Oman ha proposto una tariffa del 3%. L’amministrazione Trump ha respinto qualsiasi ipotesi che costringa le navi a pagare l’Iran per attraversare quello che prima del conflitto era un passaggio internazionale aperto.

Mercati in rosso: Brent sotto 80 dollari, WTI a picco del 10% in cinque sedute

I future sul Brent con scadenza a ottobre hanno ceduto lo 0,5% nella seduta di mercoledì 5 agosto, attestandosi a 79,00 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) con consegna a settembre ha perso lo 0,7% fermandosi a 75,27 dollari. Si tratta della terza giornata consecutiva di ribassi, dopo il tonfo del 5% registrato martedì da entrambi i benchmark. Il WTI ha accumulato una perdita del 10,5% in appena cinque sessioni, scivolando sotto il supporto tecnico di 80 dollari e aprendo la strada a un possibile test dei primi supporti a 73,50-72,80 dollari, secondo gli analisti di FX Empire. Goldman Sachs stima che il Brent resterà nel corridoio 80-90 dollari fino a quando non arriverà un accordo formale fra Stati Uniti e Iran oppure una nuova escalation su larga scala.

Al movimento hanno contribuito anche i dati sulle scorte americane diffusi dall’American Petroleum Institute: nella settimana conclusa il 31 luglio gli inventari di greggio sono aumentati di 2,69 milioni di barili, contro attese che indicavano una riduzione di circa 2 milioni. Il presidente Donald Trump, che nelle stesse ore ha definito i negoziati in corso “un’ultima possibilità” per l’Iran, ha discusso gli sforzi per abbassare la tensione con l’Emiro del Qatar, il cui governo ha confermato l’esistenza di una bozza di mediazione.

Petroliere e metaniere in transito nello Stretto di Hormuz, rotte del commercio del greggio in piena luce solare
Il controllo del traffico nello Stretto di Hormuz accelera la discesa del prezzo del greggio.

Traffico paralizzato e missili Houthi: i rischi dietro l’ottimismo

Martedì soltanto otto navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, secondo i dati Kpler. Prima dell’inizio della guerra, il 28 febbraio 2026, i transiti quotidiani oscillavano fra 130 e 140. Il collasso della libertà di navigazione non è ancora rientrato, e gli attacchi alle unità commerciali continuano a tenere i mercati in allerta. Gli Houthi hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro la petroliera saudita Wafa al largo di Yanbu, sul Mar Rosso, mentre una nave cargo indiana è affondata dopo essere stata colpita da un’imbarcazione carica di esplosivo al largo dello Yemen. Un’altra unità mercantile è stata attaccata nei pressi dello Stretto nella stessa giornata.

Il paradosso è che il greggio sta già scontando un accordo che non esiste ancora: il Brent, dopo aver toccato i 91 dollari a fine luglio, è rientrato attorno a quota 80 dollari mentre gli operatori prezzano una de-escalation, ma gli attacchi paralleli degli alleati regionali di Teheran restano fuori da ogni bozza.

Analisi: il pedaggio del 7% e il crollo del 94% del traffico

La paralisi di Hormuz ha compresso i transiti a poco più del 6% dei volumi prebellici. Anche se l’accordo venisse firmato domani, il pagamento di un balzello fra il 5 e il 7% del valore di ogni carico in entrata aggiungerebbe un costo fisso che i raffinatori asiatici, già costretti a deviare su greggio nigeriano e angolano, dovrebbero assorbire o trasferire sui consumatori. La trasformazione dello Stretto da passaggio libero a varco a pagamento rischia di diventare un dazio permanente sulla supply chain energetica globale, indipendentemente dalla riapertura formale delle rotte.

La vera incognita per i mercati non è soltanto il via libera della Guida Suprema iraniana, ma la capacità di fermare il fronte parallelo di attacchi Houthi che ha reso Hormuz un collo di bottiglia anche quando le diplomazie sembrano vicine a un compromesso.

Fonti

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.