Continental Resources porta il proprio playbook esplorativo in Venezuela. Il gruppo di Harold Hamm ha firmato mercoledì un memorandum d'intesa con la PDVSA per operare e sviluppare il blocco Ayacucho 2 nella Faja dell'Orinoco: è la prima incursione del maggiore produttore privato di oil & gas al mondo nel Paese sudamericano. Le poste, però, sono di altro ordine: l'area di circa 126.000 acri nello stato di Anzoátegui contiene una risorsa stimata di 30 miliardi di barili.
Ayacucho 2: 30 miliardi di barili e il 100% dell'interesse operativo
Il memorandum prevede che le due parti avanzino nelle prossime settimane verso un Contrato de Participación Productiva di lungo periodo. Una volta firmato, Continental opererà il blocco con il 100% dell'interesse operativo. L'amministratore delegato Doug Lawler ha definito Ayacucho 2 «una delle più significative opportunità di risorse nella storia quasi sessantennale di Continental»; il fondatore e presidente emerito Harold Hamm ha aggiunto che l'accordo porta l'azienda «a un livello interamente nuovo».
Chevron, l'accordo Trump e la raffica di intese
Continental non è sola. Chevron il 2 settembre ha impegnato più di 7 miliardi di dollari in cinque anni per raddoppiare la propria produzione in Orinoco fino a 600.000 barili al giorno, pochi giorni dopo l'annuncio dell'amministrazione Trump di un accordo di 25 anni su 17 giacimenti venezuelani con un target di 1,5 milioni di barili al giorno. Delcy Rodriguez, vicepresidente venezuelana, ha stimato che l'accordo possa generare più di 200 miliardi di dollari; il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di un investimento privato di breve termine vicino a 100 miliardi di dollari. Sempre mercoledì, la turca Çan2 Termik — tramite la controllata Minerosol Group — ha firmato con la PDVSA un accordo di 20 anni per il campo CEMA in Anzoátegui, con un piano da 381,7 milioni di dollari: riserve residue per 104,2 milioni di barili, 499,3 miliardi di piedi cubi di gas, produzione da portare da circa 400 a 9.865 barili al giorno.
Lette una accanto all'altra, le cifre dicono quanto l'ambizione superi la realtà attuale. I 600.000 barili al giorno di Chevron valgono da soli l'81% dei 742.000 barili che il Venezuela produce oggi (600.000/742.000 = 0,81); l'obiettivo di 1,5 milioni è pari a oltre il doppio della produzione nazionale. Misurato sulle sole riserve petrolifere, invece, il piano Minerosol vale circa 3,7 dollari per barile (381,7 milioni/104,2 milioni = 3,66).
L'analisi: cosa cambia davvero
Per Continental il salto non è solo geografico. Il gruppo ha posizioni core nelle Bakken, Anadarko, Powder River e Permian, ha ampliato la presenza nello shale argentino di Vaca Muerta e in una joint venture in Turchia, ma il Venezuela è un'altra cosa: il greggio extra-pesante dell'Orinoco richiede competenze tecniche che le compagnie internazionali possiedono e che sono rimaste a lungo bloccate dalle sanzioni statunitensi. Con il vincolo in allentamento, il Paese — prime riserve provate del pianeta ma solo lo 0,8% del greggio mondiale e una produzione in calo del 70% rispetto al 2013 — smette di essere un'opzione teorica e diventa un cantiere.
Il vero test per Continental non sarà il memorandum, ma la firma del contratto definitivo e la capacità di portare l'extra-pesante dell'Orinoco a volumi industriali: tempi, geologia e infrastrutture lontani dal playbook con cui Harold Hamm ha costruito l'azienda.