La bozza di legge iraniana che vieta il transito nello Stretto di Hormuz alle imbarcazioni statunitensi e israeliane ha fatto schizzare i prezzi del greggio di oltre 3 dollari al barile. I future sul Brent hanno superato la soglia degli 80 dollari, mentre quelli sul WTI si attestano a 77,81 dollari. Il mercato non sta prezzando un accordo di pace, ma un corridoio di navigazione condizionato e gestito, lontano dalla normalità prebellica.
Il progetto iraniano: multa del 20% e pedaggi fino al 7%
Una commissione parlamentare iraniana sta esaminando un disegno di legge preliminare per vietare l’accesso allo Stretto di Hormuz alle navi ritenute «ostili», incluse quelle statunitensi, israeliane e di altri Paesi. Lo riporta l’agenzia Fars. I trasgressori rischierebbero una multa fino al 20% del valore del carico. Parallelamente, Teheran insiste per un pedaggio sul transito compreso tra il 5% e il 7% del prezzo delle merci, mentre l’Oman, che coopera al piano, propone una quota intorno al 3%. Washington vorrebbe invece l’azzeramento totale di ogni tassa.
«I prezzi del petrolio stanno reagendo alla bozza pubblicata dall’Iran sulle condizioni del transito a Hormuz», spiega Lin Ye, vice president commodities market – oil di Rystad Energy. «Il mercato non sta prezzando un cattivo accordo, sta prezzando la conferma che qualsiasi intesa sarà un corridoio gestito e condizionato, non un ritorno al flusso libero».
Quattro fonti industriali consultate da Reuters ritengono l’accordo difficilmente attuabile, a causa delle sanzioni americane e delle clausole assicurative restrittive che renderebbero complicato effettuare qualsiasi pagamento.
Quanto costa davvero il pedaggio iraniano?
Applicando la richiesta iraniana al prezzo odierno del Brent (83,34 dollari al barile), il costo del pedaggio si traduce in un onere concreto:
- Con il 5%: circa 4,17 dollari per barile
- Con il 7%: circa 5,83 dollari per barile
Una cifra che andrebbe a sommarsi ai costi di trasporto e assicurazione, alzando ulteriormente il prezzo finale del greggio per gli acquirenti. «I segnali di questa settimana hanno innescato un ottovolante nel sentiment di mercato», commenta Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights, aggiungendo che gli operatori sono «al buio su cosa debba accadere perché l’accordo venga chiuso».
Hormuz ancora al palo, la riapertura piena si allontana
Come emerso nei giorni scorsi, il traffico nello Stretto è già crollato a una manciata di navi al giorno, ben lontano dai 130-140 transiti giornalieri registrati prima dell’inizio della guerra a fine febbraio. Prima del conflitto, circa un quinto del petrolio e del GNL mondiale passava da Hormuz. La prospettiva di un divieto selettivo e di pedaggi obbligatori rende ancora più remota l’ipotesi di una riapertura senza condizioni, mantenendo sotto pressione le forniture globali.
Per armatori e trader, lo scenario si traduce in costi più elevati e incertezza prolungata: il Brent, che giovedì ha recuperato quota 80 dollari dopo esservi sceso per la prima volta dal 13 luglio, difficilmente tornerà stabilmente sotto quella soglia finché la cornice geopolitica resterà questa.