Meno benzina, più gas: lo shock di Hormuz ha prodotto un paradosso energetico all'interno dell'India. La crisi di offerta ha fatto salire i costi di importazione del greggio, comprimendo la crescita della domanda di carburanti ai livelli più bassi dalla pandemia. Ma lo stesso shock ha privato l'Asia di milioni di tonnellate di GNL, e l'India — a differenza di Corea del Sud e Giappone — ha scelto di comprarne di più, anche a prezzi record, per tenere accese le centrali a gas nelle notti di calore estremo.
La revisione delle previsioni: taglio fino al 90% sul gasolio
La crescita della domanda indiana di prodotti raffinati nel 2026 è destinata a essere la più debole dalla pandemia. Kpler a maggio 2026 ha ridotto la propria previsione del 39%, portandola da 128.000 barili al giorno (bpd) a circa 78.000 bpd. Il taglio riguarda sia la benzina — crescita rivista del 40% a 38.000 bpd — sia il gasolio, ridotto del 30% a 42.000 bpd.
Rystad Energy ha operato una correzione ancora più radicale sul gasolio: la stima di crescita del consumo è scesa da una forchetta di 50.000-60.000 bpd a soli 4.000-5.000 bpd. Calcolando sui valori centrali delle due forchette — 55.000 bpd di partenza, 4.500 bpd di arrivo — la riduzione supera il 90%. La distanza tra le due stime (Kpler a 42.000 bpd, Rystad a 4.000-5.000 bpd) riflette ipotesi divergenti sull'intensità delle politiche di austerity adottate dal governo di Nuova Delhi: le due analisi usano la stessa crisi ma ne misurano gli effetti in modo molto diverso.
Elif Binici di Kpler ha sintetizzato la dinamica in maggio: "L'aumento dei costi di importazione del greggio, la svalutazione della rupia e le crescenti perdite dei distributori statali hanno spinto i decisori politici a intensificare i messaggi di risparmio energetico e le misure di austerity amministrativa, che dovrebbero rallentare la crescita della domanda di carburanti per il trasporto nella seconda metà del 2026."
A differenza della Cina, dove i dati indicavano già un declino strutturale della domanda stradale prima della crisi, per l'India gli analisti prevedono un rallentamento ciclico: i consumi dovrebbero recuperare a crisi risolta.
GNL: più importazioni nonostante i prezzi raddoppiati
Il mercato del gas racconta una storia opposta. Il JKM, prezzo di riferimento del GNL asiatico, è balzato da 10,4 dollari per MMBtu prima della crisi a 25,3 dollari/MMBtu a fine marzo 2026. Tra la chiusura della produzione qatariota il 2 marzo e la contemporanea chiusura di Hormuz, l'Asia ha perso tra 5,5 e 6 milioni di tonnellate al mese di fornitura. Le importazioni regionali sono crollate a 18,8 milioni di tonnellate ad aprile, il minimo dal 2020. Corea del Sud e Giappone hanno risposto tagliando rispettivamente 1 milione e 1,5 milioni di tonnellate mensili di acquisti.
L'India ha fatto il contrario. Dopo essere scesa a 1,67 milioni di tonnellate a marzo, ha portato le importazioni a 2,1 milioni di tonnellate a maggio 2026. Il Qatar copriva il 45% del fabbisogno indiano nel 2025 — 11,2 milioni su 25 milioni di tonnellate totali — e la sua scomparsa ha costretto a una rapida riarticolazione della catena di approvvigionamento. Gli Stati Uniti sono diventati il primo fornitore dell'India, con esportazioni cresciute di oltre sei volte: da 137.000 tonnellate a gennaio a 907.000 tonnellate a maggio. La Nigeria ha raddoppiato le spedizioni mensili a 480.000 tonnellate in maggio; l'Oman ha mediato circa 500.000 tonnellate al mese tra marzo e aprile, per poi scendere a 300.000 tonnellate a maggio.
Il motore di questa domanda non è la crescita industriale: è il caldo. A maggio 2026 il consumo elettrico in India è cresciuto dell'11% su base annua, raggiungendo 164,98 miliardi di kWh, con temperature oltre i 45°C in gran parte del paese. La domanda di picco ha stabilito quattro record consecutivi tra il 17 e il 21 maggio, toccando un massimo assoluto di 270,82 GW il 21 maggio. La capacità solare installata ha raggiunto 154,2 GW ad aprile, ma l'accumulo non ha tenuto il passo: di giorno i prezzi dell'elettricità tendono a zero, di notte le città bollono, i climatizzatori girano e la rete va in deficit. Il 21 maggio stesso — giorno del record di domanda — il paese ha registrato uno shortfall notturno di 2,5 GW, e il gas è entrato come risorsa di emergenza anche a prezzi non remunerativi per le centrali.
Una frenata ciclica con un'incognita strutturale
Come avevamo riportato, l'India dipende dallo Stretto di Hormuz per oltre il 45% del greggio e il 55% del GNL importati — una concentrazione geografica che trasforma ogni tensione nel Golfo in uno shock domestico diretto. Il carattere ciclico del rallentamento sembra l'interpretazione prevalente tra gli analisti: la crisi ha causato il problema, la crisi si risolverà e i consumi torneranno a crescere.
Il dato più rilevante per misurare la profondità reale dello shock è la stima Rystad sul gasolio: un taglio da 55.000 bpd a 4.500 bpd (valori centrali) equivale a smontare quasi per intero un pilastro della crescita attesa. Se le misure di austerity energetica descritte da Kpler — messaggi di risparmio, restrizioni amministrative — venissero mantenute oltre l'emergenza, il rallentamento del 2026 potrebbe rivelarsi meno temporaneo di quanto i modelli di rimbalzo oggi prevedano. È questa la variabile che i mercati non stanno ancora prezzando.