Dazi nel pacchetto sanzioni USA alla Russia: la mossa che può amplificare la crisi energetica globale

L’ipotesi di inserire dazi nel nuovo disegno di legge statunitense sulle sanzioni alla Russia sta sollevando allarme sui mercati energetici, in un momento in cui le infrastrutture petrolifere russe sono sotto attacco sistematico e lo Stretto di Hormuz è praticamente paralizzato. La combinazione rischia di aggiungere pressione inflazionistica su greggio e prodotti raffinati proprio mentre l’offerta globale è già strozzata su due fronti.

Cosa prevede il disegno di legge

I dettagli del testo non sono ancora pubblici, ma le preoccupazioni – secondo le prime ricostruzioni di stampa – si concentrano sull’eventuale introduzione di tariffe come strumento sanzionatorio aggiuntivo. Un meccanismo di questo tipo colpirebbe i flussi commerciali residui e potrebbe innescare ritorsioni sui mercati delle materie prime, in uno scenario già segnato da interruzioni fisiche dell’offerta.

Un sistema energetico sotto stress su più fronti

Il contesto in cui si inserisce la discussione sui dazi è critico. La Russia sta coprendo soltanto il 65% del fabbisogno interno di benzina a causa degli attacchi ucraini alle raffinerie, e in Crimea è stato dichiarato lo stato d’emergenza per carenze severe di carburante. Mosca ha già vietato temporaneamente l’esportazione di diesel.

Raffineria petrolifera con petroliera in attesa al largo, infrastrutture energetiche sotto pressione per le sanzioni USA alla Russia
Le sanzioni USA alla Russia con l'inserimento di dazi potrebbero aggravare la crisi energetica, mentre l'offerta di greggio è già strozzata su più fronti.

Sul fronte mediorientale, il traffico nello Stretto di Hormuz è crollato: tra il 10 e il 12 luglio 2026 sono transitate solo 19 navi, con un minimo di 9 passaggi in 12 ore il 12 luglio. Prima del conflitto lo stretto smaltiva tra 125 e 140 transiti al giorno. Donald Trump ha annunciato un blocco navale con tariffa del 20% sul valore del carico, mentre droni ucraini hanno colpito nella notte del 15 luglio 20 imbarcazioni nel Mar Nero, tra cui 17 petroliere.

Il Brent ha chiuso il 13 luglio a 83,54 dollari al barile con un rialzo del 10,76% in un solo giorno, dopo aver già guadagnato il 6% la settimana precedente.

L’effetto compounding dei dazi

Il punto non è solo il contenuto specifico del disegno di legge, ma il momento in cui arriva. Con l’offerta mediorientale già calata di circa 6 milioni di barili al giorno rispetto ai livelli pre-conflitto e la capacità di raffinazione russa compromessa, qualsiasi barriera tariffaria rischia di funzionare da amplificatore: meno petrolio disponibile a condizioni economiche peggiori per chiunque non abbia accesso a corridoi di approvvigionamento garantiti.

La finestra è stretta. Lo Stretto di Hormuz è di fatto semi-bloccato e il Mar Nero è teatro di attacchi quotidiani alle petroliere. Inserire un ulteriore strato di costi via dazi significa accettare che il prezzo del greggio possa restare su livelli elevati più a lungo di quanto i governi occidentali siano disposti a tollerare.

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