Hormuz si sblocca: Brent a 76,81 dollari, il mercato conta i transiti

Ogni petroliera che attraversa lo Stretto di Hormuz spinge i prezzi del greggio verso il basso. Martedì 23 giugno il Brent è sceso dell'1,4% a 76,81 dollari al barile — prosecuzione di un crollo già superiore al 3% nella seduta precedente — dopo che i dati di tracciamento navale hanno confermato il passaggio di due tanker con quasi 2 milioni di barili nella giornata di lunedì. Il mercato tratta ogni transito come un segnale in tempo reale sia dei flussi fisici sia dello stato delle trattative diplomatiche.

Il traffico riprende dopo le turbolenze di domenica

I flussi attraverso lo Stretto avevano rallentato domenica per i timori legati al transito sicuro dei natanti. Lunedì la situazione si è invertita. Neil Crosby, responsabile della ricerca di Sparta Commodities, ha segnalato che «i transiti negli ultimi giorni sono aumentati nettamente» e che il mercato li legge come proxy «sia per il petrolio fisico sia, forse, per quello cartaceo, e per i progressi diplomatici». Gli analisti di ING hanno sintetizzato l'effetto: «l'aumento graduale dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz continua a pesare sul mercato».

Il contesto di fondo rimane teso. Tehran aveva dichiarato chiuso il passaggio strategico, e il presidente statunitense Donald Trump aveva minacciato di riavviare il conflitto se l'Iran avesse ostacolato il traffico marittimo. La ripresa dei transiti ha ridimensionato quei rischi ma non li ha azzerati.

Stretto di Hormuz: flussi petroliferi in rialzo durante la crisi Iran-USA
Petroliera vista dall'alto in navigazione nel Mediterraneo. Foto di DeLuca G su Pexels

Il waiver da 60 giorni non basta a fugare i dubbi

Lunedì Washington ha concesso a Teheran un waiver alle sanzioni di 60 giorni a seguito dei colloqui di pace iniziali — la principale ragione del calo superiore al 3% registrato nella seduta. Lo scetticismo strutturale, però, rimane diffuso. Tim Waterer, analista capo di KCM Trade, ritiene che «la profonda sfiducia tra Washington e Teheran suggerisce che qualsiasi ritorno ai prezzi pre-guerra sarà probabilmente ritardato piuttosto che immediato».

Sul fronte delle scorte, i dati governativi statunitensi mostrano che la Strategic Petroleum Reserve è scesa a 331,2 milioni di barili, il livello più basso dal giugno 1983, effetto diretto dell'assottigliamento delle forniture durante la crisi.

Cosa segnalano i prezzi all'analista

Il WTI martedì ha ceduto l'1,2% a 72,99 dollari al barile. Calcolando a ritroso dal dato comunicato martedì, il Brent a 76,81 dollari è sceso di 1,09 dollari rispetto alla chiusura di lunedì attorno a 77,90 dollari — a sua volta già in ribasso di oltre il 3% dalla vigilia. Due sedute consecutive di cali confermano che il mercato sta aggiornando i prezzi transito per transito. Come avevamo riportato, il 22 giugno aveva già segnato il massimo giornaliero di petrolio iraniano uscito da Hormuz dall'inizio del conflitto: che i prezzi cedano anche in quello scenario indica che per il mercato la domanda non è più «se i flussi riprenderanno» ma «quanto a lungo reggeranno». Il waiver da 60 giorni è il perimetro entro cui questa risposta dovrà formarsi, con le riserve strategiche statunitensi già ai minimi dal 1983 come sfondo.

Fonti

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