La campagna di attacchi ucraini ha demolito la capacità di raffinazione russa, tagliando la lavorazione di greggio di 1,4 milioni di barili al giorno e facendo scivolare i volumi ai minimi da ventun anni. Il risultato è un doppio schock: benzina e diesel spariscono dal mercato interno russo, mentre le quotazioni internazionali del gasolio si impennano perché gli acquirenti globali devono cercare alternative in fretta.
Lavorazione del greggio ai minimi dal 2005: numeri e impianti colpiti
All’inizio di luglio 2026 le raffinerie russe hanno processato in media 3,91 milioni di barili al giorno, il dato mensile più basso dal marzo 2005. Sono state colpite 24 delle 34 grandi raffinerie del paese in circa 50 attacchi concentrati negli ultimi cento giorni. L’ultimo santuario geografico è caduto il 6 luglio, quando i droni hanno raggiunto il complesso di Omsk, a oltre 2.000 chilometri dal fronte, danneggiando due unità di distillazione primaria tra cui l’ELOU-AVT-11, capace di trattare 8,4 milioni di tonnellate di greggio e 1,2 milioni di tonnellate di condensato l’anno.
La sequenza degli attacchi racconta una strategia di logoramento: impianti come Norsi, Syzran e la raffineria di Mosca sono stati colpiti più volte prima che gli operatori potessero completare le riparazioni. Nella notte del 14 luglio i droni hanno centrato la raffineria di Afipsky, nel Krasnodar, e il complesso petrolchimico Gazprom Neftekhim Salavat in Bashkortostan, mentre altre 11 imbarcazioni venivano danneggiate nel Mar d’Azov, allungando l’interferenza sulle rotte logistiche attraverso lo stretto di Kerch e il canale Volga-Don.
Cosa dicono gli scambi sulla borsa di San Pietroburgo
Con i dati ufficiali oscurati da Mosca, la fotografia più nitida della penuria arriva dalla Borsa Merci di San Pietroburgo. Tra gennaio e marzo le vendite giornaliere di benzina e diesel oscillavano tra 118.000 e 150.000 tonnellate. Ad aprile il volume è sceso a 104.000 tonnellate, a maggio a 106.000, per crollare a 80.300 tonnellate a giugno: un calo del 38% rispetto a giugno 2025. I prezzi medi ponderati, nello stesso confronto annuale, sono schizzati del 37%.
La forbice tra domanda interna e capacità di offerta ha spinto il governo a vietare l’export di benzina, jet fuel e diesel e ad avviare acquisti di emergenza sul mercato indiano. Il blocco delle esportazioni, tuttavia, non risolve la contrazione fisica del prodotto disponibile: le unità di distillazione danneggiate richiedono mesi per tornare operative anche in condizioni normali, e i raid ripetuti trasformano ogni riparazione in un obiettivo mobile.
Il riflesso sui mercati globali: margini di raffinazione in tensione
La scomparsa del diesel russo dai traffici internazionali sta comprimendo un mercato già provato dalla riduzione dell’offerta mediorientale. I margini di raffinazione sono saliti mentre gli importatori si contendono carichi alternativi provenienti da Stati Uniti, India e Medio Oriente. Il rialzo non è solo speculativo: la domanda di gasolio per trasporti e industria resta rigida, e ogni milione di barili di capacità di raffinazione che esce dal circuito si traduce in prezzi al consumo più alti, con effetto immediato su filiere che vanno dalla logistica all’agricoltura.
Analisi: perché il danno è strutturale e non temporaneo
Consideriamo il rapporto tra impianti colpiti e base installata: 24 raffinerie su 34 significa che oltre il 70% dei grandi siti di raffinazione russi ha subito almeno un attacco. Se incrociamo questo dato con il calo di lavorazione di 1,4 milioni di barili al giorno rispetto alla media 2025 e con il tonfo del 38% dei volumi scambiati a San Pietroburgo, emerge una traiettoria di progressiva erosione della capacità downstream, non un semplice incidente di percorso. La scelta di Mosca di rivolgersi all’India per la benzina – un paese che a sua volta dipende dal greggio russo per i propri impianti – segnala una strozzatura che non si risolve con un divieto temporaneo di export né con la sostituzione di qualche carico spot. Per gli operatori diesel, il segnale è che la volatilità dei prezzi resterà elevata finché la capacità di raffinazione russa non tornerà stabilmente sopra la soglia dei 4,5-5 milioni di barili al giorno, un traguardo che gli attacchi rendono incerto.