Hormuz: due petroliere invertono rotta e puntano a Fujairah

Ancora prima che lo Stretto di Hormuz sia formalmente riaperto, il mercato tanker ha già deciso. Due navi cisterna che navigavano verso l'Africa hanno cambiato destinazione il 17 giugno 2026, dirette a Fujairah, il porto degli Emirati Arabi Uniti posizionato all'imbocco dello Stretto. È una mossa che traduce in spostamenti fisici di flotta ciò che il memorandum quadro USA-Iran del 15 giugno aveva segnalato sul piano diplomatico: la finestra si sta riaprendo, e chi vuole caricare greggio dal Golfo non aspetta il via libera ufficiale.

Un Suezmax diretto in Gabon e un VLCC verso il Sudafrica: entrambi virano

Le due navi sono di classi diverse. La prima è un Suezmax, originariamente diretto in Gabon: ora segnala Fujairah come destinazione. La seconda è un Very Large Crude Carrier (VLCC), inizialmente in rotta verso il Sudafrica, anch'essa virata verso lo stesso porto emiratino. I movimenti emergono da dati di tracciamento navale riportati da Bloomberg.

Fujairah si trova appena fuori dallo Stretto di Hormuz: posizionarsi lì adesso significa essere pronti a caricare greggio non appena il corridoio sarà dichiarato percorribile in sicurezza.

La prudenza del più grande operatore mondiale di petroliere

Non tutti gli operatori del settore condividono questo ottimismo preventivo. Jotaro Tamura, amministratore delegato di Mitsui OSK Lines, ha dichiarato al Financial Times che un ritorno sicuro richiederà "almeno qualche settimana, se non un mese". Tamura è netto sulle condizioni: "Non basta un semplice accordo tra i paesi coinvolti: deve essere concreto e tradursi nelle condizioni reali lungo lo Stretto di Hormuz, affinché le compagnie di navigazione possano sentirsi al sicuro nel passarci."

Petroliere cambiano rotta verso il Medio Oriente per la riapertura di Hormuz
Una petroliera al largo della Liguria. Foto di DeLuca G su Pexels

Posizione diversa da Lars Barstad, amministratore delegato di Frontline: "Sono molto ottimista: nel momento in cui la situazione cambierà e USA e Iran avranno raggiunto un'intesa — quantomeno per non attaccare le navi — i transiti riprenderanno rapidamente."

Il 18% della capacità normale: quanto pesa il gap da colmare

Come avevamo riportato, al momento della firma del memorandum quadro del 15 giugno 2026 lo Stretto operava a 25 transiti giornalieri contro i 140 pre-conflitto — meno del 18% della capacità normale. Il posizionamento preventivo delle due petroliere a Fujairah è coerente con questa dinamica: gli operatori con maggiore appetito al rischio si collocano vicino al Golfo per accorciare i tempi di reazione; chi ha flotte più esposte preferisce aspettare garanzie concrete.

La divergenza tra Tamura (settimane di attesa) e Barstad (ripresa immediata) non è una questione di stile comunicativo: riflette strutture di costo e profili di rischio genuinamente diversi tra i due operatori. Per i raffinatori asiatici che pianificano l'approvvigionamento di luglio, la differenza tra uno scenario di due settimane e uno di un mese è operativamente rilevante.

Il primo convoglio commerciale che attraversa Hormuz senza incidenti sarà il segnale concreto che entrambe le posizioni stavano attendendo.

Fonti

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