India espande le riserve petrolifere strategiche: ONGC costruirà 13 milioni di barili a Mangalore mentre Hormuz resta bloccato

Con lo Stretto di Hormuz ancora sotto blocco e i flussi petroliferi dal Medio Oriente fortemente ridotti, l’India accelera sulla sicurezza energetica interna. ONGC, il principale esploratore indiano, ha approvato la costruzione di un nuovo deposito strategico di greggio a Mangalore, nel sud del Paese: 1,75 milioni di tonnellate metriche, equivalenti a circa 13 milioni di barili di capacità aggiuntiva.

La decisione arriva mentre il traffico di petroliere attraverso il punto di strozzatura che collega Golfo Persico e Oceano Indiano resta gravemente compromesso dal blocco in corso. Il nuovo stoccaggio si inserisce in una rete di riserve che il governo di Nuova Delhi sta potenziando su più fronti, proprio mentre la crisi Iran-USA mette a nudo la vulnerabilità del terzo importatore e consumatore mondiale di petrolio.

Quanto petrolio può già stoccare l’India, e dove

La capacità strategica esistente, gestita dalla statale Indian Strategic Petroleum Reserves Ltd, è di 5,33 milioni di tonnellate distribuite su tre siti nel sud del Paese: Mangalore, Padur e Vizag. A Mangalore in particolare è già operativa una riserva da 1,5 milioni di tonnellate, affittata per metà alla raffineria MRPL (controllata da ONGC, con una capacità di lavorazione di 300.000 barili al giorno) e per la parte restante alla Abu Dhabi National Oil Co. degli Emirati Arabi Uniti.

Serbatoi bianchi di stoccaggio strategico di greggio in un terminal portuale costiero, riserve petrolifere indiane a Mangalore
L'India rafforza la sicurezza energetica costruendo nuove riserve strategiche di petrolio a Mangalore, mentre lo Stretto di Hormuz resta sotto blocco.

Il nuovo deposito da 1,75 milioni di tonnellate rappresenta quindi un incremento di circa il 33% sulla capacità complessiva attuale (da 5,33 a 7,08 milioni di tonnellate), senza contare i progetti già annunciati: altri 4 milioni di tonnellate a Chandikhol, nello stato orientale dell’Odisha, e un’espansione da 2,5 milioni di tonnellate a Padur.

Cooperazione internazionale e uso commerciale delle scorte

L’operazione ONGC si inserisce in una strategia di cooperazione energetica allargata. Durante la visita del primo ministro Narendra Modi negli Emirati Arabi Uniti all’inizio del 2026, ADNOC ha annunciato l’intenzione di portare fino a 30 milioni di barili lo stoccaggio di greggio in India, e ha segnalato la disponibilità a esplorare depositi anche a Fujairah come estensione della riserva strategica indiana.

ONGC ha precisato in una nota regolamentare che chiederà al governo federale l’autorizzazione all’uso commerciale del nuovo impianto, costruito “nell’interesse nazionale”. Nuova Delhi già consente lo sfruttamento commerciale di parte delle riserve esistenti: una scelta che coniuga sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità economica dei grandi investimenti infrastrutturali.

Cosa significa per la sicurezza energetica indiana

Il potenziamento delle scorte strategiche si inserisce in un quadro di forte instabilità dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, il principale corridoio mondiale per il trasporto di petrolio e gas. In questo scenario, disporre di capacità di stoccaggio domestico non è più una polizza a lungo termine, ma un cuscinetto operativo immediato. Per un Paese che importa la quasi totalità del proprio fabbisogno, ogni tonnellata in più in riserva riduce l’esposizione a chiusure prolungate della strozzatura energetica più cruciale del pianeta.

Fonti

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