Secondo analisti del settore energetico, con l'escalation del conflitto nella regione nell'ultimo quadrimestre del 2026, l'India avrebbe avviato una diversificazione decisa verso il greggio russo e il carbone per ridurre l'esposizione alle disruption mediorientali. Non si tratterebbe di una risposta di emergenza ma di una ricalibrazione strutturale: le stime circolate nelle ultime settimane suggeriscono che una piena ripresa delle forniture pre-conflitto resterebbe incerta, con percentuali di recupero inferiori ai livelli precedenti.
Hormuz non offre certezze oltre i sessanta giorni
Secondo fonti diplomatiche non confermate, un memorandum recente garantirebbe il transito libero nello Stretto di Hormuz per sessanta giorni, ma la clausola sarebbe vincolata al mantenimento della tregua in Libano e ai waivers commerciali statunitensi sulle esportazioni iraniane. Prima di un'eventuale riapertura, decine di petroliere con volumi ingenti di greggio risulterebbero ferme in rada; osservatori del settore segnalano che nelle ultime ore flussi di petrolio iraniano avrebbero attraversato lo Stretto — i più consistenti dall'inizio delle ostilità. La continuità di questi flussi dipende però da equilibri diplomatici che New Delhi non controlla.
Affidarsi al Golfo in questo scenario equivale, nell'analisi di diversi esperti, a esporsi a un rischio operativo strutturale. Il pivot verso Mosca risponde a questa logica.
Russia: fornitore di greggio, non più di prodotti raffinati
I danni agli impianti russi di raffinazione — attribuiti da analisti a operazioni militari ucraine — avrebbero ridotto significativamente la capacità produttiva: la Russia importerebbe oggi benzina dall'Asia, una svolta strutturale per un paese storicamente esportatore netto di idrocarburi. L'India può acquistare greggio russo a monte della raffinazione; Mosca però non garantirebbe più le stesse forniture raffinate rispetto al periodo pre-conflitto.
Quello che emerge, secondo questa lettura, è un'equazione inedita: New Delhi si rivolgerebbe a Mosca per l'upstream, mentre Mosca cerca nell'Asia il downstream che ha perso.