Aramco sposta il greggio fuori Hormuz: Sidi Kerir ai asiatici

Almeno due raffinerie asiatiche hanno chiesto ad Aramco di ritirare i carichi di greggio a Sidi Kerir, porto egiziano sul Mediterraneo, invece che a Yanbu, sul Mar Rosso. La richiesta arriva mentre gli armatori evitano il Bab el-Mandeb e i rischi di interruzione si estendono allo Stretto di Hormuz. Per gli acquirenti il costo logistico può diventare così alto da cancellare l’allocazione mensile.

La rotta alternativa: da Yanbu al Mediterraneo via SUMED

L’alternativa indicata dalle fonti commerciali prevede il trasferimento del greggio da Yanbu al terminale egiziano di Ain Sukhna, sul Mar Rosso, e poi via oleodotto SUMED fino a Sidi Kerir. Da lì le navi devono circumnavigare l’Africa per raggiungere l’Asia, con costi di trasporto più elevati.

Da quando gli Houthi hanno annunciato il blocco delle spedizioni saudite nel Mar Rosso meridionale e a Bab el-Mandeb, Saudi Aramco ha aumentato i volumi shuttle verso Ain Sukhna. Aramco ha inoltre chiesto ad alcuni raffinatori in Corea del Sud e Giappone di ritirare i volumi di settembre a Sidi Kerir. La maggior parte dei raffinatori in Cina, India e Taiwan è stata invece indirizzata a Yanbu.

Terminale petrolifero con serbatoi di stoccaggio greggio sulla costa mediterranea, infrastrutture logistiche industriali
Saudi Aramco devia i carichi di petrolio verso i porti mediterranei per evitare i rischi nello Stretto di Hormuz.

Costi e rinunce: cosa rischiano i raffinatori asiatici

Non tutti gli acquirenti accettano il nuovo punto di carico. Almeno uno dei richiedenti potrebbe rinunciare del tutto all’allocazione mensile perché la rotta mediterranea e africana costa di più.

  • Almeno due raffinerie asiatiche hanno chiesto di ritirare il greggio a Sidi Kerir per settembre 2026.
  • Almeno una di queste potrebbe cancellare l’allocazione a causa dei costi aggiuntivi.
  • Aramco ha chiesto a raffinatori in Corea del Sud e Giappone di spostarsi su Sidi Kerir.
  • La maggior parte dei raffinatori in Cina, India e Taiwan resta su Yanbu.

Nel dato minimo riportato, la potenziale rinuncia è di un richiedente su due: se le richieste alternative sono due e una salta, la quota di volumi non trasformati in carichi effettivi è del 50%. È un segnale che l’alternativa geografica ha un prezzo reale.

Blocco selettivo e doppia strategia di carico

Il blocco degli Houthi non è totale: le navi collegate alla Cina o con equipaggio cinese possono ancora muoversi nel Mar Rosso. Questo spiega, in parte, perché le opzioni di carico non siano uniformi tra gli acquirenti asiatici.

Le fonti non puntano a un solo punto alternativo: Oilprice.com descrive la richiesta di Sidi Kerir, mentre il titolo Bloomberg segnala offerte near Oman. Più che una contraddizione, è un indizio di diversificazione logistica su più fronti: una via mediterranea e una via alternativa nell’area dell’Oman. Per chi importa greggio in Asia, la scelta del punto di carico non è neutrale: accettare Sidi Kerir significa assorbire un costo di trasporto aggiuntivo, mentre restare a Yanbu dipende da bandiera ed equipaggio.

Fonti

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