Il Brent è risalito sopra i 100 dollari al barile e quota $101,39 alle 06:35 GMT del 7 ottobre 2026. Due variabili tengono alta la pressione sul prezzo: una tempesta atlantica che punta agli impianti statunitensi del Golfo del Messico e nuovi attacchi Houthi alle infrastrutture saudite. La ripresa dei flussi mediorientali non basta a compensare i rischi aperti: il premio di sicurezza resta la componente dominante nella quotazione del greggio.
Il prezzo del giorno: Brent a $101,39, WTI a $90,05
I future sul Brent LCOc1 sono saliti di 81 centesimi, pari allo 0,8%, a $101,39 al barile alle 06:35 GMT. Il West Texas Intermediate CLc1 ha guadagnato 61 centesimi, lo 0,7%, a $90,05 al barile. Tre fattori spingono i prezzi in parallelo: la tempesta in avvicinamento, gli attacchi alle infrastrutture saudite e il calo delle scorte statunitensi.
L'American Petroleum Institute ha rilevato una contrazione delle scorte di greggio USA di 2,09 milioni di barili nella settimana chiusa al 2 ottobre 2026.
La tempesta USA mette a rischio metà raffinazione americana
Una tempesta in formazione nel Golfo del Messico diventerà il primo uragano atlantico del 2026 entro due giorni e punta verso gli impianti offshore di petrolio e gas. Le aree sul suo percorso producono il 15% del greggio statunitense e il 5% del gas naturale. Il rischio non è solo estrattivo: fino a sei raffinerie negli stati del Golfo possono essere coinvolte. Gli impianti di questi stati valgono circa il 50% della capacità nazionale di 18,2 milioni di barili al giorno, un calcolo che porta a 9,1 milioni di barili al giorno di raffinazione esposti.
Tim Waterer, chief analyst di KCM Trade, ha parlato di "an unwelcome complication for crude, raising the prospect of production and refining disruptions at a time when the market already has enough supply-side headaches".
Jazan e il gasdotto Est-Ovest: la doppia faccia saudita
La produzione saudita continua a fluire: il gasdotto Est-Ovest ha raggiunto 5,8 milioni di barili al giorno, secondo quanto dichiarato martedì 6 ottobre dal ministro dell'Energia principe Abdulaziz bin Salman. Negli ultimi 7-10 giorni sono usciti dal Medio Oriente 12 milioni di barili al giorno di greggio e 2 milioni al giorno di prodotti raffinati.
Gli attacchi, però, non si fermano. L'autorità dell'aviazione saudita ha confermato colpi agli aeroporti di Jazan e Najran lunedì 5 ottobre 2026. Jazan ospita una raffineria Aramco da 400.000 barili al giorno: quello che sembra un attacco alla sicurezza aeroportuale è anche un colpo a un nodo industriale. I due dati letti insieme dicono che la ripresa dei flussi sauditi e la loro vulnerabilità crescono di pari passo.
Noli record: dove si scarica il premio di rischio
Il collo di bottiglia non è il greggio, ma la logistica. I noli delle superpetroliere viaggiano sopra 1 milione di dollari al giorno e il costo si sta trasmettendo anche alle navi più piccole, secondo June Goh, senior oil market analyst di Sparta Commodities. Il volume complessivo che lascia il Golfo — calcolando i 12 milioni di barili di greggio più i 2 milioni di prodotti raffinati si arriva a 14 milioni di barili al giorno — resta comunque sotto i livelli prebellici: le esportazioni dal Golfo sono recuperate all'81% dei livelli pre-guerra.
Mukesh Sahdev, chief oil analyst di X Analysts, ha spiegato che "attacks and refinery outages are likely to keep the cracks elevated and scarcity will transmit to crude". La sua lettura del Brent: "Crude prices would hold near $100 without any material de-escalation emerging".
La vera partita non è se il Brent resterà intorno ai 100 dollari, ma chi assorbirà il costo del rischio. Con metà della raffinazione americana esposta a una tempesta, con la raffineria di Jazan nel mirino degli Houthi e con noli oltre il milione al giorno, il premio di sicurezza si scarica sugli acquirenti finali come costo strutturale. Servirebbe un allentamento simultaneo dei due fronti — meteo e geopolitica — per riportare il mercato sotto la soglia dei cento dollari. Al 7 ottobre 2026, nessuno dei due mostra segnali in quella direzione.