Un utile operativo di 11,96 miliardi di dollari contro i 5,27 miliardi di un anno prima: il terzo trimestre 2026 di Equinor raddoppia l'utile operativo riportato. Il record dal quarto trimestre 2022, secondo Reuters via Offshore Engineer, riguarda però l'utile rettificato ante imposte di 12,4 miliardi. Ma il dato che sposta le prospettive è un altro, annunciato insieme ai conti: la compagnia norvegese ha alzato la guidance di crescita della produzione 2026 dal 3% a circa il 4%. Con una guerra in Medio Oriente che tiene il petrolio sopra i 100 dollari al barile da inizio settembre e asset produttivi fuori dall'area del conflitto, Equinor incassa la crisi senza subirne la logistica: la cassa che ne esce finisce più nei buyback che nel dividendo.
L'utile rettificato più alto dal quarto trimestre 2022
Equinor ha chiuso il trimestre luglio-settembre 2026 con un utile operativo riportato di 11,96 miliardi di dollari, contro 5,27 miliardi del 2025: l'utile operativo riportato raddoppia. Reuters, via Offshore Engineer, indica come più alto dal quarto trimestre 2022 l'utile rettificato ante imposte di 12,4 miliardi, contro 6,2 miliardi; MarketScreener riporta lo stesso dato, mentre OilPrice.com parla di un utile operativo rettificato di 12,35 miliardi. Tra le due cifre corrono 50 milioni di dollari, pari allo 0,4% del valore più alto: le fonti riportano due metriche diverse (utile ante imposte e utile operativo rettificato) senza spiegarne la differenza.
Sul fronte della redditività per azione il quadro si incrina. L'utile rettificato per azione è stato di 1,20 dollari, sotto il consenso di 1,37 dollari, cioè il 12,4% in meno calcolando (1,37-1,20)/1,37. L'utile netto rettificato, metrica diversa da quella operativa, è passato da 932 milioni a 2,86 miliardi: triplicato, con un rapporto di 3,07 volte. James Carmichael, dell'ufficio studi di Berenberg, legge il trimestre così: "Nel complesso, consideriamo solidi i risultati di Equinor: la forte generazione di cassa e le previsioni sulla produzione compensano un utile per azione inferiore alle attese".
Gas a 20 dollari per MMBtu, liquidi a 92,30 dollari al barile
I prezzi realizzati hanno fatto il grosso del lavoro. Equinor ha venduto il gas europeo a 20,0 dollari per MMBtu e i liquidi a una media di 92,30 dollari al barile. Il gas vale il 75% in più rispetto al terzo trimestre 2025 e il 26,7% in più rispetto ai 15,79 dollari per MMBtu del secondo trimestre 2026, calcolando (20,0-15,79)/15,79. Per i liquidi, un aumento del 42% su base annua implica un prezzo realizzato di circa 65 dollari al barile un anno fa, ottenuto dividendo 92,30 per 1,42.
Dietro l'impennata del gas c'è la carenza di forniture LNG dal Qatar legata alla guerra con l'Iran e alla disruzione dello Stretto di Hormuz. A valle, le raffinerie hanno aggiunto un contributo record: Mongstad ha chiuso il trimestre con i risultati migliori di sempre, e la divisione Marketing, Midstream and Processing ha generato un utile di 893 milioni di dollari, sopra i 793 milioni attesi dagli analisti e ben oltre i 400 milioni di guidance. Non tutto il trading ha brillato: il segmento Crude, Products and Liquids ha chiuso in perdita, perché gli effetti negativi delle posizioni in derivati su un mercato del trasporto marittimo teso hanno più che compensato il buon andamento dei prodotti.
Produzione a 2,166 milioni di boe al giorno
La produzione equity del trimestre è stata di 2,166 milioni di barili equivalenti di petrolio al giorno, contro 2,130 milioni un anno prima e 2,129 milioni attesi dagli analisti. OilPrice.com parla di una crescita del 2%, ma i due valori puntuali implicano un +1,7%, calcolando (2,166-2,130)/2,130: la differenza dipende dagli arrotondamenti. Il motore dell'aumento è internazionale:
- il segmento oil and gas fuori dalla Norvegia è cresciuto del 21%, sostenuto da Adura nel Regno Unito e da Bacalhau in Brasile;
- minore attività di manutenzione ha aiutato i volumi;
- sul continental shelf norvegese Halten East, Verdande e i nuovi pozzi hanno compensato il declino naturale e le fermate non programmate di Johan Castberg e Troll;
- negli Stati Uniti la produzione è calata per il downtime offshore programmato.
Un dettaglio limita l'effetto sui ricavi: i volumi internazionali sollevati sono stati inferiori alla quota di produzione di Equinor. Il CEO Anders Opedal ha commentato: "High production in the third quarter enabled us to capture additional value from higher prices. Based on safe and efficient operations we are increasing our 2026 guiding for oil and gas production growth from 3 to around 4 per cent."
Cassa, debito e buyback: dove finisce la cassa
La generazione di cassa ha retto il confronto con gli utili. Il flusso di cassa operativo al netto delle imposte pagate, escluso il circolante, è stato di 8,14 miliardi di dollari, in aumento del 53% su base annua, con una spesa in conto capitale organica di 3,28 miliardi. Il rapporto tra debito netto rettificato e capitale impiegato è sceso al 3,8% alla fine di settembre, dal 10,4% di fine giugno.
Sulla remunerazione, Equinor ha mantenuto il dividendo trimestrale a 0,39 dollari per azione e ha approvato l'ultima tranche 2026 del piano di riacquisto, fino a 1,125 miliardi di dollari, con avvio il 29 ottobre. Il programma complessivo dell'anno arriva fino a 3 miliardi, incluse le azioni da riscattare dallo Stato norvegese. Il mercato ha premiato la traiettoria: il titolo guadagna l'86% da inizio anno, contro il +43% dell'indice europeo delle società energetiche .SXEP, cioè il doppio esatto, con un vantaggio di 43 punti percentuali.
Il premio di Equinor vale 43 punti percentuali
La forbice di performance contro il settore si può leggere come l'incrocio di due fatti che le fonti tengono separati. Il primo è che il prezzo del gas europeo è arrivato a 20 dollari per MMBtu per la mancanza di LNG qatariota e per la disruzione di Hormuz; il secondo è che Equinor, come nota Offshore Engineer, è un fornitore chiave di petrolio e gas all'Europa senza esposizione diretta al Medio Oriente. Per Offshore Engineer la sovraperformance riflette questa posizione di fornitore; una lettura possibile è che la società norvegese incassi il premio di prezzo generato da una crisi logistica che non la riguarda direttamente.
Il punto debole resta la tenuta produttiva: il +4% dipende dalla capacità di sostituire i volumi persi tra declino naturale e fermate non programmate, come quelle già registrate a Johan Castberg e Troll. Se gli outage tornano, sarebbe plausibile che la guidance sia tra le prime cose a saltare.