Pipeline Saudi Est-Ovest: 5,8 milioni di barili al giorno oltre Hormuz

Che il gasdotto Est-Ovest saudita fosse una riserva di sicurezza lo si diceva da anni. Ora è un'arteria strutturale: 5,8 milioni di barili di greggio al giorno attraverso il Mar Rosso, contro i circa 4 milioni movimentati dopo lo scoppio della guerra con l'Iran. Con lo Stretto di Hormuz ancora sotto pressione, Riad ha trasformato un'emergenza in un corridoio di export alternativo permanente.

Il gasdotto Est-Ovest supera i livelli pre-guerra

Il ministro dell'Energia saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, ha indicato che il gasdotto Est-Ovest ha movimentato 5,8 milioni di barili di greggio nella mattinata di martedì 6 ottobre 2026. La linea attraversa il Paese fino a Yanbu, sul Mar Rosso, ed è stata riavviata il 22 settembre, dopo che attacchi con droni avevano fermato il flusso e bloccato i carichi a Yanbu nel mese precedente.

Rispetto ai 4 milioni di barili al giorno in transito dopo la disruption di Hormuz, il balzo è di 1,8 milioni di barili quotidiani: un +45% che segnala non solo più volume, ma affidabilità ritrovata.

Hormuz pesa ancora: 60% dei flussi contro l'83% pre-guerra

Solo il 60% dei barili di greggio e condensato del Golfo (escluso l'Iran) ha attraversato Hormuz a settembre 2026, contro l'83% prima della guerra. Le esportazioni del Golfo hanno toccato circa 16,5 milioni di barili al giorno, vicine ai livelli pre-conflitto, secondo le stime di Standard Chartered.

Il resto — circa 6,6 milioni di barili al giorno, ovvero il 40% calcolato sul totale di 16,5 — è passato da gasdotti di bypass, porti alternativi e trasferimenti nave-nave. Il corridoio Est-Ovest è il pilastro di questa rete ridondante.

Pipeline Saudi Est-Ovest raggiunge una portata di 5.8 milioni di barili al giorno
Grande pipeline industriale attraversa una foresta verde in Germania. Foto di Wolfgang Weiser su Pexels

Export sauditi: recupero da 2,45 a 6,9 milioni di barili

Le esportazioni di greggio saudite sono risalite a circa 6,9 milioni di barili al giorno a settembre 2026, da 2,45 milioni di agosto. È un recupero del 182%, pari a circa 4,45 milioni di barili in più al giorno rispetto al mese precedente.

Rapportando i 5,8 milioni movimentati dal gasdotto ai 6,9 milioni di barili al giorno esportati, il canale del Mar Rosso vale ora poco più dell'84% del greggio saudita destinato ai mercati: un dato che spiega perché Riad continui a investire nella linea anche a costo di convivere con nuove minacce.

Il Mar Rosso non è una rotta senza rischi

Gli Houthi hanno minacciato il naviglio legato all'Arabia Saudita nel Mar Rosso e rivendicato un attacco a una struttura Aramco a Riad nel fine settimana. Funzionari sauditi hanno contestato la rivendicazione, mentre una fonte Reuters ha riferito lunedì che i flussi del gasdotto Est-Ovest non hanno subito interruzioni.

Resta però il conto operativo: noli e assicurazioni sul rischio di guerra rimangono elevati, l'utilizzo delle navi è sotto stress e alcune rotte richiedono tempi di percorrenza maggiori.

Analisi: cosa cambia per chi acquista greggio del Golfo

Per un raffinatore europeo o asiatico, la lezione concreta è che la sicurezza dell'approvvigionamento dipende sempre meno da un singolo punto di strozzamento. Con appena il 60% dei barili del Golfo che passa da Hormuz, contro l'83% pre-guerra, la quota di greggio che viaggia su rotte alternative è raddoppiata in termini di rilevanza relativa: una struttura di costo più alta e più lenta, ma anche meno esposta a un singolo blocco.

Il paradosso è che questa ridondanza non è gratuita: ogni barile che aggira Hormuz paga un premio in noli e assicurazione, e quel premio finisce nel prezzo finale dei prodotti raffinati.

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