Hormuz: metaniere e petroliere in ritirata dopo i nuovi attacchi dell’Iran

Almeno quattro navi — tre metaniere qatariote e una superpetroliera indiana — hanno invertito la rotta nello Stretto di Hormuz dopo che due navi cisterna, una qatariota e una saudita, sono state danneggiate da attacchi missilistici attribuiti all’Iran. La via d’acqua da cui transita un quinto del petrolio mondiale torna a essere un punto di massima tensione, proprio mentre Teheran celebra i funerali di stato della Guida Suprema Ali Khamenei e la tregua con gli Stati Uniti vacilla.

Le navi in fuga: tre metaniere QatarEnergy e una superpetroliera indiana

Secondo i dati di Kpler e LSEG, le navi cisterna per GNL Al Ghariya, Duhail e Al Ruwais — tutte controllate da QatarEnergy — erano vuote e dirette all’impianto di Ras Laffan per caricare merce quando, nella tarda serata del 7 luglio, hanno bruscamente invertito la rotta. L’8 luglio la superpetroliera VLCC Lila Vadinar, battente bandiera indiana e carica di 2 milioni di barili di greggio kuwaitiano, ha fatto lo stesso al largo dell’Oman.

L’inversione segue il danneggiamento di una nave cisterna qatariota per GNL e di una petroliera saudita nei pressi dello stretto, colpite da lanci di missili iraniani. Le autorità marittime hanno elevato il livello di rischio per le navi in transito a «grave». Segnale che il corridoio energetico più sorvegliato del pianeta è di nuovo a rischio paralisi.

Petroliera e metaniera in navigazione nel mare aperto sotto cielo limpido, trasporto petrolio in crisi nello Stretto di Hormuz
Il transito di metaniere e superpetroliere rallenta nello Stretto di Hormuz, strettoia strategica da cui passa un quinto del petrolio mondiale.

Il bilancio del traffico: carichi di GNL al minimo, coda di navi in attesa

Dall’inizio del conflitto, a fine febbraio, soltanto 16 carichi di GNL da Ras Laffan e 10 carichi dal terminal Das Island di ADNOC hanno lasciato lo stretto. Un volume che rappresenta una frazione minima rispetto alla media mensile di circa 7 milioni di tonnellate spedite dai due hub. L’arresto dei transiti ha già prodotto una coda di oltre 10 navi vuote in attesa di carico a Ras Laffan, mentre più di 50 navi di zavorra di QatarEnergy e ADNOC stazionano nel Golfo Persico, in India e nello Stretto di Malacca.

A complicare il monitoraggio, diverse imbarcazioni hanno disattivato i segnali del sistema di identificazione automatica (AIS) per più di 10 giorni, rendendo opaca la situazione reale dei traffici.

La cornice geopolitica: tregua in bilico e lutto per Khamenei

L’accordo di cessate il fuoco provvisorio raggiunto a fine giugno prevede 60 giorni di negoziati tra Washington e Teheran. Le trattative sono però sospese: l’Iran è in lutto nazionale per la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, il cui funerale si tiene oggi, 9 luglio, a Mashhad. L’8 luglio, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC) ha dichiarato di aver colpito 85 obiettivi militari statunitensi in Bahrein e Kuwait, in rappresaglia a un attacco aereo americano su larga scala. La tregua è appesa a questioni irrisolte: lo sblocco degli asset iraniani congelati, le tariffe di transito nello Stretto e le ambizioni nucleari di Teheran.

Un collo di bottiglia sotto stress: l’analisi

I quattro dietrofront simultanei, uniti all’innalzamento del rischio a «grave», mostrano che il trasporto marittimo di energia attraverso Hormuz è già in modalità emergenziale. I 26 carichi totali di GNL esportati in oltre quattro mesi equivalgono a meno di un terzo del volume medio mensile dei due terminal: la capacità di esportazione del Qatar e degli Emirati è fortemente compressa, e la coda di navi in attesa indica un ingorgo che rischia di prolungarsi anche in caso di rapido disgelo diplomatico. Il vero punto di svolta sarà la riapertura dei canali negoziali dopo il funerale di Khamenei, ma la ripresa degli attacchi alle navi rende fragile qualsiasi prospettiva di normalizzazione.

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