Aramco: utile adjusted +33% nel Q2, la guerra Usa-Iran spinge il greggio

Saudi Aramco ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un utile adjusted in crescita del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A gonfiare i conti del colosso saudita è stata l’impennata dei prezzi del petrolio, alimentata direttamente dal conflitto militare in corso tra Stati Uniti e Iran e dalle strozzature nei passaggi strategici del Golfo.

Il greggio oltre i 90 dollari e il collo di bottiglia a Hormuz

Come abbiamo documentato nelle ultime settimane, il greggio ha toccato quota 91 dollari al barile dopo i nuovi attacchi statunitensi sull’Iran di fine luglio. I timori di interruzioni delle forniture hanno ridotto drasticamente i transiti nello Stretto di Hormuz: il 30 luglio soltanto 12 navi commerciali hanno attraversato il passaggio, ben al di sotto dei flussi normali. Domanda stabile e offerta sotto pressione hanno creato le condizioni ideali per i conti trimestrali di Aramco.

Superpetroliera accanto a una raffineria in piena luce, prezzo del greggio in rialzo
Una superpetroliera attraversa un passaggio strategico mentre il greggio oltre i 90 dollari gonfia l'utile di Aramco.

Goldman Sachs: Brent a 80-90 dollari fino a intesa o escalation

Goldman Sachs stima che il Brent si manterrà in una fascia compresa tra 80 e 90 dollari al barile almeno fino a quando non si concretizzerà un accordo tra Washington e Teheran oppure un’escalation militare di proporzioni tali da ridefinire l’intero quadro. La previsione, riportata da Oil & Gas 360, indica che i produttori mediorientali potrebbero continuare a beneficiare di prezzi elevati ancora per diversi trimestri, a meno di uno scossone diplomatico o bellico.

Il balzo di Aramco non è un caso isolato. Nello stesso trimestre, ExxonMobil ha più che raddoppiato l’utile netto a 14,5 miliardi di dollari, e insieme a Chevron ha totalizzato 26,5 miliardi di profitti complessivi. L’impennata delle quotazioni sta ridisegnando la geografia degli utili del settore, con i produttori del Golfo che consolidano la propria posizione di fornitori marginali in un mercato segnato da rischi geopolitici crescenti.

Per Aramco e per l’Arabia Saudita, il livello attuale dei prezzi è una leva finanziaria formidabile, ma lo scenario è fragile: un cessate-il-fuoco o, all’opposto, un blocco totale di Hormuz potrebbero far oscillare le quotazioni ben oltre la fascia indicata da Goldman Sachs.

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