Il G7 e i suoi partner hanno concordato il rilascio di fino a 100 milioni di barili di scorte d'emergenza tra diesel e greggio nei prossimi quattro mesi, coordinate tramite l'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE). La decisione arriva sotto pressione degli Stati Uniti e raffredda immediatamente i prezzi. Il punto è che compra tempo, non aggiunge capacità di raffinazione: la penuria di gasolio resta legata al ritorno in servizio delle raffinerie danneggiate e ferme.
Il piano: 50 milioni di barili di diesel e 50 di greggio via AIE
L'operazione passa dall'AIE con un accento sul diesel. I Paesi europei avevano discusso di immettere 50 milioni di barili di diesel, mentre i membri dell'AIE avrebbero fornito altri 50 milioni di barili di greggio. Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato venerdì 2 ottobre 2026 che il rilascio è coordinato attraverso l'AIE, con priorità al gasolio. Donald Trump ha accolto la mossa dopo che la sua amministrazione aveva premuto sull'Europa per ridurre le scorte e aveva ventilato restrizioni alle esportazioni statunitensi di diesel. "Europe has just agreed to release a massive amount of their heavily stocked Diesel Oil. The process will begin immediately", ha scritto il presidente americano su Truth Social.
Il mercato reagisce con un calo immediato
I future europei sul gasolio hanno perso più del 4% venerdì, mentre il Brent è sceso di circa 3 dollari portandosi sotto i 100 dollari al barile. Il premio del diesel sul greggio è calato a circa 69 dollari al barile, dai 76,77 dollari di giovedì: un restringimento di quasi otto dollari in un giorno. È una boccata d'ossigeno per un mercato teso al limite: negli Stati Uniti il gasolio ha toccato il record di 6,50 dollari al gallone, mentre i future europei sul diesel hanno scambiato sopra i 200 dollari al barile.
I 100 milioni completano gli impegni di marzo, non li aggiungono
Un dettaglio ridimensiona l'annuncio. L'AIE aveva già coordinato a marzo 2026, dopo l'inizio della guerra con l'Iran, un rilascio d'emergenza da 400 milioni di barili, di cui circa due terzi già immessi sul mercato. Il conto è presto fatto: 400 milioni meno i circa 266,7 milioni consegnati lasciano poco più di 133 milioni di barili ancora da immettere. Il comunicato del G7 indica che i 100 milioni serviranno a completare gli impegni assunti a marzo, non a costituire una tranche aggiuntiva.
Cosa cambia davvero per il mercato del diesel
L'effetto pratico dipende da dove finiscono quei barili. L'Europa consuma più diesel di quanto ne produca ed è sempre più dipendente dalle importazioni statunitensi: un eventuale divieto USA alle esportazioni stringerebbe ulteriormente l'offerta europea. Un analista citato da Oil & Gas 360 fotografa la situazione con una battuta amara: "We're living on an oil market credit card". Il rilascio attenua la tensione nel breve, ma il vincolo vero resta a valle, nelle raffinerie: se gli impianti mediorientali e russi danneggiati non tornano in servizio, l'emergenza gasolio tornerà a galla quando l'effetto delle scorte sarà esaurito.