Aramco: chiudere Hormuz costerebbe 100 milioni di barili a settimana

La chiusura dello Stretto di Hormuz sottrarrebbe al mercato globale circa 100 milioni di barili di petrolio ogni settimana. Lo ha dichiarato Amin Nasser, CEO di Saudi Aramco, a margine di un forum energetico internazionale — e le cifre che ha messo sul tavolo non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: un blocco prolungato della rotta ritarderebbe il recupero del mercato petrolifero fino al 2027.

Lo Stretto di Hormuz: il collo di bottiglia dell'energia mondiale

Lo Stretto di Hormuz è la via d'acqua che separa il Golfo Persico dal Golfo dell'Oman, con una larghezza minima di circa 33 chilometri nel punto più stretto. Attraverso quella striscia di mare transita ogni giorno il greggio prodotto da Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iran — complessivamente circa un quinto della produzione petrolifera mondiale.

Nessuna rotta alternativa è disponibile in tempi brevi. L'oleodotto East-West di Aramco, progettato proprio per bypassare lo stretto verso il Mar Rosso, ha una capacità limitata e non potrebbe assorbire l'intero volume in transito. Le riserve strategiche di altri paesi produttori, comprese quelle americane, coprirebbero solo settimane, non mesi.

I numeri di Nasser: 100 milioni di barili e uno slittamento al 2027

Al forum energetico, Amin Nasser ha indicato due conseguenze concrete di una chiusura prolungata dello stretto:

  • 100 milioni di barili a settimana sottratti al mercato — una quantità che supera la produzione settimanale combinata degli Stati Uniti e dell'Arabia Saudita
  • Recupero del mercato petrolifero rinviato al 2027, con uno slittamento di almeno un anno rispetto agli scenari di base già previsti dagli analisti

La dichiarazione arriva in un momento in cui le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico restano elevate. Il blocco dello stretto è da decenni una delle minacce più frequentemente evocate come leva negoziale nella regione — ma raramente qualcuno del peso di Nasser aveva quantificato pubblicamente l'impatto settimanale con questa precisione.

Aramco: chiusura di Hormuz costerebbe 100 milioni di barili a settimana
Navi da carico ormeggiate vicino a serbatoi di stoccaggio petrolio: infrastrutture al centro del dibattito sullo Stretto di Hormuz. Foto di Zifeng Xiong su Pexels

Perché le parole del CEO di Aramco contano più di un'analisi qualsiasi

Le cifre di Nasser non appartengono al genere delle proiezioni accademiche. Vengono dall'uomo che guida la più grande compagnia petrolifera del mondo per capitalizzazione e volumi di produzione, con accesso diretto ai dati di flusso, alle capacità di riserva e alle proiezioni di domanda globale. Quando il numero 100 milioni di barili a settimana entra in una dichiarazione pubblica con quel livello di attribuzione, entra automaticamente nei modelli di rischio delle banche d'investimento, delle compagnie assicurative marittime e dei fondi specializzati in commodity.

Per i consumatori europei, uno shock di quelle dimensioni si tradurrebbe in pressione immediata sui prezzi del carburante, con effetti a cascata sull'inflazione energetica generale. L'Europa dipende da una quota rilevante di importazioni che passano, direttamente o indirettamente, attraverso Hormuz. Non esiste oggi un'infrastruttura europea capace di ammortizzare nel breve periodo uno shock strutturale su quella scala.

Il 2027 come anno spartiacque per il mercato petrolifero

Il mercato del greggio era già in una fase delicata prima delle dichiarazioni di maggio 2026. L'OPEC+ stava gestendo una sequenza calibrata di aggiustamenti di produzione per accompagnare il ribilanciamento tra offerta e domanda previsto proprio nel biennio 2026-2027. Molti analisti avevano indicato quel periodo come finestra critica per la stabilizzazione dei prezzi dopo gli anni di volatilità post-pandemia.

Uno scenario di blocco prolungato di Hormuz azzererebbe qualsiasi margine di manovra su quel piano. Il recupero slitterebbe oltre il 2027, con effetti che si trasmettono dall'industria energetica ai costi logistici globali, ai prezzi alimentari — dipendenti dai costi di trasporto — e alle catene di fornitura industriale che si erano già assottigliate dopo anni di pressioni inflazionistiche.

La struttura del commercio mondiale di petrolio è rimasta ancorata allo Stretto di Hormuz nonostante decenni di discussioni su rotte alternative, oleodotti continentali e diversificazione geografica. Le parole di Nasser a maggio 2026 descrivono con fredda precisione la fragilità che quella dipendenza strutturale comporta: un singolo punto geografico largo circa 33 chilometri nel punto più stretto può fermare un quinto dell'energia che muove il mondo.

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.