Houthi attaccano due petroliere saudite, il Brent supera i 100 dollari

Il 23 luglio il movimento yemenita Houthi ha rivendicato l’attacco a due petroliere saudite nel Mar Rosso — la Encelia e la Layla — con droni e missili. In poche ore il Brent ha sfondato quota 100 dollari al barile, toccando prima i 101 dollari e poi, il 23 luglio, 101,93 dollari, mentre gli Stati Uniti minacciavano una “pesante punizione militare” contro l’Iran. L’escalation apre un secondo fronte marittimo in una guerra che da cinque mesi strangola le rotte energetiche globali e sta già facendo sentire i suoi effetti sui prezzi alla pompa e sulle Borse.

L’assalto nel Mar Rosso e il blocco navale

Le operazioni marittime del Regno Unito hanno localizzato una delle petroliere colpite circa 70 miglia nautiche a sud-ovest di Al Shuqaiq. A bordo della Encelia è scoppiato un incendio a prua, ma l’equipaggio è stato tratto in salvo. Gli Houthi, che già il 21 luglio avevano dichiarato un blocco navale contro le imbarcazioni legate all’Arabia Saudita, hanno sostenuto che le due navi violavano quel divieto.

Si tratta del primo attacco confermato a navi fuori dall’area di Hormuz da quando la guerra si è intensificata. Il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb gestiscono dal 12 al 15% del commercio marittimo globale, per un valore superiore a 1.000 miliardi di dollari l’anno. Se gli attacchi dovessero proseguire, tra 4 e 4,5 milioni di barili al giorno di greggio saudita sarebbero a rischio immediato.

Petrolio alle stelle: mercati in fibrillazione

La reazione dei mercati è stata violenta. Giovedì 23 luglio il Brent ha guadagnato il 7% in una sola seduta, mentre il West Texas Intermediate è salito del 6% toccando i 90 dollari al barile, soglia che non raggiungeva dall’11 giugno. Su base mensile il rialzo supera il 30%, portando il greggio a un 40% sopra i livelli prebellici (fine febbraio) e addirittura a +60% da inizio anno.

L’onda d’urto si è propagata rapidamente:

Petroliera in navigazione su mare calmo, prezzi del petrolio in forte rialzo
Il Mar Rosso resta un crocevia critico per il trasporto di greggio, con effetti immediati sul prezzo del Brent.
  • Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina normale è balzato a 4,091 dollari al gallone (mercoledì era 4,060), il diesel ha toccato 5,21 dollari.
  • Il Dow Jones ha perso circa 600 punti e il rendimento del Treasury decennale ha superato il 4,70%, segnalando aspettative d’inflazione in rialzo.
  • La presidente della BCE Christine Lagarde ha indicato gli attacchi Houthi come un fattore che peggiora le prospettive economiche europee.

Helima Croft, stratega di RBC Capital Markets, ha avvertito che il conflitto è entrato in una fase più pericolosa e che il Brent potrebbe ritestare il massimo del 2022 a 128 dollari, o addirittura avvicinarsi al picco del 2008 sopra i 146 dollari, se gli scontri dovessero allargarsi agli impianti di desalinizzazione del Golfo.

Trump: «Punizione militare pesante». La guerra al quinto mese

Su Truth Social, il presidente Donald Trump ha scritto che gli Stati Uniti ritengono l’Iran responsabile degli attacchi, definendo gli Houthi «surrogato e/o proxy dell’Iran», e ha promesso: «verrà inflitta una pesante punizione militare all’Iran e, ovviamente, agli stessi Houthi». In precedenza aveva già dichiarato di star «valutando un attacco massiccio» e di essere «vicino a prendere una decisione».

Il Comando Centrale USA ha intanto condotto per la tredicesima notte consecutiva attacchi contro depositi di droni, missili e difese aeree iraniane. L’Iran, tramite l’agenzia Tasnim, ha reagito minacciando ritorsioni su infrastrutture e impianti energetici legati agli Stati Uniti nella regione. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha messo in guardia: «Una volta che i governi normalizzano la confisca, i beni di nessuno sono al sicuro».

Il conflitto, scattato il 28 febbraio con l’Operazione Epic Fury che uccise la Guida Suprema Ali Khamenei, ha ridotto i transiti nello Stretto di Hormuz da 130 navi al giorno a poche unità. Con Bab el-Mandeb ora nel mirino, i due principali choke point petroliferi mondiali sono compromessi. Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres ha sintetizzato così la situazione: «la situazione in Medio Oriente è fuori controllo».

In Italia, come avevamo riportato, la benzina viaggia già sopra i 2 euro al litro. L’apertura del fronte del Mar Rosso, mentre Hormuz resta quasi chiuso, rischia di aggravare ulteriormente la bolletta energetica di famiglie e imprese, proprio mentre l’Europa fatica a contenere l’inflazione. Se Teheran dovesse colpire anche le infrastrutture idriche del Golfo, i prezzi del greggio potrebbero raggiungere livelli capaci di innescare una recessione globale.

Fonti

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