Petrolio saudita ai minimi dal 1990: Houthi stringono Bab al-Mandeb

L'Arabia Saudita ha comunicato all'OPEC una produzione ai minimi dal 1990, trascinata dagli attacchi Houthi che hanno ridotto la capacità produttiva. Sul Mar Rosso, intanto, i ribelli yemeniti hanno conquistato il porto di Mocha, arrivando alle porte dello Stretto di Bab al-Mandeb. Il vero problema per Riad non è solo il calo: oltre il 70% delle esportazioni di greggio era stato spostato sul porto di Yanbu, proprio lungo quella rotta oggi esposta.

Mocha, Perim e il controllo del collo di bottiglia

La caduta di Mocha, avvenuta giovedì, consegna agli Houthi l'accesso diretto a Bab al-Mandeb, il passaggio largo 12 miglia che collega il Mar Rosso e il Canale di Suez al Golfo di Aden e all'Oceano Indiano. Le forze yemenite hanno preso anche l'Isola di Perim, 13 chilometri quadrati che dividono lo stretto in due canali, e l'isola di Zuqar.

Perim non è un dettaglio geografico. Chi la controlla può monitorare il traffico e, potenzialmente, minare il passaggio. Da quelle acque transitano ogni giorno 6,2 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati, più circa l'80% del gas naturale liquefatto diretto verso il nord Europa.

Per dare la scala del flusso basta una moltiplicazione: 6,2 milioni di barili al giorno fanno oltre 2,26 miliardi di barili l'anno (6,2 × 365). Valorizzati ai 108 dollari del Brent, sono più di 670 milioni di dollari di greggio e prodotti raffinati che passano sotto Perim ogni giorno (6,2 milioni × 108). Tredici chilometri quadrati di isola pesano, sul mercato, quanto quel numero.

Una rotta di riserva che smette di esserlo

Il paradosso saudita sta qui. Con lo Stretto di Hormuz chiuso dall'Iran, Riad ha spostato la maggior parte del greggio su Yanbu, nel Mar Rosso. Quella scelta era la copertura, la via d'uscita alternativa. Ora l'avanzata degli Houthi la mette a rischio.

Raffineria petrolifera saudita con strutture industriali, affacciata sul Mar Rosso in una giornata luminosa
La crisi della produzione petrolifera saudita accelera con il controllo Houthi dello stretto di Bab al-Mandeb.

Il precedente del 2024 misura il danno possibile: quando gli attacchi Houthi resero insicure quelle acque, i ricavi del Canale di Suez crollarono di oltre il 60%, con un costo per l'Egitto di 7 miliardi di dollari. Il calcolo a ritroso dice quanto pesasse quel canale: 7 miliardi di mancati incassi su una contrazione di oltre il 60% implicano un gettito pre-crisi di circa 11,7 miliardi di dollari l'anno (7 ÷ 0,6). Oggi la minaccia non riguarda più solo le navi in transito, ma il controllo stesso del collo di bottiglia.

Brent a 108 dollari e il differenziale del rischio

I mercati hanno reagito subito. Il Brent è salito a 108 dollari al barile, con il WTI oltre i 103. Lo scarto tra i due benchmark, 5 dollari, dice che la tensione resta concentrata sul greggio mediorientale e sulle rotte che portano in Europa, non su una crisi generalizzata della domanda.

Sullo sfondo restano due dossier aperti. Il consiglio dei governatori dell'IAEA ha votato 23 a 3, con 8 astensioni, per rinviare il fascicolo nucleare iraniano al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dopo aver perso traccia di circa 440,9 kg di uranio arricchito al 60%. E l'Algeria ha rotto le relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti, dando 48 ore all'ambasciatore di Abu Dhabi per lasciare il Paese.

Due colli di bottiglia, una sola via d'uscita

Letto insieme, il quadro è più stretto di quanto appaia. Riad ha già perso Hormuz per mano iraniana e ha ricostruito le esportazioni su Yanbu. Ora gli Houthi arrivano a minacciare proprio quel corridoio. Il 70% delle esportazioni saudite che passa dal Mar Rosso non ha, oggi, una terza alternativa di pari capacità: è questo, più del calo produttivo, a spiegare il Brent a 108 dollari.

I due dati, nelle fonti, restano separati; messi in fila raccontano la stessa esposizione. Il corridoio che Riad ha scelto come riserva è lo stesso su cui transitano i 6,2 milioni di barili al giorno, e da cui passa l'80% del gas liquefatto diretto a nord. L'esposizione, quindi, non è solo saudita. Per il lettore europeo la conseguenza è concreta: prezzi dei carburanti e forniture di gas dipendono da un unico collo di bottiglia largo 12 miglia, e ogni escalation a Bab al-Mandeb si trasmette direttamente al costo dell'energia a valle.

Fonti

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