Blocco navale Houthi all’Arabia Saudita: perché il petrolio ora rischia su due fronti

Gli Houthi yemeniti hanno dichiarato lunedì 20 luglio 2026 un blocco navale immediato contro l’Arabia Saudita, trascinando il conflitto tra Stati Uniti e Iran fino all’imbocco meridionale del Mar Rosso. La mossa minaccia di strozzare la rotta alternativa che Riyadh utilizza proprio per aggirare le ostilità nello Stretto di Hormuz, già semi-paralizzato da settimane: il risultato è che l’Arabia Saudita si ritrova con entrambi i suoi sbocchi marittimi sotto assedio, e i mercati petroliferi devono ora prezzare un rischio di offerta su due fronti simultanei.

Bab el-Mandeb: la strozzatura da cui passa il 7% del greggio mondiale

Il blocco annunciato dalle forze armate Houthi è stato descritto come un «embargo marittimo contro il criminale nemico saudita, basato sull’equazione “occhio per occhio”, con effetto immediato». Nel comunicato, il gruppo filo-iraniano parla di ritorsione per quello che definisce un assedio ingiusto imposto dai sauditi allo Yemen.

La posta in gioco riguarda lo Stretto di Bab el-Mandeb, il collo di bottiglia che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Una sua chiusura totale eliminerebbe circa il 7% dell’offerta globale di petrolio, impedendo alla maggior parte delle esportazioni saudite di lasciare la regione. L’Arabia Saudita aveva puntato proprio su questa rotta per bypassare i blocchi a Hormuz, dove i transiti di superpetroliere sono crollati a una media di 2 al giorno nella settimana precedente, contro gli 8 giornalieri di fine giugno-inizio luglio.

Le operazioni di trasferimento nave-nave fuori Hormuz raccontano la stessa tendenza: un solo trasferimento il 18 luglio, contro i 3 di una settimana prima e le stime di 2-3 nei giorni immediatamente successivi.

Guerra e diplomazia: nona notte di raid mentre Teheran riceve una proposta di tregua

La dichiarazione Houthi arriva dopo la nona notte consecutiva di attacchi statunitensi contro l’Iran. Le esplosioni hanno colpito Tabriz, Chabahar, Konarak, Bandar Mahshahr e Bandar Imam Khomeini. In parallelo, le Guardie della Rivoluzione iraniana hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro asset militari americani in Giordania, Kuwait e Siria. Il Kuwait ha denunciato un nuovo attacco con droni a un impianto di desalinizzazione, il secondo in due giorni.

Petroliere in uno stretto marittimo strategico, rischio approvvigionamento petrolifero per il blocco navale
Le petroliere si addensano in uno dei colli di bottiglia marittimi che mettono a rischio le forniture energetiche globali.

Proprio mentre il fronte militare si allargava, Teheran ha ricevuto dai mediatori una proposta di cessate il fuoco di 10 giorni. Il presidente Donald Trump, intanto, ha difeso l’offensiva su Truth Social con toni durissimi: «Ogni volta che l’Iran uccide un soldato americano, pagherà per quell’omicidio molte volte di più!».

Petrolio: i prezzi e la reazione dei mercati

Il Brent ha toccato brevemente 90 dollari al barile subito dopo l’annuncio del blocco navale, per poi ripiegare a circa 88,04 dollari quando i trader hanno iniziato a valutare le notizie sulla possibile tregua. Il WTI si è attestato intorno a 82,29 dollari. I costi assicurativi per il transito nel Mar Rosso sono aumentati nella stessa seduta, segnalando che il rischio perceito dagli operatori marittimi è reale e immediato, indipendentemente dagli spiragli diplomatici.

L’analisi: un doppio fronte che cambia la geografia del rischio petrolifero

La simultaneità tra il blocco Houthi e la semi-chiusura di Hormuz produce un effetto che nessuna delle due crisi, da sola, avrebbe generato. L’Arabia Saudita perde la valvola di sfogo su cui aveva ridisegnato la propria logistica export: se Hormuz è off-limits e Bab el-Mandeb viene minacciato dagli Houthi, il greggio saudita non ha vie d’uscita rapide né verso l’Asia né verso l’Europa.

C’è un dato che quantifica la pressione cumulativa: la guerra nel Golfo ha già tolto dal mercato circa il 10% dell’offerta mondiale di petrolio; il blocco del Mar Rosso minaccia un ulteriore 7%. Sommati, i due colli di bottiglia mettono a repentaglio quasi un quinto del greggio scambiato via mare, anche se i due perimetri si sovrappongono parzialmente per i volumi sauditi. La sovrapposizione parziale, però, non riduce la gravità: significa che il regno si trova esattamente nell’intersezione delle due crisi, pagando il prezzo pieno di entrambe.

Il rimbalzo a 90 dollari e il successivo ritracciamento raccontano un mercato che prezza il rischio geopolitico ma resta agganciato alla speranza diplomatica. Finché il cessate il fuoco resta un’ipotesi, ogni dichiarazione degli Houthi o ogni nuova notte di raid può riaccendere la volatilità nel giro di minuti.

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