Petrolio russo: ricavi +32% a maggio, i sussidi ai raffinatori pesano

Le entrate russe da petrolio e gas hanno raggiunto 9,26 miliardi di dollari a maggio 2026, segnando un aumento del 32% su base annuale spinto dai prezzi elevati del greggio. Un risultato apparentemente solido che nasconde un meccanismo corrosivo: i massicci pagamenti statali ai raffinatori russi, destinati a mantenere artificialmente bassi i prezzi interni dei carburanti, riducono le entrate nette disponibili per il bilancio federale. Il Cremlino incassa di più dai mercati esteri, ma trattiene meno di quanto il dato lordo suggerisca.

I sussidi ai raffinatori comprimono le entrate nette del Cremlino

Il +32% registrato a maggio 2026 rispetto allo stesso mese del 2025 descrive l'andamento dei flussi lordi. Applicando il tasso di crescita al valore attuale, le entrate di dodici mesi fa si collocavano intorno a 7 miliardi di dollari: l'incremento assoluto vale quindi circa 2,2 miliardi di dollari al mese su base annuale — una cifra rilevante in termini di pianificazione del bilancio pubblico.

Tuttavia, il calmiere dei prezzi interni impone un costo sistematico. Lo stato russo compensa i raffinatori per la differenza tra i prezzi internazionali e i prezzi calmierati al distributore: un meccanismo di stabilizzazione sociale necessario in contesto di guerra, ma costoso. Quando il Brent sale — con le quotazioni che a giugno 2026 sfiorano 97 dollari al barile — il costo dei sussidi cresce in proporzione. I due fenomeni si muovono in parallelo: prezzi alti gonfiano i ricavi lordi e, allo stesso tempo, aumentano i trasferimenti verso i raffinatori. Le entrate nette effettivamente disponibili per finanziare la spesa pubblica crescono quindi in misura inferiore a quanto il +32% dichiarato lascerebbe supporre.

La deroga americana al petrolio russo scade il 17 giugno

Al Senato americano il tema è diventato una questione politica aperta. Diversi senatori hanno segnalato che il waiver statunitense sta di fatto rafforzando il Cremlino, mentre l'Amministrazione continua a rinnovarlo mese dopo mese.

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha risposto davanti alla Commissione Esteri del Senato il 3 giugno 2026, dichiarando che Washington vuole eliminare le deroghe "il prima possibile", pur riconoscendo che la decisione formale spetta al Dipartimento del Tesoro. "Dipende in ultima analisi dal Tesoro, ma le tempistiche dipendono dalle circostanze del momento", ha precisato Rubio prima di chiarire la posizione ufficiale.

Ricavi petroliferi russi salgono del 32% annuo, ma i pagamenti ai raffinatori erodono le entrate federali
Petrolio russo: i ricavi salgono, ma i pagamenti ai raffinatori erodono le entrate federali. Foto di Waldemar Brandt su Pexels

"Vorremmo porvi fine il prima possibile perché la politica di fondo di questo paese è stata sanzionare il loro petrolio. Si tratta di deroghe a tempo per aprire maggiore offerta globale", ha dichiarato il Segretario di Stato. Ha poi aggiunto: "Le deroghe per il petrolio russo sono state una decisione. La politica di fondo rimane quella delle sanzioni. Ciò che è cambiato sono queste estensioni temporanee per tentare di alleviare la disruption globale."

La deroga attuale scade il 17 giugno 2026 — terza proroga di un waiver inizialmente concesso a metà marzo 2026, quando la chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato la peggiore crisi degli approvvigionamenti nella storia dei mercati petroliferi. In questo arco di tempo, la Russia si è consolidata come principale fornitore di greggio all'India in aprile e maggio. Gli acquirenti indiani hanno intensificato le importazioni di petrolio russo sfruttando la continuità della deroga — un accesso privilegiato che ha anche alleggerito la pressione sulla bilancia delle forniture asiatiche. Il cambio di direzione è netto rispetto ai mesi precedenti, quando Washington aveva esercitato pressione su Nuova Delhi per ridurre la dipendenza energetica da Mosca.

La doppia vulnerabilità del bilancio russo

I dati di maggio raccontano una Russia che beneficia di due fattori favorevoli contemporanei: prezzi elevati che gonfiano i ricavi lordi e accesso privilegiato ai mercati asiatici garantito da un quadro normativo temporaneo. Entrambi hanno un orizzonte incerto.

Sul fronte interno, i sussidi ai raffinatori sono strutturalmente legati ai prezzi internazionali: più il Brent sale, più crescono. Sul fronte estero, Rubio ha qualificato esplicitamente le deroghe come misura "a tempo" — senza escludere una quarta proroga mensile, ma senza garantirla.

Per i raffinatori indiani, che hanno costruito le proprie catene di approvvigionamento attorno a questa finestra normativa, una chiusura improvvisa del waiver richiederebbe una riconfigurazione rapida dei flussi in un mercato già sotto pressione. Per Mosca significherebbe perdere accesso al suo principale acquirente asiatico in un colpo solo — un rischio che il dato mensile di 9,26 miliardi non cattura.

La vera incognita del bilancio russo non è il +32% di maggio: è la tenuta del meccanismo nella seconda metà del 2026, quando sia i sussidi interni sia la politica americana delle sanzioni potrebbero muoversi in direzioni sfavorevoli alla stessa velocità.

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