Gli Stati Uniti potrebbero allentare le sanzioni petrolifere contro la Russia attraverso deroghe selettive calibrate per singolo Paese. L'apertura arriva dal segretario al Tesoro USA Scott Bessent il 4 giugno 2026, e trasforma un regime sanzionatorio presentato finora come uniforme in uno strumento potenzialmente modulabile. Sullo sfondo pesa una crisi energetica globale che ha accelerato la revisione dei calcoli geopolitici ed economici di Washington.
Come funzionerebbe un waiver per Paese
Un waiver di questo tipo non è un allentamento generale delle sanzioni, ma un meccanismo a geometria variabile: ogni Paese potrebbe ottenere un'esenzione calibrata sulla propria situazione energetica e sui rapporti diplomatici con Washington. La struttura "per Paese" mantiene la discrezionalità politica dell'esecutivo americano — chi ottiene la deroga entra in una relazione specifica con gli USA, con leve negoziali reciproche che bilanciano il vantaggio concesso.
Bloomberg ha riportato la dichiarazione di Bessent il 4 giugno, senza che siano emersi dettagli su quali Paesi siano eventualmente in discussione né su quali condizioni verrebbero richieste in cambio. Il meccanismo rimane in fase esplorativa: un'apertura pubblica a cui non corrisponde ancora una proposta formale.
Il 4 giugno: una giornata di segnali incrociati
La dichiarazione di Bessent si inserisce in una concentrazione di mosse diplomatiche verificatesi tutte il 4 giugno 2026. Putin ha sollecitato la Germania a decidere sull'acquisto di gas russo tramite Nord Stream — un canale che Mosca vuole riaprire con l'Europa, pur in assenza di risposte pubbliche da Berlino. In parallelo, il vicepremier russo con delega all'energia Alexander Novak si è riunito con il ministro del petrolio saudita: le sue dichiarazioni hanno indicato che le prospettive della domanda globale restano incerte.
L'inviato del Cremlino ha confermato che i colloqui tra Russia e USA su energia ed economia proseguono — un segnale che i canali negoziali non si sono mai completamente chiusi, indipendentemente dall'andamento delle sanzioni formali.
Quattro fronti simultanei — waiver americani, pressione di Mosca sull'Europa, vertice russo-saudita, colloqui bilaterali attivi — mostrano una partita energetica globale che si ridisegna su più assi contemporaneamente.
L'energia che spinge Washington verso la flessibilità
La disponibilità di Bessent ai waiver non può essere letta senza il contesto energetico. Come avevamo riportato, il Brent ha raggiunto 95,37 dollari al barile e il WTI 93,04 dollari in seguito all'attacco al terminale petrolifero di Mina al Fahal del 5 giugno 2026. La crisi era già acuta da mesi: l'Iran aveva chiuso lo Stretto di Hormuz il 1° marzo 2026, bloccando le esportazioni di GNL mediorientali e riducendo l'offerta disponibile su scala globale.
In questo scenario, ogni variabile di offerta pesa. Il petrolio russo che potrebbe rientrare nei circuiti legali grazie a deroghe selettive rappresenta una leva — per i Paesi importatori in difficoltà con le bollette energetiche, ma anche per Washington, che potrebbe usarla come strumento negoziale.
La sintesi ufficiale americana descrive la misura come risposta alle "pressioni geopolitiche ed economiche" della crisi energetica globale: una formulazione che riconosce implicitamente che il rigore sanzionatorio assoluto ha un costo, anche per i Paesi che lo impongono.
Non è un'amnistia: è un sistema di incentivi selettivi
Il waiver per Paese è politicamente diverso da un allentamento generale. Non richiede una revisione del regime sanzionatorio nel suo complesso e non libera il mercato petrolifero globalmente: seleziona chi beneficia, in che misura e a quali condizioni. Chi ottiene la deroga ottiene anche un vantaggio economico — e con esso, un motivo per non perdere il rapporto con Washington.
La convergenza di segnali del 4 giugno indica che le parti stanno simultaneamente ridisegnando le proprie posizioni: gli USA aprono alla flessibilità sanzionatoria, la Russia riattiva i canali con l'Europa e con i sauditi, i colloqui bilaterali continuano. Non è un collasso del regime sanzionatorio: è una rinegoziazione delle sue condizioni operative.
Per chi segue i mercati energetici, il punto critico non è quanti barili russi potrebbero tecnicamente rientrare nel mercato tramite le deroghe, ma a quale prezzo diplomatico Washington deciderà di concederle — e se la geometria dei waiver disegnerà una mappa di alleanze coerente con le priorità geopolitiche americane nei prossimi mesi. Quello che Bessent ha dichiarato il 4 giugno 2026 è una disponibilità pubblica, non ancora una politica definita. In diplomazia, però, le disponibilità dichiarate ad alta voce hanno la tendenza a diventare aspettative.