Stretto di Hormuz: 9 tanker GNL in transito, Asia vira sul carbone

Dal 28 febbraio 2026, nove navi da gas naturale liquefatto hanno attraversato lo Stretto di Hormuz — cinque qatariote, quattro degli Emirati — in quello che segna il primo recupero misurabile dei flussi energetici verso l'Asia dopo lo shock iniziale della guerra. Ma i numeri del transito non raccontano la storia completa: la perdita di 10,2 milioni di tonnellate annue di capacità qatariota per i danni al complesso di Ras Laffan ha aperto una carenza da 35 milioni di tonnellate nel mercato GNL asiatico del 2026 che nessun passaggio sporadico può colmare. A riempire il vuoto sta provvedendo il carbone.

I transiti avvengono nell'ombra: il "dark mode" è diventato la norma

Il passaggio delle nove navi non è avvenuto con la normalità di prima. I transiti in modalità "dark" — con i transponder di localizzazione spenti — hanno raggiunto il 57% di tutte le traversate registrate nel periodo, con un picco del 65,2% a maggio 2026, secondo i dati di Vortexa. Non si tratta più di una pratica riservata ai carichi legati all'Iran: si è estesa alla navigazione commerciale ordinaria di merci non sanzionate, ridisegnando la geografia del rischio assicurativo e operativo nel Golfo Persico.

Gli analisti di Vortexa hanno confermato, attraverso immagini satellitari, che la petroliera ADNOC Al Hamra si trovava vicino al terminal di Das Island degli Emirati a inizio giugno, dopo aver completato un transito in entrata dello stretto al rientro da una consegna di GNL in India. Il fatto che la nave stesse rientrando nel Golfo per ricaricare segnala una disponibilità operativa a tornare nell'area nonostante i rischi.

L'Iran ha dichiarato che intende riaprire il traffico attraverso Hormuz introducendo un sistema di pedaggi di transito — proposta che, come avevamo già riportato, Washington ha definito un non-starter nelle negoziazioni in corso.

Un deficit da 35 milioni di tonnellate che nove navi non possono colmare

Il problema di fondo del mercato GNL asiatico nel 2026 non è la disponibilità delle navi a transitare, ma la capacità produttiva perduta. I danni al complesso qatariota di Ras Laffan hanno rimosso circa 10,2 milioni di tonnellate annue di forniture verso l'Asia, con un'interruzione parziale attesa almeno fino alla fine dell'estate. Il risultato è una carenza regionale stimata in 35 milioni di tonnellate per l'intero anno: un volume che l'intera sequenza di transiti fin qui registrati non può nemmeno cominciare ad assorbire.

L'effetto sui prezzi è già nei dati. Il Japan Korea Marker (JKM) — l'indice di riferimento per il GNL spot in Asia orientale — è salito vicino ai massimi degli ultimi tre anni, scoraggiando ulteriore domanda aggiuntiva e lasciando i buyer asiatici davanti a una scelta concreta: pagare prezzi elevati o cercare fonti alternative.

Recupero della domanda di GNL asiatica nonostante tensioni nel Golfo
Navi cargo e serbatoi di stoccaggio: il GNL asiatico riprende nonostante le tensioni nel Golfo. Foto di Zifeng Xiong su Pexels

Il carbone come valvola di sicurezza: Giappone e Corea del Sud cambiano rotta

L'alternativa più diffusa è il carbone. Rystad Energy stima che la carenza di gas spingerà la domanda incrementale di carbone in Asia a quasi 70 milioni di tonnellate nel 2026, con circa 90 terawattora di generazione elettrica trasferiti direttamente a centrali a carbone esistenti. La proiezione si estende a 150 milioni di tonnellate di consumo cumulativo aggiuntivo nella regione Asia-Pacifico fino al 2030.

I dati operativi di maggio 2026 confermano il trend paese per paese:

  • Giappone: generazione a carbone cresciuta dell'11%, produzione di gas calata del 13%
  • Corea del Sud: importazioni di carbone a maggio 2026 superiori del 50% rispetto allo stesso mese del 2025
  • Giappone: importazioni di carbone a maggio 2026 superiori del 20% rispetto a un anno prima

Il prezzo del carbone Newcastle benchmark dovrebbe attestarsi in media a 125 dollari per tonnellata nel 2026. I grandi produttori — tra cui Glencore e BHP — non hanno però avviato nuovi cantieri, un segnale che il mercato legge il picco come ciclico, non strutturale.

Il rimbalzo GNL esiste, ma è sopravvalutato

Incrociando i dati disponibili, emerge un quadro che invita alla cautela sulle narrative di "recupero". Nove transiti in oltre tre mesi restano un flusso simbolico rispetto ai volumi pre-guerra. Il deficit da 35 Mt, rapportato alle 10,2 Mtpa rimosse da Ras Laffan, non si esaurirà in estate: la struttura del danno al complesso qatariota indica una carenza che perdurerà ben oltre il blackout iniziale.

Nel frattempo, il carbone sta assorbendo circa 90 TWh di generazione — non perché i governi asiatici abbiano cambiato le proprie politiche energetiche, ma perché i sistemi di storage, flessibilità di rete e capacità low-carbon non sono ancora sufficienti a coprire i picchi in assenza di gas. Rystad Energy lo descrive come «non un ritorno al carbone, ma un reality check per la transizione energetica dell'Asia-Pacifico»: la risposta attuale resta più contenuta rispetto alla crisi del gas russo del 2022, in parte perché le scorte di carbone e la capacità da fonti rinnovabili in India e Cina erano in partenza più solide.

Il carbone che entra oggi nei mix elettrici di Giappone e Corea del Sud porta con sé un costo di uscita — politico, infrastrutturale, contrattuale — che non scomparirà con il prossimo carico qatariota in transito a Hormuz.

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.