Attacchi Houthi agli impianti Aramco sul Mar Rosso: tregua USA-Iran, ma la guerra si sposta a Jizan e Yanbu

L'attacco missilistico e con droni rivendicato dagli Houthi contro le infrastrutture di Saudi Aramco a Jizan e Yanbu nella giornata di sabato 25 luglio 2026 segna un punto di svolta pericoloso: mentre Stati Uniti e Iran interrompono temporaneamente le ostilità dirette dopo tredici notti di raid americani, il conflitto regionale si allarga a un secondo corridoio energetico vitale. Il Mar Rosso, già teatro degli attacchi alle petroliere Encelia e Layla del 23 luglio, diventa ora il fronte su cui si misura la capacità saudita di proteggere il proprio greggio quando Hormuz è di fatto bloccato dalle forze iraniane.

Cosa è stato colpito: raffineria di Jizan e terminale di Yanbu

Il portavoce militare del movimento Ansar Allah, Yahya Saree, ha rivendicato l'operazione come risposta ai bombardamenti condotti dalla coalizione a guida saudita contro il porto yemenita di Hodeidah e l'isola di Kamaran. L'attacco ha preso di mira due snodi chiave dell'export petrolifero saudita sul Mar Rosso.

A Jizan, città costiera vicina al confine con lo Yemen, la raffineria Aramco ha una capacità di 400.000 barili al giorno. Filmati verificati da Reuters mostrano una densa colonna di fumo levarsi dall'area. Due fonti commerciali con sede in Asia hanno riferito di essere state informate di possibili danni ai depositi di carburante e petrolio.

A Yanbu, principale porto petrolifero saudita sul Mar Rosso da cui transitano milioni di barili al giorno, due missili balistici diretti contro gli impianti sono stati intercettati. A fermarli non sono stati i sistemi Patriot sauditi, ma una batteria Patriot di fabbricazione statunitense operata da militari greci in base a un accordo con Riad — un dettaglio che rivela quanto la difesa aerea del Regno dipenda ormai da assetti multinazionali.

Aramco non ha ancora diffuso una valutazione ufficiale sui danni né sull'impatto sulle esportazioni.

Tredici notti di raid, poi il silenzio: perché Washington ha fermato gli attacchi all'Iran

Mentre gli Houthi colpivano le infrastrutture saudite, per la prima volta in due settimane gli Stati Uniti non hanno condotto attacchi aerei contro l'Iran. La serie di raid — 13 notti consecutive — era iniziata come ritorsione per le interferenze iraniane contro la navigazione nello Stretto di Hormuz dopo il fallimento dell'accordo provvisorio per il cessate il fuoco.

Secondo Axios, che cita due fonti anonime vicine alla questione, il presidente Donald Trump ha ordinato venerdì 24 luglio di non condurre nuovi attacchi. Un alto funzionario statunitense ha dichiarato a Reuters che Trump «è sempre stato chiaro sul fatto che la sua preferenza sia la diplomazia, ma ha mostrato all'Iran cosa succederà se non si presenterà al tavolo delle trattative in modo serio».

Il portavoce del Ministero della Salute iraniano, Hossein Kermanpour, ha commentato su X con ironia: «Sembra che il nostro caro Iran abbia trascorso una notte tranquilla ieri».

Raffineria saudita sulla costa del Mar Rosso con torri di raffinazione, serbatoi di stoccaggio e petroliera al terminale offshore
Il complesso petrolifero di Yanbu sul Mar Rosso, nuova linea del fronte dopo gli attacchi Houthi alle infrastrutture di Saudi Aramco.

Un conflitto che cambia geografia: da Hormuz al Mar Rosso

La combinazione degli eventi del 25-26 luglio disegna uno scenario in cui il baricentro del rischio energetico si sposta. Da febbraio 2026 i transiti nello Stretto di Hormuz sono crollati da 130 navi al giorno a poche unità. Yanbu era diventata la via alternativa per il greggio saudita diretto ai mercati globali. Ora anche quella rotta è nel mirino.

Il leader Houthi Abdul Malik al-Houthi ha dichiarato nei giorni scorsi che tutti gli impianti petroliferi sauditi sono potenziali obiettivi. La minaccia non è più teorica: l'attacco a Jizan e Yanbu la trasforma in un dato operativo.

Il greggio Brent ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio 2026, spinto dall'accumularsi delle interruzioni sulle due principali arterie energetiche del Medio Oriente. La scorsa settimana — nonostante una correzione venerdì — il Brent ha guadagnato il 9,7% e il WTI l'8%.

L'altra escalation: la coalizione saudita bombarda Hodeidah, gli Houthi mobilitano

L'attacco Houthi non è un fulmine a ciel sereno. L'alleanza militare a guida saudita aveva bombardato le posizioni Houthi nel porto di Hodeidah, sul Mar Rosso. L'aviazione del governo yemenita riconosciuto internazionalmente — sostenuto da Riad — ha colpito siti di lancio e depositi di armi nelle province di Marib e al-Jawf.

Funzionari yemeniti riferiscono che entrambe le parti della guerra civile stanno mobilitando forze lungo il fronte. La tregua in vigore dal 2022, che aveva sospeso un conflitto costato centinaia di migliaia di vittime tra combattimenti e carestia, si è definitivamente sgretolata nelle ultime settimane: gli Houthi si sono di fatto uniti alla guerra regionale dei loro alleati iraniani.

Il paradosso della tregua: perché fermarsi a Hormuz mentre il Mar Rosso brucia

La pausa nei raid americani sull'Iran e l'assenza di attacchi iraniani contro i vicini del Golfo nella giornata del 25 luglio segnalano che un canale negoziale tra Washington e Teheran esiste ancora. Trump ha dichiarato che le due parti stanno negoziando per porre fine al conflitto, pur sottolineando che l'Iran non sarebbe ancora pronto per un accordo.

Ma l'attacco Houthi del 25 luglio mostra i limiti di una tregua che non coinvolge gli alleati regionali dell'Iran. Teheran può permettersi una pausa tattica mentre i suoi proxy yemeniti tengono sotto pressione l'Arabia Saudita su un secondo fronte. È una divisione del lavoro militare che complica qualsiasi negoziato: anche se Stati Uniti e Iran raggiungessero un'intesa su Hormuz, il Mar Rosso resterebbe una ferita aperta.

JPMorgan ha stimato che tre mesi di disruption dell'offerta petrolifera porterebbero il Brent a circa 114 dollari al barile. Con due stretti in crisi simultanea, quella proiezione inizia a sembrare conservativa.

Fonti

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