Il mercato petrolifero stava prezzando una crisi peggiore di quella reale. Il segretario all'Energia americano Chris Wright ha rivelato venerdì 12 giugno che l'esercito statunitense sta movimentando circa 7 milioni di barili al giorno fuori dal Golfo Persico attraverso un'operazione condotta fino a quel momento in silenzio. Il Brent ha ceduto il 3,7% in giornata, scivolando intorno agli 87 dollari al barile: non un segnale di panico, ma la rivalutazione di un rischio che il mercato aveva sovrastimato.
L'operazione segreta che il mercato non aveva calcolato
Wright ha parlato a un evento Bloomberg Energy a Houston: «Abbiamo uno sforzo militare di cui non abbiamo parlato molto, iniziato più di recente per far uscire i carichi», ha dichiarato. L'operazione non era mai stata comunicata pubblicamente prima di questo intervento.
La portata della sorpresa l'ha quantificata Rebecca Babin, senior energy trader di CIBC Private Wealth, presente allo stesso evento: le quotazioni nell'intorno degli 80-90 dollari al barile indicavano che gli investitori stimavano flussi di appena 3-4 milioni di barili al giorno attraverso lo Stretto. I 7 milioni dichiarati da Wright sono quasi il doppio di quella stima implicita — e il mercato ha rivisto al ribasso il rischio, non verso l'alto.
Flussi a un terzo del normale: il calcolo dai dati di Wright
Prima della crisi, lo Stretto di Hormuz movimentava tra 20 e 21 milioni di barili al giorno, il principale snodo petrolifero mondiale. Rapportando i 7 milioni facilitati dall'operazione USA ai circa 20,5 milioni di media, i flussi attuali si collocano attorno al 34% della capacità ordinaria — circa un terzo del normale. Wright ha aggiunto che quei 7 milioni rappresentano circa la metà del petrolio ancora intrappolato dopo il blocco del traffico tanker: metà della disruption è stata gestita dall'operazione militare, l'altra metà rimane ferma.
Wright ha precisato che nessun greggio iraniano transita attualmente dallo Stretto. Il ripristino completo dei flussi è atteso solo in caso di accordo diplomatico con Teheran; se le trattative non reggono, Washington proseguirà il lavoro per facilitare i movimenti petroliferi nella regione.
Senza accordo diplomatico, la metà bloccata resterà ferma
Come avevamo riportato, Trump aveva sospeso i raid militari pianificati contro l'Iran aprendo a negoziati ancora in corso. La rivelazione di Wright aggiunge un tassello: la macchina militare sta tenendo aperto un canale che i mercati non vedevano, e questo spiega perché il Brent non ha raggiunto i 150 dollari al barile che il mercato temeva in uno scenario di blocco totale dello Stretto.
Secondo Wright, i 7 milioni di barili al giorno ora in movimento grazie ai militari USA corrispondono a circa metà del volume complessivamente disrupted; gli altri ~7 milioni restano fermi in attesa di un accordo con Teheran. Queste operazioni non possono scalare indefinitamente — il vero sblocco richiede un'intesa diplomatica.