Hormuz chiuso, Brent a $95: escalation USA-Iran al secondo giorno

L'Iran ha dichiarato lo Stretto di Hormuz chiuso a tutto il traffico navale dopo una seconda giornata consecutiva di attacchi aerei bilaterali con gli Stati Uniti. Il Brent ha toccato $95,20 al barile nelle contrattazioni asiatiche di giovedì 11 giugno — un rialzo del 2,26% — mentre il WTI balzava del 2,5% a $92,30. Il punto critico non è il picco in sé: Hormuz movimenta normalmente un quinto dell'intera offerta mondiale di petrolio e GNL, e le scorte globali di greggio si stanno svuotando da mesi senza inversione, rendendo ogni interruzione del flusso strutturalmente più costosa delle precedenti.

La seconda giornata di attacchi: cronologia dell'escalation

Tutto è partito martedì 9 giugno con l'abbattimento di un elicottero Apache dell'esercito USA nei pressi dello Stretto. Il Comando Centrale americano ha risposto colpendo siti radar di sorveglianza iraniana, stazioni di controllo a terra e postazioni di difesa aerea nella zona; nelle stesse ore, le forze USA hanno ingaggiato una petroliera nel Golfo dell'Oman sorpresa a tentare il transito in violazione del blocco americano.

Il presidente Donald Trump aveva inizialmente liquidato l'incidente definendolo "not a big deal" dato che i piloti erano sopravvissuti. Nella serata di mercoledì 10 giugno il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha cambiato registro, annunciando nuovi attacchi con parole esplicite: "If we need to negotiate with bombs, we'll negotiate with bombs." Il Comando Centrale ha descritto quelle operazioni come dirette contro capacità di sorveglianza iraniana, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea dislocati in tutto il paese.

Teheran ha risposto dichiarando la chiusura dello Stretto a tutto il naviglio. I media iraniani hanno riportato che l'IRGC avrebbe colpito 18 obiettivi militari statunitensi e preso di mira il quartier generale della V Flotta USA a Bahrein; il Ministero degli Interni bahrenita ha confermato lo scatto delle sirene d'allarme nel paese. Il Comando Centrale USA ha smentito entrambe le affermazioni, postando su X immagini a proprio sostegno e precisando che il traffico commerciale nello Stretto continuava.

Tre istantanee di prezzo in 48 ore

I mercati hanno reagito in tre fasi distinte. Mercoledì mattina, subito dopo i primi attacchi USA sulle postazioni iraniane, il Brent era salito dell'1,03% a $92,39 e il WTI dello 0,91% a $89,00. Nel corso dello stesso giorno, con le tensioni parzialmente riassorbite, i due benchmark erano rientrati: Brent a $91,70 e WTI a $88,43. Con la dichiarazione iraniana di giovedì mattina è arrivato il salto decisivo: $95,20 per il Brent e $92,30 per il WTI.

Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova, ha osservato che "le ultime operazioni militari hanno reintrodotto un premio di rischio geopolitico nei mercati petroliferi, pur con i negoziati diplomatici ancora in corso." Tamas Varga di PVM ha aggiunto che "è difficile riconciliare l'attuale mancanza di ansia con il conflitto perpetuo che avvolge la regione produttrice di petrolio più cruciale del mondo."

Escalation USA-Iran e impatto sui prezzi del petrolio
Fabbrica con camini situata in area montuosa adiacente a un corso d'acqua. Foto di Nothing Ahead su Pexels

A moltiplicare la pressione ci sono le riserve americane di greggio, scese per l'ottava settimana consecutiva con un calo di 9,12 milioni di barili nell'ultima rilevazione dell'American Petroleum Institute. Meno cuscinetto in stock significa più volatilità per ogni singolo evento geopolitico.

Petroliere con il trasponder spento: 12 carichi GNL già transitati

Nonostante la dichiarazione di chiusura, il traffico non si è azzerato. I dati di tracciamento di LSEG e Kpler mostrano la ricomparsa, il 10 giugno, di tre metanieri che avevano navigato per settimane con i trasponder spenti: Lebrethah e Rasheeda di QatarEnergy, e Marigold di ADNOC.

Lebrethah aveva caricato a Ras Laffan il 22 maggio, era sparita dai radar il 1° giugno ed è ora in rotta verso il Pakistan. Rasheeda aveva imbarcato il carico il 27 febbraio ed è ora vicina al Sudest asiatico; il trasponder risulta spento dal 30 aprile. Marigold, che aveva ritirato un carico a Das Island il 25 maggio dopo essere stata avvistata in assetto di zavorra il 1° maggio, punta verso l'India.

Con questi tre carichi salgono a 12 le partite di GNL uscite dallo Stretto da quando il conflitto è esploso a fine febbraio 2026. Non è una chiusura totale: è un regime di transito ad alto rischio in cui i grandi operatori commerciali scelgono il silenzio radio come unico ombrello operativo.

Il meccanismo che amplifica ogni scossa

Nelle settimane precedenti i mercati avevano incorporato uno scenario di de-escalazione progressiva, alimentato dai tentativi diplomatici di Washington. Gli attacchi di mercoledì e la dichiarazione iraniana di giovedì hanno smontato quella narrativa in meno di quarantott'ore. Il segretario all'Energia Chris Wright aveva dichiarato martedì che "il traffico navale nel Golfo e le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz stanno aumentando": la realtà di giovedì mattina ha smentito quella valutazione nell'arco di poche ore.

Il meccanismo di amplificazione è aritmetico: con riserve USA già erodate di 9,12 milioni di barili in una sola settimana — ottava volta di fila — ogni blocco anche parziale dei flussi da Hormuz produce rialzi sproporzionati rispetto a un mercato con scorte nella norma. La distanza tra segnale diplomatico e terreno non è mai stata così visibile e, al momento, così costosa.

Finché le scorte continuano a calare e non si firma nessun accordo, ogni episodio bellico produce uno shock di prezzo più potente del precedente.

Fonti

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