Diesel russo verso New York: raffinerie verso 180.000 t/g

La prima petroliera di gasolio russo diretta a New York è partita da Primorsk il 23 ottobre con 40.000 tonnellate a bordo. Il dato che sposta gli equilibri, però, non è la nave: è l’arrivo delle quote di export che ha riportato la produzione russa verso 180.000 tonnellate al giorno. Mosca non ha cancellato il divieto introdotto ad agosto; secondo le fonti del settore, dovrebbe usare le quote per controllare i volumi e onorare l’intesa annunciata da Donald Trump il 9 ottobre.

Le quote riportano la produzione verso 180.000 tonnellate al giorno

La produzione russa di diesel è scesa a circa 160.000 tonnellate al giorno nella prima metà di ottobre, dalle 175.000 di settembre, poi ha iniziato a risalire verso 180.000 dopo l’arrivo delle quote a metà mese. Il meccanismo è semplice: il governo concede deroghe al divieto introdotto ad agosto, non lo abolisce.

Dal 1° ottobre Mosca ha cominciato a concedere deroghe al blocco, definendo quote specifiche per esportare gasolio nell’ambito dell’accordo con Washington. Il divieto resta in vigore e, secondo le fonti del settore, le quote dovrebbero servire a controllare quanto carburante lascia il Paese. Con la fine del raccolto dei cereali e della stagione estiva, il consumo interno scende a circa 140.000 tonnellate al giorno: ne restano almeno 40.000 al giorno, più di 1 milione di tonnellate al mese, per l’export. Tra 200.000 e 300.000 tonnellate di quel volume sono probabilmente destinate ai Paesi vicini in base ad accordi intergovernativi.

Il primo carico è atteso a New York il 7 novembre, quattro giorni dopo le midterm

La petroliera maltese Agioi Fanendes ha lasciato Primorsk il 23 ottobre con 40.000 tonnellate di gasolio a bassissimo tenore di zolfo ed è attesa a New York il 7 novembre, quattro giorni dopo le elezioni di medio termine. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto che le spedizioni verso gli Stati Uniti continueranno regolarmente.

L’intesa annunciata il 9 ottobre prevede una prima fornitura immediata di oltre 300.000 tonnellate — circa 2,25 milioni di barili — seguita da 500.000 tonnellate a novembre e da 1 milione in una fase successiva. Trump ha citato anche altre 3 milioni di tonnellate, subordinate alle condizioni delle raffinerie russe. Washington ha sospeso temporaneamente le sanzioni sui carburanti russi con una deroga del Tesoro di sei mesi.

Consegna annunciata da Trump il 9 ottobre 2026Quantitativo
Immediataoltre 300.000 tonnellate (circa 2,25 milioni di barili)
Novembre 2026500.000 tonnellate
Fase successiva1 milione di tonnellate
Ulteriori volumi3 milioni di tonnellate, se le raffinerie reggono

Almeno altre due petroliere con gasolio russo hanno segnalato destinazioni in Turchia e Brasile. Il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti compare a 6,32 dollari al gallone, contro 3,63 dollari un anno prima; il giorno di rilevazione non è indicato con certezza. È il quadro che spiega perché il gasolio sia diventato un tema politico, non solo energetico.

Raffineria e petroliera al porto per il diesel russo verso New York, esportazioni di gasolio in crescita
Le raffinerie russe riportano la produzione di diesel verso 180.000 tonnellate al giorno, con il primo carico diretto a New York.

Perché il gasolio russo pesa sul voto americano

Con le elezioni di medio termine alle porte, il costo del gasolio è diventato un problema per l’America rurale. La lettura politica di 9Colonne mette al centro gli agricoltori del Midwest e del Sud: il diesel agricolo alimenta mietitrebbie, trattori, irrigazione e logistica alimentare.

Per contenere l’emergenza, il governo americano ha disposto misure straordinarie per estendere temporaneamente il diesel colorato, normalmente riservato ai mezzi agricoli e da cantiere, anche al trasporto merci su strada. Trump ha rivendicato la scelta sui social: «Ho fatto la scelta giusta per il popolo americano: SEMPRE, PRIMA L'AMERICA!». Ha anche sostenuto che «l'Unione Europea ha pagato alla Russia 250 miliardi di dollari per l'energia». La cifra è presentata come affermazione del presidente, non come dato verificato.

Sullo sfondo restano le sanzioni europee: l’UE ha interrotto le importazioni di carbone nella estate 2022, bloccato il greggio russo via mare a dicembre 2022 e vietato i prodotti raffinati a febbraio 2023. Il vice premier russo Alexander Novak ha quantificato le vendite energetiche ai Paesi UE dal 2022 a oggi in 320,7 miliardi di dollari, circa 286 miliardi di euro. Le due cifre non coincidono con i 250 miliardi citati da Trump: cambia il perimetro, ma la divergenza tra le versioni pubbliche resta evidente.

Il limite: attacchi alle raffinerie e volumi promessi

La ripresa di ottobre è fragile. Standard Chartered avverte che la Russia farà fatica ad aumentare la produzione nel breve periodo: gli attacchi dei droni ucraini hanno danneggiato le raffinerie e serviranno mesi di riparazioni. Kiev ha ripreso gli attacchi il 15 ottobre dopo una pausa di tre giorni.

La banca aggiunge che i barili reindirizzati agli acquirenti statunitensi vengono sottratti alle forniture destinate agli attuali clienti della Russia. Il conto dei volumi aiuta a capire la scala: 40.000 tonnellate al giorno per 30 giorni fanno 1,2 milioni di tonnellate al mese. Le 500.000 tonnellate promesse per novembre equivalgono al 41,7% di quel potenziale. Se si sottraggono le 200.000-300.000 tonnellate destinate ai Paesi vicini, il volume residuo scende a 900.000-1.000.000 di tonnellate: le 500.000 di novembre assorbono tra il 50% e il 55,6%.

Il nodo non è solo quanto gasolio Mosca riesce a raffinare, ma a chi lo toglie. Se le riparazioni non tengono il passo, le quote possono sostenere la produzione solo fino a un certo punto: il diesel promesso a Washington rischia di essere più una redistribuzione dei flussi esistenti che un’aggiunta netta all’offerta globale.

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