Equinor, utile a 12,4 miliardi e stime di produzione a +4%

Il terzo trimestre di Equinor vale 12,4 miliardi di dollari di utile rettificato ante imposte, il doppio dei 6,2 miliardi dello stesso periodo del 2025 e il miglior risultato da quasi quattro anni. La compagnia norvegese non ha esposizione diretta al Medio Oriente, e proprio questo è il punto: a farla crescere sono stati il gas europeo a 20 dollari per MMBtu e i liquidi a 92,30 dollari al barile, mentre la guerra e le interruzioni nello Stretto di Hormuz, secondo MarketScreener, si inseriscono in un quadro di favorevole esposizione geografica degli asset produttivi di Equinor, meno sensibili alle tensioni nel Golfo Persico. L'aumento delle stime di produzione dal 3% a circa il 4% per il 2026 trasforma un trimestre congiunturale in un aumento strutturale dei volumi.

Il trimestre in quattro cifre: utile operativo a 11,96 miliardi

L'utile operativo riportato è passato da 5,27 a 11,96 miliardi di dollari, mentre l'utile operativo rettificato – la stessa grandezza indicata in apertura come utile rettificato ante imposte di 12,4 miliardi, dato che 12,35 arrotonda a 12,4, e chiamata dalle fonti adjusted operating income o adjusted earnings before tax – si è fermato a 12,35 miliardi, poco sopra i 12,19 miliardi del consenso raccolto tra 21 analisti. La produzione equity ha toccato 2,166 milioni di barili equivalenti al giorno.

VoceQ3 2026Q3 2025Variazione
Utile operativo riportato11,96 mld $5,27 mld $×2,27 (calcolo)
Utile rettificato ante imposte12,4 mld $6,2 mld $×2,0 (calcolo)
Utile netto rettificato2,86 mld $932 mln $×3,07 (calcolo)
Produzione equity2,166 mln boe/g2,130 mln boe/g+1,7% (calcolo)
Utile per azione rettificato1,20 $—consenso 1,37 $

Le tre prime righe spiegano perché le testate abbiano titolato in modo diverso lo stesso trimestre: l'utile operativo "raddoppia", l'utile netto rettificato "triplica", e in entrambi i casi si parla di metriche differenti. Sul fronte della produzione, la crescita dichiarata dalle fonti è del 2% su base annua. Il rapporto tra 2,166 e 2,130 milioni di boe/giorno dà +1,7% calcolato sui dati Equinor (2,166 e 2,130 mln boe/g); OilPrice riporta un +2%, che non è riconciliabile con questi valori arrotondati e probabilmente usa una base di calcolo diversa.

Gas a 20 dollari per MMBtu, liquidi a 92,30 dollari al barile

Il prezzo realizzato del gas europeo è salito a 20 dollari per MMBtu, contro i 15,79 del secondo trimestre 2026 (circa +26,7%, calcolato sulla differenza) e con un balzo del 75% rispetto al terzo trimestre 2025. Il prezzo medio realizzato dei liquidi è cresciuto del 42% su base annua, a 92,30 dollari al barile.

Dietro c'è uno shock di offerta legato alla mancanza di forniture LNG dal Qatar: i prezzi del gas in Europa sono schizzati durante l'estate per la guerra con l'Iran e le interruzioni nello Stretto di Hormuz, mentre il greggio è rimasto sopra i 100 dollari al barile dall'inizio di settembre. Equinor, che è un grande fornitore di petrolio e gas all'Europa, non ha esposizione diretta al Medio Oriente.

Produzione: il motore è internazionale, la Norvegia resta piatta

La guidance 2026 sulla crescita di olio e gas è passata dal 3% a circa il 4%, con una produzione trimestrale di 2,166 milioni di boe al giorno che ha battuto le attese di 2,129 milioni. Il contributo decisivo arriva dall'estero.

  • Segmento internazionale: +21%, spinto da Adura nel Regno Unito, da Bacalhau in Brasile e da minori attività di manutenzione.
  • Piattaforma continentale norvegese: sostanzialmente stabile, con Halten East, Verdande e nuovi pozzi che hanno compensato il declino naturale e le perdite non programmate a Johan Castberg e Troll.
  • Stati Uniti: in calo, per fermi programmati offshore e declino naturale che hanno più che annullato l'aumento della produzione onshore.

C'è un dettaglio che ridimensiona il dato: i volumi internazionali sollevati sono stati inferiori alla quota di produzione di Equinor, limitando il beneficio sui ricavi del trimestre.

Piattaforma petrolifera offshore nel Mare del Nord sotto un cielo sereno, simbolo della produzione di petrolio e gas
I prezzi record di petrolio e gas spingono l'utile del colosso norvegese, con più produzione in arrivo.

Mongstad record e il giallo degli 893 milioni nel segmento MMP

Il segmento Marketing, Midstream and Processing ha generato un utile operativo rettificato di 893 milioni di dollari contro i 793 attesi dagli analisti (e contro i 400 milioni indicati dalla guidance aziendale), sostenuto dai margini di raffinazione e dal trading LNG. La raffineria di Mongstad ha chiuso il trimestre con risultati record.

Su questa voce le fonti divergono. OilPrice, in un secondo articolo, parla di 574 milioni di utile operativo rettificato post-imposte per la divisione MMP, contro i 195 milioni del terzo trimestre 2025; Offshore Engineer e il primo pezzo di OilPrice citano invece 893 milioni. Le due cifre non sono confrontabili alla pari, perché una delle fonti specifica esplicitamente il dato post-imposte e l'altra no, ma nessuna chiarisce il passaggio intermedio. Resta il fatto che entrambe le versioni battono la guidance di 400 milioni.

Non tutto il trading ha reso: l'area Crude, Products and Liquids ha registrato una perdita, perché gli effetti negativi delle posizioni in derivati su un mercato noli molto teso hanno più che compensato i risultati del trading di prodotti.

Cassa, buyback da 1,125 miliardi e dividendo fermo a 0,39 dollari

Il flusso di cassa operativo al netto delle imposte, esclusa la variazione del capitale circolante, ha raggiunto 8,14 miliardi di dollari, in crescita del 53% anno su anno: applicando il tasso di crescita si ricava un valore di circa 5,32 miliardi nel terzo trimestre 2025 (8,14 diviso 1,53). La spesa per investimenti organici si è fermata a 3,28 miliardi.

Il rapporto tra debito netto rettificato e capitale impiegato è sceso al 3,8% a fine settembre dal 10,4% di fine giugno, un miglioramento di 6,6 punti percentuali in tre mesi. Equinor ha confermato il dividendo trimestrale a 0,39 dollari per azione e ha approvato la tranche finale del buyback 2026 per un massimo di 1,125 miliardi di dollari, in partenza il 29 ottobre: è il 37,5% del programma annuale da massimo 3 miliardi (calcolo su 1,125 diviso 3). Nessun dividendo straordinario, a differenza di altri colleghi del settore.

L'analisi: utile doppio, ma l'EPS delude del 12,4%

Il paradosso del trimestre sta nel confronto tra la headline e il dato per azione. L'utile rettificato ante imposte raddoppia, l'utile netto triplica, eppure l'EPS rettificato di 1,20 dollari resta sotto il consenso di 1,37: un buco di 0,17 dollari, pari al 12,4% (calcolo su 0,17 diviso 1,37). È la ragione per cui James Carmichael, analista dell'ufficio studi di Berenberg, definisce i risultati "solidi", sottolineando che "la forte generazione di cassa e le previsioni sulla produzione compensano un utile per azione inferiore alle attese". A conti fatti, il trimestre sembra restare solido, anche se il fronte dell'EPS lascia qualche perplessità.

Per chi guarda il titolo, il dato che pesa è un altro: Equinor guadagna l'86% da inizio anno, il doppio del +43% dell'indice europeo degli energetici (.SXEP); le quotazioni, dopo aver toccato massimi storici nelle settimane precedenti, sono poi ripiegate insieme al petrolio. Si può leggere come un segnale che il mercato abbia già prezzato la posizione di fornitore alternativo a basso rischio geopolitico. Il buyback da 1,125 miliardi che parte oggi sostiene la domanda nel breve, ma non cambia l'equazione di fondo: con la Norvegia piatta, la crescita futura dipende dalla capacità di Bacalhau e degli altri campi internazionali di compensare declino e fermi non programmati.

Se i nuovi giacimenti tengono e le perdite a Johan Castberg e Troll restano contenute, i 12,4 miliardi non saranno un picco ma il nuovo livello di partenza. Se invece il contributo internazionale si sfilaccia, l'intero +4% promesso per il 2026 poggia su una piattaforma norvegese che non cresce.

Fonti

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