A maggio 2026, le esportazioni petrolifere del Venezuela hanno raggiunto 1,25 milioni di barili al giorno, il livello più elevato dal 2019 e un balzo del 61% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Dietro questo rimbalzo c'è un cambiamento politico decisivo: dopo la cattura di Nicolás Maduro all'inizio del 2026, Washington ha allentato le sanzioni su PDVSA e aperto il mercato venezuelano a trader e raffinatori occidentali, trasformando in pochi mesi uno dei principali emarginati del mercato globale in uno dei suoi fornitori più attivi.
USA primo importatore, India ai massimi da sei anni
Gli Stati Uniti hanno assorbito 558.000 barili al giorno di greggio venezuelano a maggio, confermandosi il maggiore acquirente. L'India ha seguito con 427.000 bpd, mentre l'Europa ha importato 169.000 bpd. I volumi verso tutte e tre le aree sono cresciuti rispetto ad aprile 2026.
Reliance Industries, il principale raffinatore privato indiano, è emersa come uno dei tre maggiori acquirenti di greggio venezuelano, importando carichi venduti da Chevron, Vitol e Trafigura. Per l'India si tratta dei volumi di importazione venezuelana più alti in sei anni: con la crisi di approvvigionamento in Medio Oriente che pesa sulle forniture asiatiche, il greggio di Caracas offre una diversificazione strategica immediata.
A maggio sono stati esportati 67 carichi totali, uno in più rispetto ai 66 di aprile. Ad aprile le esportazioni erano già cresciute del 14% rispetto a marzo, portando i volumi ai livelli più alti dal 2019, anno in cui la prima amministrazione Trump aveva imposto sanzioni contro PDVSA.
La svolta di inizio 2026: sanzioni allentate, mercati aperti
Il cambiamento strutturale è avvenuto all'inizio del 2026, dopo la cattura di Maduro. Il controllo sulle vendite petrolifere venezuelane è passato agli Stati Uniti, che hanno allentato le restrizioni sull'industria energetica del paese, riaperto le operazioni alle imprese occidentali e incoraggiato le aziende americane a firmare accordi di produzione ed esportazione diretti.
I trader internazionali Vitol e Trafigura sono stati incaricati di commercializzare la maggior parte del greggio venezuelano, garantendo ai principali raffinatori globali un accesso diretto e organizzato. Questo sistema ha sostituito il circuito opaco di esportazioni parallele che aveva caratterizzato gli anni delle sanzioni, riportando il Venezuela su canali commerciali regolari.
Le esportazioni sono cresciute per il terzo mese consecutivo a maggio, con l'incremento rispetto ad aprile trainato principalmente dai volumi diretti all'India. La traiettoria è lineare: ogni mese da marzo 2026 aggiunge nuovi massimi.
Perché il rimbalzo venezuelano conta oltre i numeri
Un aumento del 61% in dodici mesi non è un rimbalzo congiunturale: segnala una ridistribuzione concreta dei flussi petroliferi globali. Per quasi un decennio il Venezuela era rimasto ai margini dei mercati regolati; il suo rientro avviene in un momento particolarmente favorevole, con le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico che mettono sotto pressione le forniture mediorientali e spingono acquirenti diversi a ridurre la dipendenza da un'unica area geografica.
Per l'India, diversificare verso Caracas significa ridurre l'esposizione alle interruzioni nel Golfo Persico e guadagnare potere negoziale con i fornitori della regione. Per le raffinerie statunitensi, il greggio venezuelano rappresenta un'alternativa geograficamente prossima e commercialmente competitiva.
Il nodo irrisolto è la velocità di recupero della capacità produttiva di PDVSA: anni di disinvestimenti e infrastrutture degradate frenano la scalabilità. Sostenere la traiettoria di crescita attuale richiederà investimenti sistemici che i partner occidentali appena rientrati in Venezuela stanno solo ora iniziando a pianificare.