Greggio iraniano a sconto sul Brent: i teapot cinesi frenano

Per la prima volta in due mesi, il greggio Iranian Light è scivolato in sconto rispetto all'ICE Brent. La causa non è un'eccedenza di offerta: sono le raffinerie indipendenti cinesi — i cosiddetti teapot — a ritirare la domanda dopo aver accumulato perdite crescenti, con scorte che restano abbondanti nonostante la crisi in Medio Oriente. Quando la Cina smette di comprare, anche il greggio sanzionato cede.

I teapot dello Shandong tagliano i ritmi di lavorazione

Le raffinerie indipendenti della provincia dello Shandong — principale destinazione del greggio iraniano sul mercato fisico — hanno iniziato a ridurre i ritmi di lavorazione nelle ultime settimane di maggio 2026. Dall'inizio del conflitto iraniano, molti di questi impianti avevano operato a ritmi quasi normali su indicazione delle autorità cinesi, che volevano assicurare forniture interne sufficienti.

Il cambio di rotta è arrivato con giugno. La National Development and Reform Commission (NDRC), il pianificatore statale cinese, ha notificato ad alcune raffinerie in perdita che possono ridurre la produzione di carburanti a partire da questo mese, fissando un limite minimo all'80% della media mensile del 2025. Significa che gli impianti più in difficoltà possono tagliare fino al 20% rispetto ai volumi registrati un anno fa.

Due fattori spiegano il cambio di politica. Le perdite operative si sono accumulate perché i prezzi del greggio sono rimasti troppo alti per i margini dei teapot. Le scorte cinesi di greggio e prodotti raffinati restano abbondanti nonostante la chiusura parziale dello Stretto di Hormuz — in parte grazie anche al calo delle esportazioni cinesi di carburante. Con inventari a livelli confortevoli, le autorità hanno concesso ai raffinatori privati in perdita un margine di manovra che fino a pochi giorni fa non esisteva.

Quanto valgono oggi Iranian Light e ESPO russo

Il rallentamento degli acquisti cinesi ha trascinato il greggio Iranian Light sotto il Brent e compresso il differenziale del russo ESPO. La tabella mostra la variazione dei premi di consegna tra maggio e le quotazioni di giugno 2026.

Greggio iraniano e russo in calo per debole domanda cinese
Barili di petrolio: la domanda cinese in calo pressiona i mercati iraniani e russi. Foto di Waldemar Brandt su Pexels
GradoPremio aprile-maggio 2026Premio/Sconto giugno 2026Variazione
Iranian Light (Shandong)+1/+2 $/barile su ICE Brent-0,50/-1 $/barile su ICE Brentinversione di 1,50-3 $/barile
ESPO russo+4/+5 $/barile su ICE Brent (solo maggio)+3/+4 $/barile su ICE Brent-1 $/barile

Il greggio Iranian Light è passato da premi di 1-2 dollari al barile in aprile e a maggio a sconti di 0,50-1 dollaro per le consegne di giugno in Shandong. Il greggio russo ESPO — il grado preferito dai teapot per logistica e caratteristiche tecniche — ha tenuto meglio: il suo premio sul Brent è sceso dai 4-5 dollari di maggio ai 3-4 dollari per giugno, una perdita di circa un dollaro al barile, contenuta ma uniforme.

La differenza di tenuta tra i due greggi riflette una preferenza tecnica dei raffinatori cinesi per l'ESPO, ma la direzione è identica: entrambi cedono terreno rispetto a un mese fa, con l'Iranian Light che subisce la correzione più brusca.

L'inversione misura $2,25 al barile in poche settimane

Prendendo i punti medi dei range riportati, l'Iranian Light è passato da un premio medio di +$1,50/barile in aprile-maggio a uno sconto medio di -$0,75/barile a giugno: un'inversione di $2,25 al barile in poche settimane, con la produzione iraniana invariata. La correzione dipende quasi interamente dalla domanda.

Questo è il dato strutturale che conta: anche con una crisi di approvvigionamento in Medio Oriente, i teapot cinesi sono abbastanza saturi da non dover comprare. Quando il mercato fisico principale di un prodotto sanzionato smette di fare scorte, il fornitore perde ogni leva di prezzo.

Per la Russia, il calo del premio ESPO si inserisce in un contesto già complicato: come avevamo riportato, il waiver statunitense sulle esportazioni di petrolio russo scade il 17 giugno 2026 dopo tre proroghe consecutive. Le fonti documentano il calo del differenziale sul mercato fisico, ma i dati verificabili su impatto produttivo e cambio rublo-dollaro non erano accessibili al momento della pubblicazione.

Le scorte cinesi abbondanti rendono questo rallentamento meno urgente per Pechino di quanto non sia per i venditori sanzionati: se la NDRC estende la flessibilità produttiva ai teapot in perdita anche oltre giugno 2026, sia Iran che Russia dovranno scegliere tra sconti più profondi e volumi ridotti verso il loro principale sbocco commerciale.

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