Hormuz: petrolio via accordi statali, Pakistan ai massimi per il GNL

Tre mesi dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran, il mercato energetico registra due risposte alla crisi agli antipodi. Gli avvocati della società di trading Mercuria hanno dichiarato che accordi diretti con i governi hanno permesso il transito di carichi petroliferi attraverso lo stretto bloccato, mentre il Pakistan ha acquistato il carico di GNL più costoso degli ultimi anni pur di garantire le forniture. La crisi non ha fermato i flussi: li ha resi più costosi e più politici.

Accordi di stato: come Mercuria ha ottenuto il passaggio del greggio

Il transito del petrolio attraverso Hormuz è stato reso possibile da intese dirette tra governi, non attraverso i canali commerciali ordinari. I carichi di greggio sono passati, ma grazie a leve diplomatiche disponibili solo alle grandi trading house — non agli operatori più piccoli, che restano esclusi dagli stessi canali.

La distinzione è rilevante. La chiusura proclamata da Teheran il 1° marzo 2026 non ha prodotto un embargo assoluto: ha creato una gerarchia di accesso. Chi dispone di strutture legali e relazioni istituzionali globali — come Mercuria — ha trovato varchi. Chi opera solo attraverso la normale logistica marittima è rimasto tagliato fuori. Il risultato è un mercato del greggio segmentato, dove il prezzo non dipende solo dalla domanda e dall'offerta, ma anche dalla capacità di navigare la politica internazionale.

Il Pakistan paga il prezzo della dipendenza dal mercato spot

Sul fronte del gas naturale liquefatto, la situazione del Pakistan illustra il costo diretto della crisi per i paesi importatori con meno flessibilità strutturale. Il paese ha acquistato un carico di GNL al prezzo più alto registrato negli ultimi anni, diretta conseguenza della rarefazione dell'offerta mediorientale sui mercati spot.

Come avevamo riportato, il Pakistan aveva già lanciato la sua quarta gara sul mercato spot per un milione di tonnellate di GNL nell'arco di due mesi: un ritmo che riflette la pressione di dover trovare forniture alternative in tempi rapidi. L'acquisto al livello di prezzo massimo recente dimostra che quella corsa alle forniture ha un costo crescente e che, per ora, Islamabad non dispone di alternative strutturali ai carichi spot.

Stretto Hormuz: petrolio passa per accordi governativi, Pakistan compra GNL record
Petroliera in transito: il trasporto di petrolio e GNL rimane cruciale negli accordi energetici internazionali. Foto di DeLuca G su Pexels

La risposta strutturale: il nuovo terminale LNG di Ensenada

Nel mezzo di questa riorganizzazione delle rotte, il 5 giugno 2026 arriva una notizia che guarda alla soluzione di lungo periodo: Sempra Infrastructure e TotalEnergies hanno avviato la produzione di GNL nell'impianto ECA LNG Phase 1 di Ensenada, in Messico, nell'ambito delle operazioni di commissioning che precedono l'avvio commerciale.

L'impianto, sulla costa del Pacifico messicano, esporterà gas naturale statunitense verso l'Asia e altri mercati del Bacino del Pacifico attraverso rotte significativamente più brevi rispetto ai terminali del Golfo del Messico. Il singolo treno di liquefazione ha una capacità nominale di 3,25 milioni di tonnellate annue. I contratti di vendita a lungo termine sono già siglati con TotalEnergies e Mitsui & Co. Sempra prevede il completamento sostanziale del progetto nell'estate 2026, con le prime consegne commerciali subito dopo.

Justin Bird, amministratore delegato di Sempra Infrastructure, ha dichiarato: "La produzione del primo GNL segna un traguardo significativo verso le operazioni complete attese nei prossimi mesi, consentendo la consegna di energia affidabile e sicura dalla costa del Pacifico nordamericano ai mercati globali."

La crisi di Hormuz ridisegna le geografie del GNL

I tre segnali di questa giornata — accordi governativi per il greggio, prezzi massimi per il Pakistan, nuovo terminale sul Pacifico — convergono verso una lettura unitaria: la chiusura di Hormuz non ha bloccato i mercati energetici, ma li ha frammentati per capacità di accesso e accelerato la diversificazione strutturale.

Dal punto di vista dei numeri, la capacità di ECA LNG Phase 13,25 milioni di tonnellate annue — equivale a circa 271.000 tonnellate al mese: un volume significativo, ma non risolutivo, per i mercati asiatici attualmente sotto pressione. Il Pakistan, che nell'arco di due mesi ha lanciato quattro gare spot, segnala una domanda che supera quella soglia di offerta mensile. La diversificazione strutturale richiede anni; il costo del mercato spot si paga oggi.

Chi opera con accordi governativi gestisce la crisi senza pagare il prezzo di mercato. Chi dipende dallo spot — come il Pakistan — paga il massimo degli ultimi anni. È questa asimmetria, non il blocco fisico dello stretto, il vero effetto duraturo della chiusura di Hormuz.

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