Tra 610.000 e 650.000 barili di petrolio equivalente al giorno: Shell ha rivisto al rialzo le stime per la produzione di gas integrato del secondo trimestre 2026. Il trading di gas, spinto dalla volatilità del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, è atteso significativamente superiore al trimestre precedente, e le azioni Shell hanno guadagnato il 3,2% alle prime battute di oggi a Londra, sovraperformando nettamente il settore energetico europeo (+0,3%).
Produzione di gas e GNL: numeri a confronto con il primo trimestre
La nuova guidance per la produzione di gas integrato passa a 610.000-650.000 boed, contro i 580.000-640.000 boed della stima precedente. Anche i volumi di liquefazione GNL vengono alzati: da 6,8-7,4 a 7,4-7,8 milioni di tonnellate.
Rispetto al primo trimestre 2026, che aveva registrato 909.000 boed di produzione gas e 7,9 milioni di tonnellate di GNL, il secondo trimestre segna un calo – calcolando il valore mediano della nuova forchetta, il gas scende di circa il 30,7% e il GNL del 3,8% – ma le indicazioni sono comunque migliori delle attese iniziali. Il rafforzamento delle stime sul GNL assume rilievo in un contesto in cui la sicurezza degli approvvigionamenti energetici resta un fattore chiave.
Trading energetico: la volatilità bellica gonfia i profitti
Shell ha comunicato che i risultati commerciali del segmento integrated gas saranno significativamente superiori a quelli del trimestre precedente. Anche il trading di petrolio e prodotti chimici si mantiene in linea con la solida performance del Q1.
La volatilità innescata dal conflitto in Medio Oriente ha ampliato le oscillazioni dei prezzi di greggio e gas naturale, permettendo ai desk di trading delle grandi major di estrarre margini più elevati.
Prezzi delle materie prime e reazione della borsa
Nel secondo trimestre il Brent ha viaggiato in media a 97 dollari al barile, un balzo rispetto ai 78 dollari del Q1 e ai 67 dollari dello stesso periodo 2025. Il gas naturale di riferimento europeo TTF si è attestato a 46 euro per megawattora, in rialzo dai 40 euro del trimestre precedente.
Citi ha rivisto al rialzo del 13% la stima sull’utile per azione di Shell per il trimestre, citando la forza del trading e della commercializzazione. Oggi il titolo Shell avanza del 3,2% contro un modesto +0,3% del settore, segno che gli investitori premiano la capacità del gruppo di trasformare la tensione geopolitica in un vantaggio competitivo.
Con il petrolio stabilmente sopra quota 90 dollari e la volatilità del gas che non accenna a ridursi, la macchina del trading di Shell si conferma una leva decisiva per i conti del colosso anglo-olandese.