Gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno innescato una crisi energetica che attraversa tutta la Russia, dalla Siberia ai mercati centrali. Il governo sta valutando un ban completo alle esportazioni di diesel — una misura straordinaria che rivela quanto profondamente i raid abbiano intaccato la logistica dell'intera filiera.
La disruption si estende dalla Siberia al cuore del paese
La carenza di carburante non è localizzata: coinvolge diverse regioni del paese, incluse alcune aree siberiane, le più lontane dalle zone di conflitto. Benzina e diesel scarseggiano nei punti vendita mentre i prezzi salgono. La crisi mostra che il problema non riguarda solo la capacità produttiva delle singole raffinerie colpite, ma l'intera rete di distribuzione.
Gli attacchi hanno già ridotto la capacità di raffinazione di impianti legati a Gazprom Neft e Taneco — una riduzione che si sta ora traducendo in carenza strutturale sul mercato interno.
Il ban all'export di diesel come misura d'emergenza
Il vicepremier Alexander Novak ha dichiarato martedì, in una riunione di governo presieduta da Putin, che il governo sta valutando un blocco totale delle esportazioni di diesel per frenare l'emorragia di prodotto verso i mercati esteri e stabilizzare le scorte nazionali. Novak ha riconosciuto che la situazione del mercato carburanti russo era «non semplice», pur insistendo che restava sotto controllo. Si tratta di un'inversione significativa per un paese che storicamente esporta grandi quantità di prodotti petroliferi raffinati: lo stesso Novak, appena il 4 giugno a margine del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, aveva escluso la necessità immediata di un ban generalizzato, pur lasciando aperta la possibilità in caso di ulteriore deterioramento delle condizioni di mercato.
Secondo il quotidiano russo Vedomosti, le autorità stanno valutando anche importazioni di carburante e sussidi sui prodotti importati per calmierare i prezzi interni.
Un ban all'export protegge le scorte interne ma taglia le entrate valutarie in un momento in cui l'economia è già sotto pressione. Gli attacchi alle raffinerie hanno trasformato l'autosufficienza energetica russa — storicamente un punto di forza — in una vulnerabilità concreta, con effetti che si misurano adesso ai distributori.