Riad: due missili Houthi abbattuti, aeroporto ancora chiuso

Due missili balistici Houthi diretti verso Khamis Mushait sono stati intercettati e distrutti dalla coalizione a guida saudita, un giorno dopo i due raid mortali sull'aeroporto internazionale di Riad. Le difese intercettano la maggior parte delle minacce annunciate, ma non hanno impedito il colpo al Terminal 4 e il raid del 10 ottobre sullo scalo di Riad; le autorità saudite hanno aperto un'indagine sul mancato intercetto (Notizie Geopolitiche). Il conto strategico per il Regno sale comunque: lo scalo della capitale resta chiuso; secondo stime circolate, circa il 60% dei voli previsti potrebbe essere cancellato, e il traffico petrolifero da Bab el-Mandeb viaggia su rotte sempre più lunghe e costose.

Martedì 13 ottobre: cosa ha abbattuto la coalizione

Il Mag. Gen. Turki Al-Malki, portavoce della Coalizione per il ripristino della legittimità in Yemen, ha annunciato l'intercettazione di due missili balistici diretti verso Khamis Mushait, città sud-occidentale vicina al confine yemenita. La coalizione ha riferito anche dell'abbattimento di un missile da crociera nei pressi dell'aeroporto della capitale e di un drone nella Provincia Orientale.

I conteggi delle ultime ore non combaciano. La Saudi Press Agency, citata da OilPrice.com, parla di due missili balistici verso Khamis Mushait; Notizie Geopolitiche riferisce di tre missili balistici intercettati nelle ultime ore — uno verso Riad, due verso Khamis Mushait; La Verità menziona un solo missile balistico verso Khamis Mushait, più il missile da crociera e il drone. Il dato certo è che le difese saudite operano senza pause.

Il portavoce militare Houthi Yahya Saree ha rivendicato quattro attacchi nelle ultime 24 ore con missili balistici, missili da crociera e droni, citando tra gli obiettivi gli aeroporti King Khalid di Riad e King Fahd vicino a Dammam e due impianti di Saudi Aramco nella Provincia Orientale: il sito del gas di Shedgum e la raffineria di Tanajib. Saree ha parlato di tre ondate contro la capitale da sabato sera e di un colpo diretto a Shedgum con un incendio di grandi dimensioni. Da Aramco non è arrivata alcuna conferma pubblica: su questi danni restano solo le rivendicazioni del gruppo yemenita.

Il bilancio dei raid del 10 ottobre, tra fonti che divergono

Le cifre sulle vittime degli attacchi agli aeroporti sauditi cambiano a seconda della fonte e della finestra temporale considerata:

EventoFonteMortiFeriti
Raid del 10 ottobre sul King Khalid di RiadAutorità saudite (via La Verità)12309
Raid del 10 ottobre su RiadAltre fonti citate da La Verità13—
Raid del 10 ottobre su RiadFonti regionali citate da AP (via Notizie Geopolitiche)13oltre 300
Attacchi agli aeroporti sauditi, 6-11 ottobreAviazione civile saudita (via Notizie Geopolitiche)20356

Il raid più grave resta quello di sabato 10 ottobre sul King Khalid International Airport: la sequenza di attacchi ha spinto le autorità a prolungare la chiusura dello scalo per completare le verifiche di sicurezza. Le discrepanze tra fonti e tra finestre temporali sono contenute ma reali, e riflettono sia il susseguirsi degli attacchi sia la diversa origine dei dati, saudita o regionale.

Il giorno dopo, un proiettile ha colpito il Terminal 4, destinato ai voli domestici, provocando un incendio, la morte di un cittadino pakistano e 11 feriti. Tra le vittime del raid di sabato c'è anche un cittadino americano.

Aeroporto di Riad con piazzale vuoto e aerei fermi, scalo chiuso dopo gli attacchi missilistici Houthi
Lo scalo della capitale saudita resta chiuso mentre le difese intercettano nuove minacce missilistiche.

Sul piano civile le conseguenze non si sono chiuse. Etihad Airways ha cancellato i collegamenti tra Abu Dhabi e Riad, Gedda e Dammam, mantenendo sospesi i voli verso la capitale almeno fino al 19 ottobre. Qatar Airways ha sospeso temporaneamente i voli verso Riad e Dammam. Delta Air Lines ha rinviato a marzo 2027 l'avvio della rotta Atlanta-Riad. La FAA statunitense ha emesso un avviso di sicurezza valido fino al 10 dicembre sui rischi per gli aerei da operazioni militari e interferenze ai sistemi di navigazione satellitare.

Bab el-Mandeb e il costo logistico dell'escalation

Il petrolio resta il termometro del conflitto. Nelle contrattazioni asiatiche di martedì il Brent è sceso dell'1%, a 105 dollari al barile, dopo aver superato i 106 dollari lunedì. Il ministro dell'Energia Prince Abdulaziz bin Salman ha definito il Regno la "capital of energy security", per rassicurare i mercati.

Il problema non è la produzione, ma la rotta. La coalizione a guida saudita combatte gli Houthi per riprendere il controllo della costa yemenita sul Mar Rosso e sullo Stretto di Bab el-Mandeb, da cui passano normalmente le esportazioni di greggio dal porto di Yanbu verso l'Asia. Da luglio gli Houthi hanno promesso di disturbare le spedizioni saudite, lasciando passare altro traffico. Riyadh ha risposto spostando i carichi dai porti mediterranei egiziani, bypassando lo stretto. La rotta alternativa — Mediterraneo e punta meridionale dell'Africa via Capo di Buona Speranza — allunga però il viaggio da Yanbu all'Asia orientale di circa un mese.

Su un mercato dove il Brent viaggia sopra i 100 dollari, ogni giorno di navigazione in più si scarica sui noli, sul carburante e sulle assicurazioni. Anche senza nuovi colpi diretti agli impianti energetici, l'escalation si trasferisce lungo tutta la filiera.

Il fronte americano e la minaccia agli impianti

Il conflitto rischia di allargarsi oltre il fronte saudita. Il presidente Donald Trump ha detto che gli Houthi stanno "comportandosi molto male" e ha confermato di valutare un coinvolgimento militare americano diretto. La reazione è arrivata con Mohammed al-Bukhaiti, membro dell'ufficio politico degli Houthi, secondo cui un intervento degli Stati Uniti provocherebbe una risposta "rapida e dolorosa" contro Washington e i suoi interessi nella regione. Il dirigente ha invitato i lavoratori delle infrastrutture petrolifere e aeroportuali saudite ad allontanarsi, indicandole come potenziali obiettivi.

Sul piano diplomatico, Arabia Saudita, Turchia, Pakistan ed Egitto hanno condannato gli attacchi; Washington ha chiesto la cessazione delle operazioni. Il generale Turki al-Malki ha definito l'attacco al terminal dell'aeroporto di Riad un "crimine di guerra".

Il paradosso delle difese che intercettano

Le difese intercettano la maggior parte delle minacce annunciate, ma non hanno impedito il colpo al Terminal 4 e il raid del 10 ottobre sullo scalo di Riad; le autorità saudite hanno aperto un'indagine sul mancato intercetto (Notizie Geopolitiche). Il costo per Riyadh non si misura solo sui missili abbattuti. Mettendo in rapporto i 12 morti attribuiti dalle autorità saudite al solo raid del 10 ottobre con i 20 morti complessivi registrati sugli aeroporti tra il 6 e l'11 ottobre, quella singola giornata concentra il 60% delle vittime del ciclo di attacchi. E la pressione Houthi non si contabilizza in perdite: si contabilizza sui voli che, secondo stime circolate, potrebbero essere cancellati (circa il 60% del totale previsto), sull'aeroporto di Riad chiuso, sugli impianti Aramco rivendicati come obiettivi e sulle petroliere costrette a un mese in più di navigazione per raggiungere l'Asia.

Per chi segue i mercati energetici, il segnale operativo è che il premio di rischio sul Brent non si scarica più solo sugli attacchi riusciti: basta la minaccia continua a Bab el-Mandeb per allungare le rotte. Se il confronto si sposta dalle intercettazioni ai danni verificati agli impianti, il margine di tolleranza di un mercato già provato da settimane di oscillazioni si assottiglia ancora.

Fonti

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