Stretto di Hormuz: Kuwait punta al 70%, ma le navi restano bloccate

L'ottimismo del Kuwait non combacia con la realtà del Golfo Persico. Kuwait Petroleum Corporation (KPC) stima di recuperare il 70% della produzione petrolifera in sei-otto settimane dalla riapertura dello Stretto di Hormuz, ma il settore offshore affronta nel frattempo premi assicurativi cresciuti di dieci volte, contratti rescissi e navi che attendono nel Golfo di Oman. La crisi, avviata dagli attacchi statunitensi e israeliani di fine febbraio, ha prodotto danni strutturali che le sole stime di produzione non catturano.

Le stime di recupero: Kuwait, IEA e ADNOC non si allineano

Shaikh Khaled Ahmad Al-Sabah, managing director per il marketing internazionale di Kuwait Petroleum Corporation, ha presentato alla S&P Global Energy Middle East Petroleum and Gas Conference una tabella di marcia precisa: 70% della produzione entro sei-otto settimane dalla riapertura, 30% residuo nel mese successivo. Sulla capacità di raffinazione — pari a 1,4 milioni di barili al giorno — i tempi sarebbero ancora più rapidi: due-tre settimane per tornare alla piena operatività. Vitol Bahrain prevede che le raffinerie del Golfo nel complesso possano raggiungere il 90-95% della capacità in quaranta-sessanta giorni.

Le prospettive per i transiti marittimi divergono nettamente. L'Agenzia Internazionale per l'Energia ha indicato sei-otto mesi come scenario ottimistico per un recupero, contando da ora e solo in presenza di un accordo. ADNOC, da parte sua, non si aspetta un ritorno ai livelli pre-conflitto prima della metà del 2027. La distanza tra le stime di KPC e quelle degli altri operatori non è casuale: il Kuwait parla di capacità produttiva interna, non di transiti; il vero collo di bottiglia è la navigabilità dello stretto.

Assicurazioni decuplicate e contratti rescissi nei paesi del Golfo

Il rapporto HORIZON Monthly di MSI fotografa un settore offshore sotto pressione su più fronti. Todd Jensen, associate director di MSI, sintetizza la situazione con dati precisi: "I premi assicurativi di guerra sono aumentati fino a dieci volte nelle ultime settimane. Gli armatori riferiscono di pagare 80-100.000 dollari per due settimane di copertura, con un bonus no-claims fino al 50%, mentre molte polizze escludono qualsiasi tentativo di passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz — con il risultato che nessun OSV riesce a entrare o uscire dal Golfo del Medio Oriente."

La situazione contrattuale varia tra i paesi:

Stretto di Hormuz: Crisi Prolungata Mina Produzione e Trasporti Petroliferi
Navi cargo e serbatoi petroliferi: l'infrastruttura portuale che sostiene il transito energetico dello Stretto di Hormuz. Foto di Zifeng Xiong su Pexels
  • Qatar: diversi contratti sospesi o rescissi, con il tempo di fermo aggiunto alla fine del contratto
  • Emirati Arabi Uniti: fino a 15 OSV hanno subito la rescissione del contratto
  • Arabia Saudita: impatto più contenuto, grazie alla possibilità di reindirizzare le esportazioni via Mar Rosso e reti pipeline esistenti

Alcune navi di nuova costruzione in attesa di consegna stazionano nel Golfo di Oman, mentre alcuni armatori esplorano mercati alternativi, principalmente India e Sud-Est asiatico. La chiusura colpisce anche i progetti EPC: strutture e attrezzature prodotte in Asia non riescono ad entrare nel Golfo Persico, bloccando cantieri in corso. I costi di manutenzione dei vessel sono aumentati per la scarsità di ricambi all'interno della regione.

La crisi accelera la corsa alle pipeline

La crisi ha ridato urgenza a un tema che molti davano per superato: la dipendenza quasi esclusiva dal trasporto marittimo per i paesi del Golfo. Al-Sabah ha sintetizzato la questione con una battuta diventata emblematica alla conferenza: "In molti si chiedevano perché costruire una pipeline senza usarla. Ora la risposta è evidente."

Kuwait è in trattativa con "paesi amici" per nuovi progetti di pipeline. OMV, attraverso il general manager Mikael Berthod, ha indicato che i raffinatori mediorientali dovranno investire in pipeline e stoccaggio nei prossimi due-tre anni e sviluppare partnership più solide per gestire futuri shock dell'offerta. ADNOC prevede intanto una fiammata della domanda di greggio nella fase di ricostituzione delle scorte, seguita da una normalizzazione graduale dei prezzi.

Il costo reale: la logistica pesa più della produzione

I numeri di KPC sono credibili per la produzione a terra. Nascondono però una complessità che le stime di breve termine faticano a includere. Considerando che le polizze attuali escludono il transito per lo Stretto, anche dopo la riapertura formale ci vorrà tempo prima che i premi tornino a livelli operativamente sostenibili. La sola copertura di guerra — stimata a 80-100.000 dollari ogni due settimane — calcolando 26 intervalli bisettimanali per anno si traduce in un esborso tra 2 e 2,6 milioni di dollari per singolo vessel: valori che rendono non economica la rotta per molte operazioni.

Per gli operatori che hanno visto rescissi i contratti, ricostruire il rapporto con i committenti del Golfo richiederà lavoro amministrativo e logistico anche dopo che lo stretto avrà riaperto formalmente. La divergenza tra la tabella di marcia di KPC (settimane) e quella dell'IEA (sei-otto mesi) non è un errore di calcolo: riflette la distanza tra la capacità tecnica di estrarre petrolio e la capacità reale di commercializzarlo attraverso una catena di trasporto ancora paralizzata.

Recuperare la produzione sarà rapido. Recuperare la catena logistica attorno a quella produzione sarà un processo distinto, più lungo, e con costi che il settore offshore sta già pagando adesso.

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