L’inflazione a dicembre frena a causa del calo del prezzo del Petrolio, i prezzi bassi del petrolio favoriranno la crescita nel 2019

Nel corso del mese di dicembre l’Istat ha riportato i dati in merito al freno della crescita dei beni al consumo, riportando un 1,1% su base annua al confronto dell’ 1,6% registrato nel mese di novembre. Tale freno è stato provocato da una serie di fattori, in particolar modo quelli che riguardano la diminuzione del costo del petrolio e dei beni energetici non regolamentati.

Si confermano così le previsioni diffuse qualche settimana fa circa la potenziale crescita della domanda che tali cali provocheranno nel 2019, la quale è registrata a fronte dei 1,3 milioni di barili giornalieri è stimata circa attorno ai 1,4 milioni. Una crescita quasi certamente preannunciata se i dati pronosticati si manterranno stabili, portando ad un aumento del consumo non irrilevante in grado di scuotere maggiormente le condizioni del mercato globale.

Freno indice di inflazione: quali le cause

Stando ad un analisi dell’ultimo sono stati in grado di verificare una diminuzione consistente del Brent da 86 dollari al barile sino a 50 dollari. Tendenza che, solo negli ultimi mesi, ha mostrato un’altro andamento riposizionandosi saldamente a 60 dollari al barile. Un simile calo dovrebbe innescare una conseguente crescita della domanda sul mercato riportando il consumo di petrolio al di sopra del suo indice annuale.

Sul freno dell’indice di inflazione è proprio il calo dei prezzi di beni energetici non regolamentati a segnare la maggiore differenza con un’incidenza pari al -4,2%. Solo in minima parte riscontriamo anche l’incidenza della diminuzione del costo di beni alimentari trasformati ed anche un ulteriore riscontro per quanto riguarda il settore dei trasporti (+1,1%). Tali varianti sono in realtà spesso correlate a fattori stagionali e di consumo, di conseguenza il loro aumento e diminuzione si registrano sempre in modo più o meno stabile. 

Andamento dei prezzi registrato nell’ultimo mese 

Benché la crescita sia già ampiamente stimata nelle ultime settimane vi sono state notevoli variazioni da riportare: conseguentemente ad un appianamento della crisi commerciale tra Usa e Cina è stato possibile osservare un aumento del costo al barile sino a 61,80, segnando un rialzo netto pari al 1,1%. Se oscillazioni dovessero registrarsi costanti, la crescita preannunciata diverrà certezza nei prossimi mesi del 2019 rilanciando automaticamente il consumo di petrolio sul ed il suo valore sul mercato.

Proprio IEA ha registrato un aumento della domanda sin dagli ultimi mesi dell’anno passato e si prospetta in costante aumento soprattutto tra le prossime settimane. La probabilità di un forte calo improvviso però non è esclusa dalle previsioni dell’ente internazionale energetico, il quale confida in un persistere delle conseguenze dei ribasso sul rallentamento dell’economia mondiale anche per tutto il prossimo anno.

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