La Cina ha importato 4,9 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto a maggio 2026, invertendo un trend negativo durato mesi e segnando un lieve incremento rispetto a maggio 2025. Il rimbalzo arriva in anticipo sul picco estivo della domanda elettrica — quando il caldo spinge il consumo di aria condizionata verso l'alto — e si inserisce in un quadro globale dove flussi, alleanze e infrastrutture si ridisegnano rapidamente.
Aprile al minimo dal 2018: la caduta che ha preceduto il rimbalzo
Le importazioni cinesi di aprile 2026 erano state le più basse dal 2018: soltanto 3,5 milioni di tonnellate, il 30% in meno rispetto allo stesso mese del 2025, e meno della metà del totale di dicembre 2025. La causa principale è il conflitto in Medio Oriente, che ha eliminato circa un quarto della capacità produttiva globale di GNL, spingendo i prezzi verso l'alto e frenando la domanda degli importatori.
Il fenomeno non ha riguardato solo Pechino. Le importazioni asiatiche totali di marzo 2026 erano scese del 4,3% su base annua, a 21,12 milioni di tonnellate — il dato più basso in sette anni, secondo il Gas Exporting Countries Forum. Poiché circa l'80% del GNL prodotto nel Golfo Persico è destinato all'Asia, il blocco medio-orientale ha colpito la regione in modo sproporzionato rispetto al resto del mondo.
La Cina ha retto meglio degli altri importatori asiatici grazie alla disponibilità di gas via pipeline — più economico del GNL — e alla flessibilità di un sistema elettrico ancora fortemente dipendente dal carbone, nonostante la leadership mondiale nel solare e nell'eolico. Per molti Paesi della regione, meno strutturati, le alternative erano assai più limitate.
Il campo Absheron avanza: accordo tra SOCAR, TotalEnergies e BOTAS
Mentre la domanda asiatica recupera, in Azerbaijan si consolida un nuovo pilastro dell'approvvigionamento regionale. A margine della Baku Energy Week, SOCAR, TotalEnergies, ADNOC attraverso la sua divisione XRG e la turca BOTAS hanno firmato un accordo di compravendita di gas naturale legato alla produzione del campo Absheron, uno dei più grandi giacimenti gas-condensato del Paese.
I firmatari includono Rovshan Najaf (presidente di SOCAR), Abdulvahit Fidan (presidente di BOTAS), Martina Opizzi (senior vice president Europa E&P di TotalEnergies) e Mohammed Al Aryani (presidente International Gas di XRG). La decisione finale di investimento per la seconda fase del progetto è attesa entro il 2026, con l'avvio della produzione previsto per il 2029 e un potenziale superiore a 4 miliardi di metri cubi annui. Circa la metà dell'output andrà al mercato turco.
Il progetto rafforza l'export azero e contribuisce a rendere la Turchia meno esposta a un'unica fonte di approvvigionamento.
Russia e Turchia: la posta in gioco oltre il 2026
Le esportazioni russe di GNL sono cresciute dell'11,5% tra gennaio e maggio 2026, confermando la capacità di Mosca di mantenere quote di mercato malgrado le sanzioni occidentali. I mercati asiatici hanno assorbito i volumi che l'Europa ha progressivamente rifiutato. Sul fronte gas via gasdotto, la Turchia è in trattativa con la Russia per estendere le forniture oltre il 2026, prolungando un rapporto energetico che Ankara gestisce con pragmatismo strategico.
Ankara si trova al centro di due dinamiche convergenti: il mantenimento dei flussi russi a condizioni negoziate e il nuovo accesso al gas azero via Absheron. Una posizione che rafforza il suo ruolo di snodo ridistributivo tra l'est produttore e il mercato europeo.
I future americani sul gas naturale hanno ceduto nelle prime sedute di giugno 2026, pesati da flussi più bassi verso i terminali di esportazione GNL lungo la costa del Golfo del Messico. Un segnale di breve periodo, non di tendenza strutturale.
Perché questa notizia riguarda anche noi
Il rimbalzo delle importazioni cinesi riduce la pressione al ribasso sui prezzi globali del GNL. Per i compratori europei — che competono con l'Asia sui carichi spot — questo si traduce in margini di acquisto più stretti nei mesi di picco. La progressiva affermazione di accordi bilaterali (Russia-Turchia, Azerbaijan-Turchia via Absheron) restringe ulteriormente il pool di gas disponibile sui mercati liberi.
Il capo del Gas Exporting Countries Forum ha messo in guardia: se il conflitto in Medio Oriente dovesse durare altri sei mesi, i cambiamenti oggi congiunturali rischiano di diventare strutturali. Non anomalie temporanee, ma nuova architettura del mercato.
Se la domanda asiatica accelera come previsto nella stagione estiva, i margini per i compratori spot europei si restringeranno — proprio mentre la geopolitica dell'approvvigionamento si consolida su accordi bilaterali che lasciano sempre meno spazio ai mercati liberi.