Petrolio Brent a 110 dollari: la crisi a Hormuz ridisegna i mercati

Il Brent ha sfiorato 110 dollari al barile il 12 maggio 2026, segnando un rialzo giornaliero di circa il 3%, dopo che il presidente americano Donald Trump ha definito l'accordo di cessate il fuoco con l'Iran in "terapia intensiva". Lo Stretto di Hormuz è de facto chiuso al transito commerciale da oltre due mesi, e le riparazioni alle infrastrutture energetiche danneggiate in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti — colpite da attacchi con droni — non saranno completate prima del 2027 secondo le stesse autorità del Golfo. Non è una fiammata speculativa: il mercato sta ridisegnando la propria struttura dei prezzi.

Lo Stretto di Hormuz blocca i flussi petroliferi globali

La chiusura dello Stretto di Hormuz da oltre due mesi sta erodendo le scorte OCSE di greggio e prodotti raffinati a un ritmo che le forniture alternative non riescono a compensare. Il 12 maggio l'amministrazione Trump ha annunciato nuove sanzioni contro aziende cinesi ed emiratine che facilitano le esportazioni di petrolio iraniano verso la Cina, affiancate da un'offerta di 15 milioni di dollari per informazioni sul commercio petrolifero dei Pasdaran. Teheran ha risposto avvertendo che le riparazioni alle proprie infrastrutture energetiche — con danni particolarmente gravi al campo di gas di South Pars — potrebbero richiedere fino a due anni e "investimenti seri".

Sul fronte commerciale, l'Iraq ha tagliato i propri prezzi ufficiali di vendita (OSP) per i carichi di giugno verso l'Asia di 13 dollari al barile rispetto a maggio, un ribasso nettamente più aggressivo del taglio di 4 dollari operato da Saudi Aramco. È la fotografia di una concorrenza crescente tra i produttori periferici che cercano di mantenere quota di mercato in un contesto di rotte commerciali alterate e domanda asiatica in flessione.

EIR mantiene il target a 95 $/bbl per il 2026 e 100 per il 2027

Enverus Intelligence Research (EIR) ha ribadito il 12 maggio le previsioni formulate per la prima volta l'11 marzo 2026: Brent medio a 95 dollari al barile per il resto dell'anno e a 100 dollari al barile per tutto il 2027. L'istituto di ricerca specializzato in energia registra che le stime dei concorrenti e i prezzi di mercato si stanno avvicinando a quel target, dopo settimane in cui il consenso era rimasto significativamente più cauto.

"Da marzo la nostra posizione è che i prezzi del petrolio rimarranno più alti più a lungo, e non ci siamo discostati da essa mentre gli eventi si sono sviluppati", ha dichiarato Al Salazar, direttore della ricerca di EIR. Il modello base dell'istituto presuppone una chiusura dello Stretto della durata di tre mesi: ogni mese aggiuntivo aggiungerebbe circa 10-15 dollari al barile alle previsioni. Con quella scadenza trimestrale in arrivo e nessuna risoluzione diplomatica in vista, il rischio è chiaramente orientato al rialzo.

Prezzi del petrolio in rialzo: Brent vicino a 110 dollari
Petroliera in navigazione al largo di Vado Ligure, simbolo delle rotte energetiche globali sotto pressione dei mercati. Foto di DeLuca G su Pexels

A sostenere il premio geopolitico ci sono anche fattori strutturali: la capacità di riserva OPEC limitata e una risposta produttiva statunitense più contenuta del previsto, che riducono la possibilità di compensare rapidamente eventuali cali dell'offerta con produzioni alternative.

La Cina taglia le importazioni, Exxon avverte sui mercati futuri

Le importazioni cinesi di greggio ad aprile 2026 sono scese a una media di 9,25 milioni di barili al giorno, il livello più basso da luglio 2022 e un calo di 2,4 milioni di b/d rispetto a marzo. I raffinatori indipendenti dello Shandong operano a tassi di utilizzo del 50% a maggio: stretti tra il costo elevato del greggio e il divieto di Pechino sulle esportazioni di prodotti raffinati, la redditività è crollata. I dati di Kayrros mostrano che le scorte cinesi rimangono stabili a 1,34 miliardi di barili nel corso di maggio — i raffinatori non stanno attingendo alle riserve, stanno semplicemente producendo meno.

ExxonMobil ha avvertito che l'impatto pieno delle interruzioni sui mercati globali non si è ancora manifestato, e prevede bilanci più stretti e prezzi elevati anche dopo la riapertura dei flussi di navigazione. Chevron ha scelto la continuità strategica: mantiene la disciplina di capitale e ottimizza i flussi di greggio verso i mercati a margine più elevato, senza modificare le proprie proiezioni di spesa.

Perché la struttura dei prezzi cambia anche oltre i mercati finanziari

Un Brent strutturalmente sopra i 95-100 dollari non è un problema circoscritto ai trading desk. L'India ha già chiesto ai propri cittadini di risparmiare carburante; la Cina vede l'indice dei prezzi al consumo accelerare per effetto dell'energia; diversi paesi asiatici stanno incrementando il ricorso al carbone come soluzione emergenziale. I costi si scaricano su trasporto, petrolchimica e produzione elettrica da fonti fossili. La finestra entro cui uno shock d'offerta rimane "assorbibile" si sta restringendo.

Se la chiusura dello Stretto si prolungasse oltre il quarto mese, il modello EIR implicherebbe un target Brent compreso tra 105 e 115 dollari — una fascia che i futures stanno già sfiorando. Il vertice Xi-Trump atteso a breve è la variabile più rilevante nel breve periodo: un accordo sulle sanzioni alle compagnie cinesi potrebbe allentare la tensione, ma un irrigidimento ulteriore spingerebbe Pechino verso soluzioni di approvvigionamento ancora più opache. La vera scommessa non è se i prezzi scenderanno, ma quanto in alto saliranno prima che qualcosa si rompa sul lato della domanda.

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