Houthi colpiscono la sede Aramco, Brent sopra 105 dollari

Un missile balistico ha incendiato i tre piani superiori della torre di Saudi Aramco a Dhahran, in Arabia Saudita orientale, senza feriti. L'incendio, definito «limitato» dal ministero dell'Energia, ha riguardato un edificio amministrativo, secondo il ministero. Nel complesso di Dhahran lavora il centro operativo che sovrintende pozzi, oleodotti, raffinerie e terminali di esportazione. Il messaggio degli Houthi, secondo una lettura possibile, non riguarda le fiamme — riguarda cosa sarebbe successo se il missile avesse scelto un altro piano.

Dalla torre Aramco al petrolio yemenita

Il colpo su Dhahran arriva dopo tre giorni di escalation continua. Sabato 10 ottobre un missile da crociera ha centrato il terminal passeggeri dell'aeroporto King Khalid di Riad: 13 morti, oltre 300 feriti, vittime di 9 nazionalità, tra cui un americano e un indiano. Domenica un secondo attacco sullo stesso terminal ha ucciso un'altra persona. Sommando i due raid, l'aeroporto ha contato 14 vittime in 48 ore. Tra loro Azza Ramzy, 28 anni, assistente di volo della saudita flynas: ferita nel terminal, è morta per le conseguenze delle ferite, e il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty l'ha ricordata "con profonda tristezza".

La notte tra martedì 13 e mercoledì 14 ottobre l'escalation ha cambiato bersaglio. Il portavoce militare degli Houthi, il generale Yahya Saree, aveva scritto su X che la sede di Aramco a Dhahran, la raffineria di Riad e l'aeroporto King Khalid erano "obiettivi legittimi", invitando dipendenti e civili a evacuare. Poi la coalizione a guida saudita ha bombardato i depositi di carburante della capitale yemenita Sanaa e il porto di Ras Isa, e il missile ha raggiunto il bersaglio che gli Houthi avevano indicato per nome.

Riad e Sanaa: le risposte dei due fronti

Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, ha scritto che gli impianti colpiti nello Yemen occidentale servono ad "alimentare lo sforzo bellico" e a "minacciare il Regno, lo Yemen, il sud del Mar Rosso e le vie d'acqua". La tv degli Houthi al-Masirah ha parlato di "aggressione saudita"; la compagnia petrolifera yemenita ha replicato che i serbatoi erano vuoti, ma a Sanaa le code ai distributori si sono allungate lo stesso.

Sul fronte opposto, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha promesso che il Regno non permetterà che la sicurezza o la libertà di navigazione nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb siano minacciate. Il ministro dell'Energia, il principe Abdulaziz bin Salman, ha detto a un congresso dell'industria energetica a Riad che "la nostra risposta deve essere altrettanto seria", dopo aver rivendicato il ruolo del Regno come "capitale della sicurezza energetica" e aver spiegato che la resilienza energetica "deve essere misurata anche dalla capacità di mantenere, riparare, reindirizzare, sostituire e recuperare. Soprattutto, dalla capacità di continuare a fornire sotto pressione".

Dagli Stati Uniti, Donald Trump ha accusato gli Houthi di essersi comportati "molto male" e di agire "probabilmente su ordine dell'Iran". "Pensavo avessero imparato la lezione un anno fa, quando li abbiamo bombardati senza pietà", ha scritto su Truth Social, definendo Teheran "una nazione in declino, senza marina, senza aeronautica, con la peggior economia al mondo e un'inflazione al 301%" — un dato che resta un'affermazione del presidente, non un valore verificato. Un dirigente houthi, Mohammed Al Bukhaiti, ha risposto che l'obiettivo della campagna è mandare al principe ereditario un messaggio: non può più condurre l'aggressione contro lo Yemen "da una posizione di sicurezza".

Complesso petrolifero sulla costa del Golfo con serbatoi e oleodotti sotto un cielo limpido, simbolo del settore petrolio
Il centro operativo di Dhahran supervisiona pozzi, oleodotti e terminali, mentre il Brent supera i 105 dollari.

Cosa dicono i prezzi del petrolio

Nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì il greggio è salito sopra 106 dollari al barile (OilPrice, senza indicare il benchmark). Il ticker di OilPrice, con circa 11 minuti di ritardo, mostrava il Brent a 105,3 dollari (-0,41%): per l'analisi dell'autore, il premio di rischio nascerebbe da Hormuz e dal Mar Rosso, non da Dhahran.

OilPrice attribuisce il rialzo alle minacce iraniane di intensificare gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, con nuove tattiche. Il passaggio da Yanbu a Bab el-Mandeb è una lettura dell'autore sul rischio per l'export saudita.

Le conseguenze operative per il mercato

Tre elementi, letti insieme, spiegano perché il raid su Dhahran non ha prodotto un balzo dei prezzi:

  • gli Houthi hanno colpito l'amministrazione, non i pozzi, e il fuoco è rimasto confinato ai tre piani superiori;
  • la coalizione ha continuato a intercettare: un missile balistico su Dhahran e, circa 40 minuti dopo, due droni e tre missili da crociera sulle regioni di Riad e del Sud;

Nella capitale, i detriti di due missili intercettati hanno ferito quattro persone — due donne, un uomo e un bambino — e danneggiato 15 abitazioni. Il Dipartimento di Stato americano ha vietato al proprio personale gli spostamenti entro 20 miglia dal confine yemenita e impone l'autorizzazione del capo missione per usare qualunque aeroporto del Regno. L'aeroporto King Khalid di Riad resta chiuso fino al 17 ottobre; l'Egitto, che fa parte della coalizione con Bahrein e Giordania, conta cinque cittadini feriti nel raid sul terminal.

Secondo l'analisi dell'autore, l'implicazione per chi opera sui mercati energetici è duplice. Primo: il colpo sembra indicare che non abbia intaccato la capacità produttiva saudita, quindi il premio di rischio prezzato dal mercato non nascerebbe da Dhahran ma da Hormuz e dal Mar Rosso. Secondo: gli Houthi hanno dimostrato di saper arrivare al complesso in cui lavora il centro operativo: un bersaglio che, se colpito in profondità, avrebbe un impatto diverso sull'export. Il terzo fattore, più difficile da misurare, è politico: la Casa Bianca valuta se unirsi ai raid sauditi, e un intervento americano allargherebbe il campo di battaglia agli interessi USA nella regione, come ha minacciato Al Bukhaiti.

Secondo l'analisi dell'autore, il test vero non è il pannello bruciato al terzo piano di Dhahran: è se la prossima volta gli Houthi sceglieranno la stessa traiettoria sapendo cosa c'è a quella quota. Con l'aeroporto di Riad chiuso fino al 17 ottobre e la Casa Bianca che valuta l'ingresso in campo, è plausibile che il mercato abbia smesso di prezzare l'incendio e abbia iniziato a prezzare la ripetibilità dell'attacco. La resilienza energetica, come l'ha definita Abdulaziz bin Salman, si misura "dalla capacità di continuare a fornire sotto pressione".

Fonti

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